Tutti per il cloud, il cloud per tutti

Mi faccio la fabbrica 4.0

di

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05

mag

2016

Verso una nuova epoca industriale che potrebbe compiersi tra il 2020 e il 2040. Un cambiamento già iniziato.

Nuovi materiali, nuovi modi di assemblarli, nuove possibilità di distribuzione dei dati per produrli. Che tutto stia puntando a una nuova e storica svolta per l’umanità intera ne è personalmente convinto Vittorio Pellegrini, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e non solamente perché il laboratorio di ricerca che dirige si occupa di grafene, ovvero uno dei nanomateriali bidimensionali che maggiormente promette di rivoluzionare la nostra vita in centinaia di settori applicativi.

In un recente incontro con i giornalisti a Milano, Pellegrini ha affermato che dai prossimi venticinque anni dobbiamo aspettarci dei cambiamenti radicali nel normale svolgersi della nostra esperienza quotidiana.

Cambierà il rapporto tra le persone e l’industria. È una rivoluzione che ci porterà l’industria manifatturiera in casa. Accederemo alle stampanti che produrranno ciò che ci serve, dai medicinali ai capi d’abbigliamento. La manifattura diventa casa nostra.

Completerà il quadro il cloud con tutti i dati necessari. Ci servirà però una rete di telecomunicazioni che dovrà fare impallidire il già prossimo 5G e che tanto per iniziare dovrà anche sopportare i previsti cinquanta miliardi di oggetti connessi tra loro, previsti dall’Internet delle Cose. Che dovrà contenere dati di qualità per soddisfare le necessità di miliardi di persone.

C’è da chiedersi se siamo pronti a tutti gli altri livelli, dall’organizzazione sociale a quella di lungimirante previsione politica e di sicurezza. Germania e Giappone stanno già preparando piani governativi che guardano a questo futuro. Molti europei devono ancora capire cosa stia realmente accadendo. Però la Comunità Europea stessa ha già stanziato un miliardo di euro per la ricerca su grafene e materiali analoghi, come il nitruro di boro e un’altra dozzina di candidati a creare materiali dalle proprietà portentose.

Flaconi di grafene

La rivoluzione manifatturiera passa anche da questo grafene in bottiglia.

Non è un caso che anche i brevetti che compaiono in giro per il mondo confermino queste tendenze. Disney Research, una rete internazionale di laboratori di ricerca che Topolino l’ha solo nel marchio e la tecnologia più avanzata l’ha nel cuore, ha depositato il brevetto di una stampante che promette la creazione di oggetti tridimensionali pressoché immediata, usando una resina fotosensibile che in un singolo processo lascia letteralmente al palo gli attuali sistemi di deposizione strato dopo strato.

Nel brevetto si legge che fasci di luce ultravioletta a diverse frequenze agiscono sulla figura da rappresentare, in una camera piena di resina che indurisce nelle fattezze volute nel giro di qualche minuto. Questione di precise geometrie per un cambiamento storico che parte dal basso: nanomateriali bidimensionali rivoluzioneranno i tridimensionali.

Brevetto Disney per la stampa 3D al grafene, rapidissima

Stampa tridimensionale più veloce che mai. Sembra uno scherzo, ma è proprio Disney.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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