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Tutti scrivono, pochi disegnano

3D tra decollo e declino

di

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22

set

2016

È passato qualche anno dalla nascita dell’idea che saremmo entrati alla grande nell’era dei bit che si materializzano.

Prendete la rubrica e spuntate i nomi di chi possiede una stampante da scrivania, accanto all’uso di un computer. Ora fate lo stesso segnando quante di queste persone hanno anche una stampante 3D appoggiata alla stessa scrivania.

Con una semplice divisione ottenete il rapporto e con un’altra banale operazione aritmetica, se volete, la percentuale dei possessori di stampante 3D a fronte dei possessori di una normale stampante, inkjet o laser che sia.

Siete sicuramente molto vicini alla realtà del vero mercato delle stampanti 3D per il grande pubblico. Non per nulla praticamente tutti i produttori di tali rivoluzionari oggetti stanno allargando la loro produzione, ma spingendosi verso apparecchi sempre più professionali, precisi, costosi.

Grandi masse oppure grandi aziende

Questo non significa che il mercato del grande e privato pubblico sia in recessione, tutt’altro. Si parla sempre di crescite a doppia cifra percentuale, ma a fronte di una crescita del 12% da qui al 2020 delle vendite di apparecchi adatti ad uso personale, ovvero sotto i mille dollari, la cifra sale a oltre il 20% per gli apparati professionali. Così recita l’ultimo rapporto IDC e così conferma uno degli studi di mercato più accreditati del settore, il Wohlers Report 2016 (credeteci, o spendete 495 dollari per il PDF scaricabile a colori).

La realtà è che non esiste ancora un’applicazione killer delle stampanti 3D ad uso amatoriale, che quindi rimangono il costoso giocattolo per esperti che le sanno maneggiare, regolare, tarare e soprattutto alimentare.

Mancano i disegni

Se l’alimentazione di una inkjet può essere un semplice testo o una fotografia, cosa che bene o male tutti sono in grado di produrre, creare disegni sensati e riproducibili di oggetti 3D significa affrontare un impegno ben diverso. Ovvio, è sempre possibile scaricare materiale dagli archivi di manufatti adatti belli e fatti, ma non è mai come sapere che è possibile stampare realmente ciò che è mio e non quello che ha creato qualcun altro. Padroneggiare gli applicativi di disegno tridimensionale è, e rimane, un esercizio difficile: a volte molto difficile.

Perché qualcosa avvenga dobbiamo probabilmente aspettare qualche maggiore sforzo di fantasia e tecnologia dei grandi produttori di giocattoli. Come sempre le applicazioni militari, spaziali o giocose sono quelle che poi trascineranno mercati inaspettati in molti altri settori. Mattel, per esempio, in febbraio aveva annunciato la sua 3D ThingMaker a meno di 300 dollari, disponibile da fine anno.

ThingMaker Mattel

ThingMaker potrebbe affermare la stampa 3D presso il grande pubblico. Oppure no.

Per ora esistono solo una foto in Amazon e un dominio da riempire, ma la data del lancio pare sia fissata per il 15 ottobre. Attendiamo e vedremo se le promesse saranno mantenute.

Nel frattempo, a conferma di quanto professionale possa invece diventare il mercato delle stampanti 3D, c’è chi si è cimentato nella realizzazione di uno strumento atto alla costruzione di nuovi modelli di aerei Boeing come il futuro 777X, previsto per il 2020. L’apparecchio di produzione, un sistema utile alla costruzione dell’ala dell’aereo, pesa la bellezza di oltre 750 chilogrammi ed è stato riconosciuto dal Guinness dei primati come l’oggetto più grande e pesante attualmente stampato in tecnologia 3D. Non proprio un giocattolo.

Il più grosso pezzo solido stampato in 3D

Questo è il pezzo unico più pesante che sia mai stato stampato con tecnologia 3D.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

In Rete: viviscienza.it

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Un commento

  1. Mario

    In italia sono ancora poche le aziende che hanno deciso di lasciare le vecchie tecniche per affidarsi ad aziende esterne di stampa 3D o di creare un reparto interno per i loro prototipi.
    Vuoi per ignoranza vuoi per i costi ancora troppo alti, le aziende non credono ancora nella stampa 3D.
    L’italia sforna ogni anno almeno 500 designer che potenzialmente possono accontentare questa mancanza di modelli 3D di qualità.
    C’è bisogno solo della volontà di lasciarsi andare a quella che viene definita la 4 rivoluzione industriale!
    Forza stampa 3D

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