Creare codice è anche imparare

Programmare su Scratch

di

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13

ott

2016

Si discute dell’utilità del coding per le nuovissime generazioni e serve parlare dii strumenti ad hoc, tramite un libro.

Al Massachusetts Institute of Technology hanno concepito un sistema su misura per insegnare la programmazione ai piccoli (e non solo). Abbiamo intervistato gli autori dell’ultimissimo libro di Apogeo sull’argomento, per capirne di più.

Apogeonline: Perché proprio Scratch? Perché proprio questa tra le innumerevoli proposte di linguaggio di programmazione cui avvicinarsi in modo facile e anche in tenera età?

Marco Beri e Maurizio Boscaini: Per la sua diffusione: la community di Scratch conta milioni di utenti che hanno condiviso online 17 milioni di progetti. È nato nel 2002, si è diffuso nel 2005 ed è ancora qui a insegnare a programmare a bambini, ragazzi e insegnanti con semplicità, gradualità, creatività e divertimento.

“Mio figlio, mia figlia non diventeranno programmatori e la programmazione non gli serve. Inutile che vi si dedichino”. Questa obiezione è frequentissima; che cosa rispondete?

Marco e Maurizio: È come dire che siccome mio figlio non diventerà un cuoco non gli serve imparare a cucinare. Anzi no, ancora peggio, è come dire che siccome non farà mai il bagnino non deve imparare a nuotare. Nel mondo del futuro, saper programmare o sapere almeno cosa vuol dire in maniera un pochino più approfondita, sarà importante come saper nuotare quando si fa il bagno nel mare. Esercitare il pensiero computazionale allena la mente e la prepara ad affrontare problemi di varia natura.

Vi dichiarate entrambi appassionati di Python, eppure scrivete un libro su Scratch. Siete anche tutt’e due genitori. Confessate: a casa vostra avete affrontato il tema della programmazione? E lo avete fatto con Scratch, Python o altro?

Marco: Confesso: ci ho rinunciato. Sarà perché nemo propheta in patria, ma non sono mai riuscito a spiegare a loro l’arte della programmazione. Uno sta facendo l’accademia di Brera e l’altro si è arrangiato facendo il perito informatico.
Maurizio: Ora, nel Coderdojo di Verona, ho iniziato a Scratch anche il più piccolo dei miei tre figli. Quest’anno inizierò un breve corso Scratch con Lego WeDo anche nella sua classe (terza elementare), come ho già fatto con gli altri due negli anni passati. Scratch è stato bello, utile e funzionale ad aprire un mondo. Mi piacerebbe che qualcuno di loro si appassionasse anche a Python: finora non è accaduto, vedremo in futuro.

Un’altra obiezione comune: “è programmazione giocattolo, non serve a niente se non a intrattenere i bambini, troppo diversa da quella seria, dalla cosa vera”. È proprio così?

Marco: Questo è ancora più sbagliato del pensare che sia inutile imparare. Il gioco è quanto di più potente per interessare i bambini che, una volta catturati, difficilmente se ne staccheranno. Gli schemi mentali di un ciclo for, di una routine, di un if sono identici e, oserei dire, quasi trascendenti il linguaggio usato.
Maurizio: Capita che la programmazione con Scratch venga vista così e che si fermi ad un giocattolo, che deve divertire e intrattenere e non insegnare nulla. Spero che il nostro libro dia un contributo serio e giocoso sul fatto che l’apprendimento, non solo per i bambini, passa anche attraverso il combinare assieme dei mattoncini virtuali. Lavorando da sette anni con bambini della scuola primaria, mi capita spesso di vedere bambini che imparano utilizzando Scratch e dicano: Ah, ho capito!, mentre nei loro occhi brilla la scintilla della curiosità e dell’inventiva.

Toccando con mano Scratch nel realizzare il vostro libro, che esperienza avete vissuto? Al programmatore che ha già messo le mani nel codice, che impressione fa?

Marco: Sicuramente un programmatore che conosce linguaggi più evoluti incontrerà un po’ di difficoltà nel non trovare tutti gli strumenti cui è abituato nel suo mondo professionale. Però io sono rimasto veramente stupito dal livello di complessità raggiunto in alcuni progetti Scratch disponibili nella sua libreria.
Maurizio: Mi impressiona molto il lavoro fatto dai programmatori di Scratch che sono riusciti a creare una scatola di blocchi di costruzioni utilizzati in modi davvero incredibili.

E invece, il neofita? Che cosa troverà di sorprendente e positivo in Scratch? Dove, invece, gli toccherà avere più pazienza?

Marco: Beh, la cosa sorprendente per un neofita sarà quello che ha conquistato in origine tutti noi programmatori: imparare una lingua comprensibile sia a te che al computer ti permette di comandarlo e di rendere reale, per quanto è reale quello che appare su un monitor, le tue idee. La pazienza serve quando ti rendi conto che tanto più le idee sono complicate tanto sono difficili da tradurre in questo linguaggio comune.
Maurizio: Quando si va un po’ avanti nella programmazione, e Scratch in questo è davvero una guida fantastica, ci si accorge sempre più che per creare qualcosa abbiamo bisogno di ispirazione + espirazione, idea + sudore, pensiero + pazienza.

C’è molta discussione attorno all’idea di insegnare la programmazione a scuola. Qual è la vostra posizione?

Marco: Assolutamente favorevole. Personalmente toglierei l’ora di religione e la sostituirei con un’ora di informatica.
Maurizio: Per me l’ora di religione ci può stare. A parte questo, non vorrei che i bimbi iniziassero troppo presto a stare davanti al computer a muovere il mouse o tappare su un tablet, utilizzandolo solo come un giocattolo. Meglio aspettare qualche anno e fargli scrivere qualcosa sulla tastiera perché per scrivere bisogna, o bisognerebbe, pensare e ragionare.
Mi sembra che in più contesti la scuola sia passata da una repulsione aprioristica per l’informatica ad una sbornia digitale. Sono d’accordo col filosofo Roberto Casati, per il quale anche di fronte alle nuove tecnologie la scuola dovrebbe negoziare e utilizzare il principio di precauzione senza guerre né colonizzazioni ideologiche. Temo l’enorme potenza del marketing digitale, ma mi dà speranza il cambiamento, ormai abbastanza diffuso nella scuola e riscontrabile anche a livello ministeriale, del passaggio dall’alfabetizzazione digitale (uso di uno strumento) al pensiero computazionale e al coding (programmazione e ragionamento).

Il primo obiettivo di Scratch è avvicinare alla programmazione i bambini. Gli anziani, invece? Potrebbero giovarsi dei rudimenti dell’arte di scrivere codice? Scratch potrebbe funzionare? O serve dell’altro?

Marco e Maurizio: Scratch è perfetto per chiunque voglia avvicinarsi al mondo della programmazione. In fondo il gioco funziona anche per gli adulti, no? :-)




Marco Beri (@taifu), laurea in Scienze dell'Informazione, è appassionato di informatica da sempre e innamorato di Python dal 1999. Sposato con Lucia, ha due figli, Alessandro e Federico. Tra i suoi hobby ricorda il gioco in ogni sua forma, la pallacanestro, i Lego e la lettura. Per Apogeo è anche autore di Python ed Espressioni regolari, entrambi editi nella collana Pocket.    Maurizio Boscaini (@m_boscaini), laurea in Ingegneria Elettronica, insegna Informatica all’ITIS Marconi e all’Università di Verona. Ama programmare, soprattutto in Python, e piantare alberi. Sposato con Chiara, ha tre figli, Elia, Agnese e Lorenzo. Studia e sperimenta, dalla scuola primaria all’università, tecnologie, linguaggi e metodologie per la didattica e cerca di capire come queste cose stanno cambiando la nostra vita.

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