Una nuova filosofia per lo sviluppo

Webdesign agile

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04

apr

2016

Nata per occuparsi della creazione del software, la metodologia agile prende piede nel mondo del web. E tutto cambia. Continuamente.

Il Manifesto Agile (nome italiano ma idea tutta anglosassone) viene pubblicato nel 2001 e ha le sue radici in idee del decennio precedente. Potete leggervelo tutto ma, in estrema sintesi, l’idea è che il software non vada pubblicato e poi dimenticato (fatto salvo qualche bug fix occasionale). Neppure è accettabile un ciclo di riscrittura pluriennale, come quello a cui ci ha abituati Microsoft con Windows: lo sviluppo dev’essere continuo con nuovi rilasci al più tardi ogni due mesi, meglio se due settimane.

S’è poi detto che sarebbe una bella idea se allo stesso modo si comportassero gli autori di libri. Magari non i romanzi, ma se scrivo un bel manuale su iOS 9 perché non dovrei aggiungere mezzo capitolo quando Apple rilascia la versione 9.3 con qualche tecnologia aggiunta, e documentarla? E se ha senso per i libri, perché non i siti.

Non c’è da andar lontano per trovare esempi. La gente che leggete su Apogeonline quindici anni fa faceva l’editore, il giornalista, il caporedattore e l’impaginatore; oggi sono diventati content producer, content manager, product manager e user experience designer. Cambiando piano piano e trovando soprattutto la difficoltà di spiegare agli ormai anziani genitori che dietro al nuovo titolo in inglese si nasconde lo stesso lavoro di sempre, su Internet e senza carta di mezzo. Si chiama progresso.

I sistemi operativi progrediscono nel tempo. A meno che non si arrivi a una fine prematura.

Avremo problemi per l’installazione di Skynet versione 1.0.1 nell’anno 2042.

Nella mia esperienza, le persone a cui è più difficile far digerire la metodologia agile sono quelle del management. Quindici anni fa si sono abituati a ho messo in budget diecimila euro, fate il nuovo catalogo entro un mese e poi per un anno siamo a posto e ora gli parrebbe naturale ragionare con il sito web nello stesso modo (possibilmente facendolo durare tre anni e abbattendo il prezzo a 240 euro).

Sembra scontato a noi che ci lavoriamo, ma non lo è per tutti, pensare al sito web come a un organismo in continua, quotidiana crescita. Non solo facendo nascere nuove pagine o nuove sezioni, ma raffinando le immagini (che possono diventare video o animazioni anche 3D), aggiungendo webapp, attivando servizi REST

Convinto non senza difficoltà il management, arriva il duro lavoro quotidiano. Agile o non agile che sia lo sviluppo, una necessità forte deve entrare nella zucca di ogni collaboratore di un sito web. Non sono più i tempi del grafico che metteva un lorem ipsum nell’impaginato e attendeva che il giornalista scrivesse un testo di lunghezza analoga: ogni attività può avvenire in qualsiasi ordine. Ogni membro del team deve avere una infarinatura della professionalità altrui, per capire bene cosa ci si aspetta da lui o lei.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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