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Vivere con i robot

di

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26

set

2016

La definizione originale della Internet delle cose deve allargarsi e arricchirsi a comprendere nuovi gradi di parentela e relazione.

Abbiamo spesso parlato di Internet of Things come nel caso del kit delle case telecomandate, di come siamo entrati nell’anno zero delle interfacce utente e di come Google immagina di rendere domotiche le nostre case.

Come suggerito dalla designer di interfacce utente Claire Rowland in Designing Connected Products – UX for the consumer Internet of Things, la prima definizione di Internet delle cose (IoT), coniata da Kevin Ashton nel 1999, parla di un sistema che, attraverso sensori RFID o di altro tipo dislocati ovunque, ci permette di tenere sotto controllo gli oggetti e sapere in anticipo quando hanno bisogno di essere riparati, ricaricati o sostituiti, con i risparmi conseguenti.

Partendo da qui abbiamo deciso di spiare cosa è successo dal 2 al 7 settembre a IFA, la fiera dell’elettronica e, in senso ampio, dell’Internet of Things di Berlino per vedere come la definizione appena condivisa stia cambiando. Il prodotto più particolare è sicuramente PawBo, la videochat per gli amici animali.

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PawBo in cucina mentre fa compagnia al nostro gatto. O potrebbe essere l’opposto.

 

Il primo utente di PawBo non è un essere umano, ma un cane o un gatto. Il progetto acquistato consiste in una telecamera che permette di monitorare e intrattenere l’amico a quattro zampe quando non siamo a casa con lui, anche giocando con lui mediante altri dispositivi controllati a distanza o erogando una piccola dose di crocchette. Questo video riassume molto bene lo scenario di utilizzo di PawBo.

videotelefonate al caffè

Sony ha presentato un possibile concorrente di Echo e Google Home, completo della funzione che tutti desideravano: essendo infatti compatibile con le macchine smart di Nestlè, Xperia può preparare il caffè a richiesta.

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Xperia Agent: il detto “manca solo che faccia il caffè” è definitivamente superato.

 

Non si limita a questo. Xperia Agent è una intelligenza artificiale che permetterà, soprattutto in casa e in famiglia, di poter effettuare videochiamate senza tenere il cellulare in mano. Inoltre, attraverso i comandi vocali, può proiettare i risultati delle ricerche sul web e mostrare le foto delle vacanze.

Il robot con gli occhioni

Anche se non presente a IFA, un altro prodotto IoT degno di attenzione è Aido, un robot assistente domestico interattivo. Reso umanoide da due grandi occhioni, Aido sembra ispirarsi al mondo dei cartoni animati (viene pensare a EVE di Pixar, per esempio). Per rendersi facilmente utilizzabile, Aido ospita il sistema operativo Android e ha accesso a Google Play per installare diverse applicazioni. L’interazione uomo-macchina avviene tramite schermo touchscreen, comandi vocali e proiettore. Aido sembra essere un buon compromesso tra Sony Xperia Agent e gli altri dispositivi per la gestione domotica che abbiamo elencato. Guardatelo in azione e preparate un fazzoletto per asciugare le lacrime.

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Difficile resistere allo sguardo candido dell’animale di casa. Che animale più non è.

 

Saper articolare

A distanza di 17 anni la definizione di Kevin Ashton che abbiamo citato all’inizio è sempre corretta e condivisa, ma rischia di ritrovarsi riduttiva.

Citando Claire Rowland, possiamo allora dire che l’Internet of Things oggi non solo identifica le condizioni degli oggetti connessi, ma in modo più articolato identifica tutti quei dispositivi (oggetti) dotati di processore, memoria e connessione di rete costante. Grazie a queste configurazioni essi possono interagire in maniera quasi autonoma con l’ambiente, il mondo e le persone, semplificando la vita o aiutando nelle attività quotidiane (cucinare, gestire gli appuntamenti, praticare fitness eccetera) come fanno Aido, Sony Xperia Agent e PawBo, ma anche altri prodotti di cui abbiamo già parlato come Echo di Amazon, Google Home o Jibo.

Sono gli inizi di una Internet of Things che sta per condurci verso un concetto di famiglia ancora allargata composta da nonni, genitori, figli, animali domestici… e robot.




Val Pin (@v_alpin) lavora da diversi anni nel campo dello UX Design. Ha iniziato nel campo dell’e-learning e negli ultimi anni si sta dedicando alla progettazione di ambienti per business platform, buttando sempre un occhio al mobile entertainment per il quale ha lavorato diversi anni come UX Designer. HCI e smart device sono la sua estensione cibernetica. Il suo obiettivo è sempre lo stesso: trovare soluzioni creative da applicare allo UX Design. Per questo il genere sci-fi è la sua fonte di ispirazione. Ha però un grosso difetto: accumula carta per creare prototipi e modellini per qualsiasi cosa.

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