Il mondo maker sotto inchiesta

L’Essere maker

di

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11

lug

2016

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. (Saint-Exupery)

Sono una ventina gli italiani che hanno compilato l’indagine promossa da Hackster.io, comunità dedita all’hardware. I risultati? Tutti da interpretare, innanzitutto scaricando l’indagine stessa direttamente dal sito.

Innanzitutto appare una figura di maker per niente scontata, dove prevale alla grande, per il 71 percento, chi si definisce hobbista e dove un bel gruppo – il 23 percento – usa per imparare ancora i libri cartacei invece della rete (che vede un utilizzo relativamente basso, al 37 percento). O anche dove la fetta di chi cerca aiuto sulle piattaforme di crowdfunding costituisce il 28 percento tra coloro che del proprio hobby fa comunque un’attività remunerativa.

Imparare sui libri

Una comunità per imparare l’hardware dove molti preferiscono i libri.

Interessante anche la trasversalità di questo mondo di persone che si dedicano a costruire qualcosa tramite differenti piattaforme digitali. Chi crede sia una faccenda per giovani e rampanti creativi che stanno riscoprendo l’antico piacere della manualità, si sbaglia. O, perlomeno, deve considerare che è in una compagnia ben distribuita su tutte le fasce di età comprese tra 19 e 67 anni, con punte non così elevate nella classica fascia dai 26 ai 36 anni dove tempo, soldi, vivacità di idee costituiscono certamente la maggioranza di chi si cimenta in questo mondo, ma tutto sommato solo per un relativamente prevedibile 30 percento.

L’indagine è stata sponsorizzata da quelli che Hackster stesso definisce partner, tra i quali rileviamo nomi del calibro di Samsung e Intel, passando per Arduino, Texas Instruments, Microsoft, Arm e tanti altri. Che ruolo hanno avuto e quanto è valso il loro peso? Puntualizza il blog di Arduino:

Con l’aiuto di 25 tra le aziende oggi al top della tecnologia, compresa Arduino, sono arrivate le risposte di non meno di 3.139 maker e sviluppatori Internet of Things autodichiarati, da 104 Paesi.

Non stentiamo a crederlo. Diremmo, anzi, che ci si poteva aspettare qualche risposta in più, considerato che un’indagine seria in questo settore ci sembra mancasse e, piuttosto, dovrebbe essere molto più frequente. Come non notare, per esempio, che il mito dell’open hardware che aiuta creativi artisti ad esprimersi al meglio è relegato a un nove percento del totale? Questo nonostante in Italia ci siano evidenze importanti del contrario, dove da un’informe massa di piccole idee ben confuse, seppure a volte geniali, emergono invece realizzazioni professionali proprio dal settore dei creativi. Un esempio per tutti: è di Opendot la summer school appena promossa per la stampa 3D con area di lavoro da un metro cubo, che vuole dire creare oggetti di dimensioni utili all’arredamento come alla produzione industriale di design più corposa.

Hackster Maker Survey 2016

Di numeri siamo sepolti. Ma l’essenziale – specie con i maker – va interpretato.

C’è da perdersi in numeri e considerazioni fluttuanti tra entusiasmi e grandi spostamenti di attenzione. Ne è prova il prossimo Maker Faire di Roma che si svolgerà il 14 e 16 ottobre: grande partecipazione, triplicata rispetto al 2015, di scuole, università ed istituti, ma una Call for Makers che si trascina tra posticipi e una Call for New Manufacturing prorogata al 15 luglio. Segno che i maker stanno pensando ad altro e sono in ritardo a presentare i propri progetti? O che qualcosa sta cambiando e si profilano più partecipazioni istituzionali che hobbistiche? O semplicemente gli spazi si sono allargati – si svolgerà alla fiera di Roma – e riempirli tutti è un poco più complicato? Sicuramente la situazione è ottimamente gestita dagli organizzatori e ci aspettiamo la grande Maker Faire di sempre, fin oltre le centotrentamila visite dell’anno passato.

Ma nulla è scontato, in questo mondo. L’evoluzione rapidissima coinvolge l’hardware di silicio, certamente, ma anche l’hardware biologico in ciascuno di noi. L’avventura continua.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

In Rete: viviscienza.it

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