Tutto in un semplice link

App, il web ti dà la carica

di

thumbnail

23

mag

2016

Marx è morto, Dio pure e anche le app non stanno tanto bene: l’utente medio ne usa cinque. Ma Google suona la riscossa.

Molti e innovativi gli annunci che con cui Google ha sorpreso il mondo durante l’annuale conferenza Google I/O a metà maggio 2016. Tra i tanti spicca Allo, una app per fare chat; si vede che WhatsApp, iMessage, Skype e Messenger non bastavano… Ah no, scusate, volevo dire: tra i tanti annunci spicca Android Instant Apps. Però occorre una spiegazione.

Una recente analisi dell’autorevole Forrester Research dimostra che, anche se al mondo ormai esistono milioni di app, l’utente medio passa l’88% del suo tempo all’interno di sole cinque di esse. Per il resto c’è il web, i cui siti ormai si sono tutti reincarnati per diventare facilmente usabili anche su piccolo schermo e per somigliare sempre più ad app multitouch.

È un problema? Per ogni manager che si torce le mani quando deve decidere come dividere il proprio budget tra sito web ed app (un consiglio noi lo demmo già un paio d’anni fa su queste pagine) ci sono mille consumatori che fanno spallucce, perché per loro app e web si compenetrano senza escludersi a vicenda.

Apple e Google sono venuti prosaicamente in aiuto già nel 2015. Dall’anno scorso infatti è possibile inserire in una pagina web uno speciale link che non solo apre un’app, ma apre una specifica schermata dentro a un’app. Si chiama Universal link per Apple e App link per Google, ma si tratta di zuppa e pan bagnato.

Animazione che mostra una Instart App mentre viene automaticamente scaricata e lanciata.

Un clic sulla pagina carica e lancia la microapp.

Le Instant App ne sono una evoluzione logica. Pensate a quante volte una app in più avrebbe effettivamente fatto comodo (quella specifica di un museo in cui eravate appena entrati, o quella della metropolitana della città in cui eravate appena arrivati per un fine settimana) se la aveste scaricata e lanciata con debito anticipo.

Gli ingegneri di Google han ben pensato che una microapp, piccola, di pura consultazione, possa venire non solo avviata ma anche scaricata in quel modo. Chi tocca il link dentro alla pagina web, dunque, viene condotto su Google Play solo per i pochi secondi necessari al download. Non viene richiesta una password, né servono particolari privilegi: la app parte e fa il suo lavoro.

Servirà almeno Android 4.2 e un imminente aggiornamento di Google Play Services, dice Google. Secondo noi sarebbe anche utile che Apple prendesse in prestito l’idea, che non è per nulla peregrina. E il web potrà dare la carica alle app.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

Letto 2.931 volte | Tag: , , , , , ,

Lascia il tuo commento