Sotto l'occhio del burocrate

Un balzello per zittirli

di

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23

mar

2016

Qual è l’unico Paese in Europa dove una lettura pubblica tolkieniana diventa un problema per via dei diritti d’autore?

Forse ricorderete il bizzarro episodio per cui la SIAE ha raccolto proventi in nome e per conto mio, in quanto autore di un libro pubblicato nel 2008, a titolo di diritti di reprografia (fotocopia), senza che però ci fosse un reale fondamento giuridico, dato che l’opera era sotto licenza Creative Commons. Ma se invece di fotocopie fosse trattato di letture in pubblico, come funzionerebbe la faccenda?

Ammetto che l’esempio di un mio libro non funziona bene: chi mai si metterebbe a declamare brani di un saggio o di un manuale?! Se però tornassi a scrivere poesie e racconti come facevo in gioventù, il problema potrebbe effettivamente porsi, dato che la lettura in pubblico di un’opera letteraria può in alcuni casi rientrare nelle utilizzazioni su cui la SIAE può allungare le mani. E non c’è molto da stupirsi, dato che comunque tocca il campo d’azione dell’articolo 15 della legge sul diritto d’autore, che definisce il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico le opere dell’ingegno (diritto di cui appunto di occupa la SIAE).

Ne sanno qualcosa i fan di John Ronald Reuel Tolkien che si sono scontrati proprio con questo ostacolo legale nell’organizzazione del Tolkien Reading Day, evento internazionale che si tiene questo venerdì e prevede incontri di lettura e relativo commento delle opere del grande maestro del genere fantasy.

L’entusiasmo che ci aveva guidati per quest’anno in cui il Tolkien Reading Day sembrava propizio al bel paese è stato presto prosciugato all’impatto con un ente noto nel settore degli eventi culturali con quattro lettere: S.I.A.E., la Società Italiana degli Autori ed Editori. Con l’entusiasmo sono stati prosciugati anche tempo e risorse nel cercare di comprendere i margini entro cui muoversi, una ricerca che ci ha portato a dialogare non solo con la società, ma anche con Bompiani e su, fino ad interpellare HarperCollins, l’editore inglese delle opere di Tolkien.

Così lamenta la Tolkien Italian Network (Rete delle associazioni tolkeniane del Belpaese) in un approfondito e ben documentato post.

Dal mio punto di vista di tecnico devo confermare che in effetti il problema sussiste (la SIAE gli dedica una pagina del proprio sito), a meno di riuscire ad ottenere una specifica liberatoria da parte dei titolari dei diritti e a disinnescare anche solo temporaneamente gli automatismi burocratici. Tutto molto complesso. L’unico spiraglio offerto dall’articolo 15 si trova nel comma 3 di recente introduzione:

Non è considerata pubblica la recitazione di opere letterarie effettuata, senza scopo di lucro, all’interno di musei, archivi e biblioteche pubblici ai fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione delle opere stesse individuati in base a protocolli di intesa tra la SIAE e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Se però si vogliono utilizzare locali privati (come ad esempio le sedi di associazioni e circoli culturali) o addirittura location come bar, teatri, piazze, si torna alla regola generale e quindi la SIAE chiede il versamento dell’obolo il quale, benché possa essere abbastanza contenuto, comporta un onere in più da gestire e può comunque risultare di ostacolo per molte iniziative piccole e amatoriali. E in effetti il post spiega più avanti:

Il nodo cruciale in Italia è la sede della lettura pubblica: un locale o una libreria che ospitino tale manifestazione gratuita ne possono comunque trarre un beneficio economico e […] va applicata una tariffa minima cui si aggiungono calcoli su capienza, affluenza e incasso. Va rimarcato che un’interpretazione così stringente è tutta italiana, ci siamo confrontati con i gruppi d’interesse di Tolkien in tutta Europa e il coordinamento della Tolkien Society per scoprire che in 13 anni il problema è qui emerso per la prima volta in assoluto.

Pare comunque che qualche evento si sia già tenuto già in questi giorni (Messina, Verona, Brescia, Bergamo) e che altri se ne terranno da qui a Pasqua. L’elenco aggiornato è su Facebook. Vedremo come andrà l’anno prossimo con una SIAE, si spera, riformata.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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