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Più dati e più riservatezza

Fare il differenziale

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15

giu

2016

Per Apple ogni piattaforma chiede un sistema operativo fatto su misura e va garantita la massima privacy agli utilizzatori.

Come in ogni edizione della Worldwide Developers Conference, qualcuno si aspetta annunci hardware mirabolanti. Ma da anni Apple dirama in quest’occasione solo annunci software. Ottimi e abbondanti, con una visione di insieme.

La traiettoria di Apple è ancora interessante da seguire perché persegue due strategie fatte di contrasti: fare la differenza con un’offerta non massificata nonostante numeri enormi di utenti e servizi (due milioni di app in App Store scaricate centotrenta miliardi di volte, due miliardi di richieste a Siri ogni settimana), da una parte; dall’altra, integrare con successo quattro piattaforme diverse. In questo ponendosi all’opposto di Microsoft che, come spiega Andrea Ghirardini, propone un Windows unificato per qualsiasi apparecchio. Ecco com’è andata, prima le cose meno interessanti e poi il cuore dell’evento.

Apple Watch

Si è visto anni fa su iPhone come le prime versioni del sistema operativo lascino solo intravedere la maturazione che seguirà e qui, con watchOS 3, è la stessa cosa. Gran parte del lavoro è andato sull’accelerazione del lancio delle app, che ora è pressoché istantaneo, e su perfezionamenti all’interfaccia utente. Si punta molto su salute e benessere e le app relative ora possono fare molto più di prima. L’attenzione ai dettagli arriva al punto di avere gli activity ring su misura per i disabili in carrozzina, che misurino calorie ed esercizio con la stessa attendibilità riservata a chi può correre e camminare. C’è anche Apple Pay, la soluzione di pagamento di Apple per tenere la carta di credito in tasca (che tra l’altro arriva anche su web, come avevamo anticipato).

Apple TV

Uno dei temi di WWDC 2016, checché ne pensino Facebook e Google con i chatbot, è che il futuro è fatto di app. tvOS 2 apre ulteriori spazi di movimento ai programmatori di esperienze televisive o affini. Si vede chiaramente che le attenzioni verso lo hobby, come lo aveva definito Steve Jobs, sono assidue e qualificate.

Apple TV

Sempre più app, sempre più Siri, 1.300 canali (e dirette), nuova app Remote per tv.

Mac

Era una deduzione ovvia che OS X avrebbe cambiato nome in macOS per uniformarsi a questa tornata di nomenclatura. La novità principale di questa edizione, denominata Sierra e corrispondente alla versione 10.12, è l’arrivo dell’interfaccia vocale Siri (di cui parliamo più tardi). E poi tanti cambiamenti evoluzionari più uno che farà saltare dalla sedia i sostenitori della tesi Apple trascura Mac: un nuovo filesystem. Nientemeno. Autenticarsi in modo automatico se si porta al polso Apple Watch o mandare sul cloud i file vecchi per liberare spazio è rilevante fino a un certo punto, mentre questo è un cambiamento epocale.

iPhone e iPad

iOS 10 è pieno di novità, con enfasi sull’interfaccia 3D (navigazione in verticale attraverso strati di software per arrivare più rapidamente all’obiettivo) e sull’ottimizzazione quasi ossessiva dei percorsi, per rendere disponibile il maggior numero di comandi con il minor numero di azioni. Note e messaggistica hanno ricevuto molte attenzioni, in special modo Messaggi, dove l’uso dei caratteri emoji può arrivare a livelli prima insospettabili. Gli Appunti (Clipboard) diventano universali; si può fare Copia su iPhone e poi Incolla su Mac.

iOS 10 contiene troppo di significativo per stare compiutamente in un paragrafo, così rimandiamo al resto di Internet per il resto della narrazione e ci concentriamo sulle novità trasversali degne di nota.

Siri

Apple punta forte sulla propria interfaccia vocale, che appunto arriva su Mac e copre così la totalità dei prodotti. Dietro le quinte sta spingendo come Google e Facebook sulle tecnologie di deep learning e intelligenza artificiale, ma senza clamore. Una prima applicazione concreta è il potenziamento delle capacità predittive delle tastiere di iOS. Anche su Apple TV il ruolo di Siri è sempre più rilevante e quasi sorprendente per le ricerche che consente di eseguire.

SDK

L’immagine classica del mondo Apple è il walled garden, il giardino recintato pulito e sicuro ma chiuso e isolato. Per chi crea app la storia sta diventando differente, perché anche quest’anno Apple ha aperto una parte consistente dei suoi sistemi agli sviluppatori indipendenti. Per esempio da oggi è possibile estendere le possibilità delle mappe e della stessa Siri, con prospettive golose per chi coglierà l’occasione: a oggi Apple Store ha riconosciuto complessivamente agli sviluppatori esterni cinquanta miliardi di dollari. Per non parlare di HomeKit, la parte domotica di iOS, ulteriormente evoluta.

Siri su Mac

Già da prima di WWDC Siri lasciava intendere di avere imparato come funziona Mac.

Privacy

Uno dei punti su cui Apple insiste per fare la differenza è la riservatezza dei dati. Ma come alimentare la raccolta continua di informazioni sensibili sulla salute, le abitudini, gli utilizzi e al tempo stesso proteggerla dall’interesse indiscreto di terzi, compresa Apple stessa? La soluzione starebbe nelle tecniche di differential privacy che iniziano a essere impiegate in iOS 10. Una spiegazione molto semplice del concetto è l’aggiunta di rumore di fondo ai dati raccolti, per oscurare il significato di una azione singola e nel contempo conservare la leggibilità degli schemi: Apple (o chiunque altro) può così individuare le macrotendenze, ma è impossibilitata a classificare i comportamenti del singolo.

Playground

Una caratteristica classica del marketing Apple è che le ragioni per acquistare un iPhone o una Apple TV raramente stanno nel prezzo; più spesso nell’ecosistema. Come rivitalizzare le vendite di iPad, tenere fede agli impegni di favorire la diffusione del coding presso i ragazzi (il più giovane iscritto a WWDC ha nove anni) e guadagnare il favore di nuovi sviluppatori? La risposta è Swift Playgrounds: una app gratuita ed esclusiva per iPad che insegna il linguaggio open source Swift in modo semplicissimo, per i bambini, o avanzato a piacere, per gli adulti.

Swift Playgrounds

Sfide di programmazione in un mondo giocoso per imparare Swift a tutte le età.

Swift Playgrounds, una app che interessa solo gli aspiranti programmatori, gira solo su iPad ed è gratis, è stata presentata personalmente dall’amministratore delegato Tim Cook, a differenza degli altri annunci. Il messaggio, al raduno mondiale degli sviluppatori, ha un senso preciso: la sfida di Apple è continuare a differenziarsi dal resto dell’industria pur essendo diventata un gigante tecnologico. Le fortune future dell’azienda dipendono molto più da come i tredici milioni di sviluppatori registrati recepiranno le novità di WWDC che dai resoconti trimestrali di vendita.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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Un commento

  1. sabino

    Come hai fatto notare tu stesso, non è stato certo un caso che Swift Playgrounds sia stato presentato da Tim Cook, chiaro segno di quanto _strategico_ sia considerato questo nuovo software da Apple. Inutile parlarne prima di averlo provato, ma è evidente che poter usare sull’iPad (magari Pro) lo stesso linguaggio che si usa sul Mac per sviluppare le applicazioni per il mondo Apple, rende l’iPad ancora più adatto a sostituire quasi del tutto il desktop (cosa che personalmente non mi auguro, ma che sono convinto possano già fare la stragande maggioranza degli utenti).

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