Manca il valore, a caccia di fortune

Tra indebito e dovuto

di

thumbnail

31

ago

2016

D’accordo cercare denaro su e giù per il tempo e lo spazio, ma vorremmo vedere sforzi (seppure interessati) per lo sviluppo.

L’UE ha ordinato all’Irlanda di recuperare da Apple tredici miliardi di euro più interessi avendole permesso di pagare imposte molto basse rispetto agli utili generati, fatto che si configura come aiuto statale indebito.

Apple ha già annunciato appello e ha pubblicato una lettera aperta dell’amministratore delegato Tim Cook, confidente nel rovesciamento della decisione. La situazione, comunque si evolva, costituirà un precedente interessante. Molte aziende hanno investito e creato posti di lavoro in Irlanda e altre nazioni europee proprio in virtù di un trattamento fiscale favorevole, che poi – una volta ottenuti gli investimenti e i posti di lavoro – dovrebbe essere revocato retroattivamente.

Appare evidente che i meccanismi di tassazione nazionali e internazionali abbiano bisogno di una robusta riforma, in virtù delle affermazioni della Commissione stessa:

Questi meccanismi di tassazione [come quello irlandese verso Apple] sono perfettamente legali. […] Gli aiuti di Stato incompatibili vengono recuperati allo scopo di eliminare la distorsione da essi creata della concorrenza. […] Da giugno 2013 la Commissione indaga sulle regole fiscali degli Stati membri. In ottobre 2015 ha stabilito che Lussemburgo e Olanda hanno concesso vantaggi fiscali selettivi a Fiat e Starbucks. In gennaio 2016 ha concluso che il Belgio concedeva vantaggi fiscali selettivi ad almeno 35 multinazionali e sta indagando sul Lussemburgo per il trattamento fiscale di Amazon e McDonald’s.

La sensazione è che la distorsione della concorrenza avvenga più tra livelli di aziende che tra effettivi concorrenti. Qualunque multinazionale può infatti richiedere trattamenti di favore, lo ha fatto e lo fa, ottenendoli. Alla fine, le multinazionali in Europa operano tutte allo stesso livello (infimo) di tassazione. Mentre è assai improbabile che una piccola/media azienda o una partita IVA possano negoziare con risultato analogo.

Se l’Europa è unita dovrebbe condividere un regime fiscale unito, o almeno uniforme. Non si vede nulla di ciò all’orizzonte e Apple (come tutte) ne approfitta. Tuttavia Tim Cook non ha proprio tutti i torti quando scrive:

Un principio fondamentale è riconosciuto in tutto il mondo: i profitti dovrebbero essere tassati nella nazione dove viene creato il valore. […] Le aziende europee che operano negli Stati Uniti sono tassate secondo il medesimo principio. Ma la Commissione ora intende cambiare queste regole retroattivamente.

Una tassazione equa anche verso chi può fare la voce più grossa è un obiettivo lodevole. Fare dell’Europa un luogo ideale per la creazione del valore, da cui ricavare una equa ricaduta fiscale, è un impegno ugualmente dovuto. Verso il quale la Conmissione europea mostra un disinteresse indebito, tanto da lasciare spazio persino allo sfottó turco.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

Letto 1.980 volte | Tag: , , ,

Lascia il tuo commento