Cinesi in palmo di mano

Supercomputer minimi

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28

giu

2016

Schede piccole e piccolissime incalzano i più diffusi Raspberry e Genuino/Arduino, tramite una miniaturizzazione stupefacente.

Il caso più eclatante in termini di usabilità nel panorama dell’Internet delle Cose (IoT), dell’automazione industriale e della domotica è targato Espressif, una società cinese che solo ultimamente si è aperta anche a un sito scritto in inglese.

La dimensione della scheda capostipite creata da Espressif, e dotata di un chip la cui fucina è californiana, è paragonabile a quella di una moneta da venti centesimi di euro, con una potenza complessiva che è a grandi linee cinque volte superiore a quella di un Arduino Uno. Il costo? Scandalosamente ridicolo sui siti cinesi, poco più di cinque euro dai rivenditori on line più blasonati.

Un computer nel palmo della mano

Piccolissima, munita di Wi-Fi e più performante di Arduino Uno. Il costo? Un affare.

Il microcontrollore di cui è dotata la scheda, uno scatolino plastico di cinque millimetri quadrati, prende la sigla ESP8266 ed è affiancato da un altro minuscolo chip di memoria flash, un connettore a otto contatti e un’antenna Wi-Fi direttamente disegnata sul circuito stampato, il tutto per raggiungere dimensioni inferiori a quelle di un francobollo.

Perché tanto interesse per un aggeggio così piccolo? Perché la scheda è originariamente nata come accessorio per dotare qualcosa come un Arduino Uno di un’interfaccia Wi-Fi piccola ed efficiente, ma grazie all’ingegno di un manipolo di sviluppatori maker è ora programmabile direttamente e può diventare una scheda completamente autonoma, usando l’identico ambiente di sviluppo creato per Arduino con istruzioni e modalità praticamente identiche. Ciò permette, a chi conosce un po’ di programmazione di sketch, di scrivere codice direttamente caricabile nella scheda rendendola indipendente come controllore collegato al mondo tramite Wi-Fi.
La scheda Espressif a confronto con una moneta da venti centesimi di euro

Un apparecchio di ingombro minuscolo, che però non perde un colpo in rete.

Ma c’è di più. Se anche non si conosce alcun linguaggio di programmazione, tramite una delle piattaforme online dedicate al collegamento dei dispositivi IoT alla rete globale che stanno nascendo come funghi, è sufficiente un quarto d’ora o poco meno per ottenere un sistema controllabile in remoto da qualunque parte del mondo esista Internet. Accendere dispositivi o misurare parametri fisici come umidità, temperatura, luminosità o quanto’altro da remoto e tramite il proprio cellulare diventa, letteralmente, un gioco da ragazzi che si affronta in qualche decina di minuti e a costi non più elevati di quelli di una pizza. Se appena ci si destreggia con fili e resistenze, tutto quello che serve per iniziare a usare la schedina lo si può trovare nel mio fascicolo ESP8266 – la scheda e le applicazioni, che in tradizionale forma cartacea consente di ottimizzare la quantità di informazioni ancora troppo frammentate che si trovano in rete.

La risposta di Raspberry e della comunità originale di Arduino? Non si è certo fatta attendere, ma in parte ne abbiamo già parlato e in parte ne riparleremo, in un prossimo post.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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