Ed erano abbastanza

Arduino torna uno

di

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06

ott

2016

Rientrano le divergenze, nasce una fondazione e finalmente si può tornare a fare progredire l’offerta a pieno ritmo.

Non avrai altro Arduino, titolava efficacemente Paolo Capobussi sulle nostre pagine, quando nel marzo 2015 ci raccontava la paradossale vicenda di una sorta di scissione e di lotta intestina tra i fondatori del marchio.

Dopo un anno e mezzo di battaglie a suon di avvocati e di cause (una presso la Corte distrettuale del Massachusetts, l’altra presso il Tribunale di Torino) le due anime di Arduino (Arduino LLC e Arduino srl) hanno trovato un accordo, che sfocerà entro la fine dell’anno nella costituzione di una terza società Arduino Holding e di una parallela Arduino Foundation. La prima dovrà occuparsi degli aspetti commerciali legate alla produzione e distribuzione dei prodotti e la seconda dovrà invece sostenere le iniziative di divulgazione, di formazione e di promozione della community.

Ora per Arduino si apre una nuova era, più serena, in cui le energie dei manager possono essere davvero rivolte verso la crescita e verso l’innovazione. Dichiara infatti il fondatore Massimo Banzi:

L’accordo ci permette di iniziare un nuovo corso basato su un dialogo costruttivo e con nuove energie per l’innovazione nei campi dell’istruzione, dell’Internet of Things e dei maker. Arduino Foundation ci permetterà di valorizzare l’essenza della comunità di Arduino all’interno dell’ecosistema open source e rendere ancora più forte il nostro impegno verso hardware e software liberi. Questo è veramente un nuovo inizio per Arduino!

Tutta la diatriba legale era basata sull’uso e sullo sfruttamento del marchio e più in generale su aspetti di branding: non entravano in gioco solo il logo ufficiale del progetto, ma anche e soprattutto i nomi di dominio e il nome stesso dell’azienda, creando una confusione ovviamente non casuale che comporta per il diritto italiano serie questioni di concorrenza sleale ai sensi dell’articolo 2598 del Codice Civile.

Banzi aveva lasciato che uno dei soci registrasse il dominio Arduino.org a proprio nome invece che a nome della società. Eravamo amici, mi sono fidato, aveva detto; ma presto dovette fare i conti con una delle regole di vita che sta alla base della forma mentis di noi giuristi: la regola che sintetizzata in linguaggio matematico appare come A x A = A 1 C e in versione estesa si legge amici per amici = amici un c…

I marchi sono importanti

Battute a parte, qual è la lezione che possiamo trarre? Che nel mondo delle tecnologie open, dove il copyright allarga abbondantemente le sue maglie, spesso lo strumento di tutela su cui fanno affidamento progetti di fama internazionale è proprio il marchio. Mi viene da pensare ad esempio alla politica della Open Source Initiative con il marchio OSI Certified, all’uso delle icone di Creative Commons per indicare le licenze e delle relative policy, all’uso e soprattutto all’abuso del logo Open Access con il lucchetto arancione, fino ad arrivare alla simile (e risolta ormai da tempo) vicenda del dominio wikipedia.it. Una forma di tutela che in questo caso non va percepita come restrittiva e proprietaria, ma come una garanzia per la community e un baluardo contro gli approfittatori.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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