Finalmente a compimento dopo tre anni

FOIA senza voglia

di

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25

mag

2016

Prima di poter avere piena trasparenza nella pubblica amministrazione bisogna aggiungere pazienza e coraggio.

Da mesi si parla di un Freedom of Information Act italiano (FOIA in acronimo), cioè di una legge che ponga principî di trasparenza nella pubblica amministrazione (PA) e di libero accesso alle informazioni sul suo operato.

Nel 2013 abbiamo avuto il cosiddetto Decreto Trasparenza (che tra l’altro aveva introdotto il principio open by default su dati e documenti pubblicati dalle PA), ma da molti non era ritenuto sufficiente a portare un vero e radicale cambiamento negli apparati pubblici italiani. Si è così aperto in questi ultimi tre anni il dibattito prima teorico-scientifico, poi civico e politico, sull’esigenza di una nuova legge più coraggiosa e determinante.

Il Ministro Madia, competente per la Funzione Pubblica, fin dalla sua entrata in carica ha sempre dichiarato di voler spingere per una riforma radicale della PA e di voler inserire tra gli interventi anche un decreto sul modello FOIA, che dopo svariati aggiustamenti è stato finalmente approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 16 maggio.

Le varie bozze di decreto e di relativi emendamenti che sono circolate in rete prima di arrivare a quella definitiva sono state così tante che ad un certo punto si era perso il filo. E addirittura, sul più bello, quando si era capito che i giochi erano chiusi, per qualche giorno non si è avuta certezza di come fosse il testo definitivo. Al punto che LaStampa.it in data 16 maggio ha sagacemente titolato L’Italia ha il suo FOIA ma il testo è ancora segreto.

Questione che però si è risolta nel giro di qualche giorno, quando sul sito del ministero è comparso il testo ufficiale, accompagnato da un comunicato in cui è la stessa Marianna Madia a spiegare quali saranno gli effetti di questo riforma.

Chiedere un documento sarà gratuito; un’amministrazione che rifiuta il rilascio di un documento dovrà motivarlo in maniera chiara; il cittadino che si oppone al rifiuto di un’amministrazione di rilasciare un’informazione potrà rivolgersi al responsabile della trasparenza o al difensore civico e, in ogni caso, al Tar. Il FOIA può garantire la massima trasparenza della PA e la più ampia partecipazione dei cittadini, che possono esercitare un controllo democratico sulle politiche e le risorse pubbliche.

Per arrivare a questi risultati, il nuovo decreto modifica tutto l’apparato di norme preesistenti, tra cui principalmente il citato Decreto Trasparenza (decreto legislativo 33/2013) e la cosiddetta Legge Anticorruzione (190/2012). Una utilissima ricostruzione del nuovo quadro normativo è stata realizzata e resa disponibile online da Francesco Addante.

Non mancano comunque le voci tutt’ora critiche, secondo le quali il testo poteva essere ben più coraggioso e più in linea con le aspettative iniziali.

Nel comunicato, il Ministro tiene inoltre a precisare che in realtà l’impegno del Governo a favore di una maggiore trasparenza non si esaurisce con l’approvazione del decreto.

A breve, con un metodo che sin qui ha funzionato, coinvolgeremo le realtà della società civile sull’open government e apriremo un percorso di confronto e lavoro comune.

Restiamo dunque in trepidante attesa, nella speranza che la trasparenza nella pubblica amministrazione non si trasformi nell’ennesima rivoluzione che rimane unicamente sulla carta.

Invitiamo tutti a visionare il testo integrale del decreto.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

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