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Nonostante l'enigma Brexit

Scienza senza confini

di

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06

lug

2016

Tante parole sull’open access e finalmente una decisione concreta e foriera di effetti reali e positivi sul Vecchio Continente.

Tutta la letteratura scientifica europea dovrà essere liberamente accessibile entro il 2020. È il titolo chiaro e deciso del comunicato emesso il 27 maggio dai Paesi Bassi in veste di Paese presidente del Consiglio dell’Unione europea.

Infatti, sotto la presidenza del Segretario di Stato per l’Istruzione, la Cultura e la Scienza olandese Sander Dekker, i ministri dell’Unione Europea competenti per la ricerca e l’innovazione hanno preso all’unanimità un impegno in questa direzione. E finalmente, quello che fino a questo momento era rimasto solo un bel proposito, si è trasformato in un vero e proprio accordo tra i Paesi membri. Emblematiche le parole con cui lo stesso Dekker commenta la notizia nel comunicato stampa:

Ricerca e innovazione generano crescita economica e più posti di lavoro e permettono di fornire soluzioni alle sfide sociali. E questo significa un’Europa più forte.
A tal fine, l’Europa deve essere il più possibile allettante per i ricercatori e le startup che vogliano stabilirsi qui e per le imprese che vogliano fare investimenti. Ciò richiede che le conoscenze siano liberamente condivise. Il tempo per parlare di open access è ormai passato. Con questi accordi abbiamo intenzione di metterla in pratica.

Insomma, l’open access non può più essere solo la bella idea di cui alcuni scienziati e divulgatori visionari si riempiono la bozza nei convegni, ma è davvero una leva strategica per l’economica di un intero continente e quindi deve concretizzarsi presto; possibilmente entro il 2020, traguardo ben più vicino di quanto possa sembrare.

Certo, il comunicato è di oltre un mese fa e, ora che abbiamo avuto l’inatteso esito della Brexit, fa specie sentire parlare di Europa più forte. Ancora di più su questi argomenti, dal momento che il Regno Unito, sia per ragioni storiche sia per ragioni più semplicemente linguistiche, rimane la capitale mondiale dell’editoria scientifica e dei grandi campus universitari anglofoni (basti pensare a Cambridge, Oxford, UCL, King’s College). Speriamo davvero si possa correggere il tiro almeno su questo aspetto.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.

Lo stato dell'open access mondiale secondo xkcd.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. Ulisse Monari

    Poichè ISO è sostenuta anche da denari pubblici degli stati membri, open access varrebbe anche per le pubblicazioni degli standard ISO che di solito sono a pagamento ?

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