Caselle a cinque stelle

La mail da 15 mila euro

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28

apr

2016

Quanto costa una mailbox? Dipende dalle caratteristiche che desideriamo, e a volte non è facile percepire la differenza.

Compriamo un server dedicato, vien via con quattromila euro con garanzia del costruttore di tre anni che comprende intervento di un tecnico riparatore a qualsiasi ora del giorno e della notte, e mettiamoci sopra la casella.

A questo punto la sua capienza è quasi pari all’intero disco rigido del server, diciamo che un terabyte non è un problema e se non basta possiamo infilare altri dischi nella carrozzeria. Posizioniamo il server in un centro dati connesso in fibra ottica, alimentatazione ridondata, gruppi di continuità, eccetera, con poche centinaia di euro al mese ormai si fa.

Ah, ma se vogliamo garantirci una funzionalità permanente è meglio realizzare un sistema ridondante. Di server compriamone due, alloggiamoli in due stabilimenti diversi, in modo che in caso di difficoltà a uno l’altro risponda sempre. Costa qualcosetta, anzi, raddoppia i costi di cui parlavamo prima, ma per ora non badiamo a spese.

Nei fumetti di Dilbert, un impiegato sposta i server di posta in una nazione estera per risparmiare, ma i dati vengono risucchiati dalla fibra ottica

Google recluta moltissimo nell’esotica Transilbonia dall’esagerata sete di dati.

Registriamo un nome dominio dedicato — costa meno di dieci euro ogni anno. Permettiamo così al cliente di controllare completamente il nome della casella. Se la casella va creata, ad esempio, per il signor Vincent von Doom, il cliente potrebbe scegliere di usare come indirizzo victor@dottordoom.com. Ma non vogliamo certo che venditori, truffatori e rompiscatole possano risalire al nostro cliente grazie alla registrazione e quindi si offusca la titolarità del nome con un domain shield.

Difenderemo il dottore contro le intrusioni man in the middle accertandoci di registrare il suo nome esclusivamente usando una azienda che offre il servizio DNSSEC. Questo raddoppia, circa, il costo del punto precedente: noccioline…

I server di posta comunicheranno esclusivamente su connessione cifrata, il che protegge il dottore se e quando lavora col portatile su una rete condivisa, come un Wi-Fi pubblico. Da poche settimane, questa funzionalità non richiede più l’esborso di un canone.

Naturalmente vorremo anche proteggere la posta del dottore contro le intercettazioni e quindi lo aiuteremo a installare e usare il sistema S/MIME. Non ci sono costi vivi, è solo una lavorazione in più.

Se il dottore volesse accedere alla sua posta quando non ha accesso al suo PC, avrebbe bisogno di un webmail. Ce ne sono di ottimi nell’open source. Installiamogliene uno, per esempio Roundcube, anche qui servono poche ore di lavoro e possiamo anche installarlo a un indirizzo che solo il cliente conosce.

Usa e getta

Il dottore può, se lo vuole, concedere l’uso del suo sistema di posta a collaboratori, parenti e amici. Mettiamogli a disposizione una semplice interfaccia web con la quale può, da solo, creare altre caselle @dottordoom.com, o revocarne, cambiare le password eccetera. Ad avere quest’interfaccia c’è un altro bel vantaggio. Ogni tanto capita a chiunque di doversi o volersi registrare a un sito di dubbia natura e ancor più dubbia sicurezza: per esempio, magari il dottor von Doom vorrà lasciare la recensione di un ristorante su TripAdvisor o una contribuzione su Reddit ma ha paura che gli mandino una infinità di pubblicità. In questi casi, può creare in pochi secondi pseudocaselle email (per esempio, tripadvisor@dottordoom.com e reddit@dottordoom.com) le quali internamente inoltrano la posta ricevuta alla vera casella email, victor@dottordoom.com. Se e quando arriva una pubblicità indesiderata bastano due clic per distruggere la pseudocasella.

Quindi, quanto costa una casella email? Con quindicimila euro, secondo me, si fa tutto. Volendo risparmiare qualcosetta si può sacrificare la capienza: rimpiazziamo i server fisici con server virtuali nel cloud. Il disco a disposizione diventa molto inferiore e non può venire facilmente ingigantito, ma non è grave, e il prezzo cala alla metà. Possiamo sacrificare la ridondanza e tagliare di un altro cinquanta percento.

Se rinunciassimo al nome dominio dedicato perderemmo immediatamente anche la protezione contro le intrusioni e diventerebbe problematica la gestione delle pseudocaselle. Decidete voi se ne vale la pena.

Per risparmiare al massimo si può sbragare completamente e mettere una pietra sopra tutte le caratteristiche sopra citate, anche la difesa contro le intercettazioni. Anzi, vi dirò, se consentite la lettura di tutte le mail ricevute e spedire; e se siete disposti a sciropparvi pubblicità mirate su ogni singola cosa che fate; potreste anche trovare qualcuno che la casella email ve la regala proprio.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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