Dall'edizione 2016 di ConfSL

Cibarsi di open source

di

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29

giu

2016

Difesa, salute, economia, riservatezza: temi fondamentali per l’Italia, declinati verso il software libero. E poi le arancine.

L’ultima volta che parlai della ConfSL (cioè la Conferenza Nazionale Software Libero) correva l’estate del 2012 e avevo iniziato da pochi mesi la mia collaborazione con Apogeonline.

Era la sesta edizione, tenutasi ad Ancona all’Università Politecnica delle Marche. Ci furono poi un paio d’anni di stallo: una settima edizione (Como 2013) prima annunciata e poi annullata per mancanza di un numero sufficiente di proposte di contributi; successivamente un anno senza alcuna università o associazione disponibile ad organizzare l’evento.

Arrivò poi il riscatto l’anno scorso con l’edizione di Ivrea, presso l’Accademia dell’hardware e del software libero “Adriano Olivetti”, cui partecipò nientepopodimenoché sua eccellenza Richard Stallman in persona. E fu in quell’occasione che già si prospettò il passaggio di testimone per l’edizione di quest’anno, tenutasi lo scorso weekend presso l’Università di Palermo, mantenendo così l’usanza di alternare una location del nord Italia con una del Mezzogiorno.

A farsi carico dell’organizzazione è stata questa volta l’associazione Sputnix, principale ente no profit attivo in Trinacria sui temi legati alla divulgazione e promozione delle tecnologie open, nella persona del presidente Vincenzo Virgilio. Per questa edizione ho avuto anche l’onore di far parte del comitato scientifico, sotto il coordinamento di Alessandro Rubini; e dunque non potevo mancare (anche se per questioni logistiche ho potuto partecipare solo alla giornata di sabato 25).

La mattinata di sabato è stata anche accreditata come evento formativo per l’Ordine dei Giornalisti, a conferma del fatto che le tecnologie aperte e il software libero sono diventati temi di interesse centrale anche per chi ha la mission di fare informazione. D’altronde, come ha ricordato lo stesso Virgilio nell’intervento di apertura (vedi foto),

I giornalisti hanno una gigantesca responsabilità nel determinare come la società percepisce il mondo delle informazioni e dei diritti digitali.

…e – come simbolica tirata d’orecchi – si è premurato di sottolineare che magari potrebbero iniziare ad utilizzare correttamente il termine hacker con tutte le sue declinazioni semantiche.

Subito dopo, è stata la volta del keynote speaker della giornata: il Generale Camillo Sileo, Vice Capo Reparto VI Reparto Sistemi C4I e Trasformazione Stato Maggiore della Difesa, il quale, con il contributo fondamentale di Sonia Montegiove di LibreItalia, ha spiegato le origini e le prospettive del progetto LibreDifesa, grazie a cui le forze armate italiane hanno potuto risparmiare tra i 26 e i 29 milioni di euro in licenze d’uso di software.

Sonia Montegiove, il Generale Camillo Sileo, Vincenzo Virgilio

Da sinistra a destra Sonia Montegiove, il Generale Camillo Sileo e Vincenzo Virgilio.

Altri argomenti chiave della sessione plenaria di sabato sono stati l’importanza degli standard aperti nella pubblica amministrazione e la diffusione di distribuzioni Linux appositamente pensate per i liberi professionisti e le piccole imprese (si veda a tal proposito il progetto Reneware OS).

Dopo una pausa a base di arancine di riso (mi raccomando, al femminile; altrimenti a Palermo vi guardano storto), i lavori sono proseguiti nel pomeriggio con le sessioni parallele, dedicate a temi strategici come l’open data, la trasparenza (FOIA e dintorni) e le tecnologie open nella gestione della sanità pubblica (Progetto Gnuhealth.it).

Per chi non è potuto venire in Sicilia, appena possibile saranno disponibili tutte le slide sul sito ufficiale dell’evento, del quale ho realizzato un piccolo album fotografico. Ma se vi capita di passare da quelle parti per altre occasioni, ricordatevi di mangiare qualcosa in questo bar decisamente a tema, a pochi metri dalla splendida spiaggia di Mondello.

Omaggio… alimentare dalla Sicilia all'open source

Un inconfondibile omaggio… alimentare dalla Sicilia all'universo open source.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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