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La corsa infinita verso il basso

Nero di Cina

di

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07

mar

2016

Squilla il telefono. All’altro capo del filo parla un gentile signore di Nuova Delhi, e il panorama del web designer si complica.

Il mio compito interlocutore al telefono ha uno spiccato accento indiano, ma è perfettamente comprensibile nel suo buon inglese. Senta un po’, mi dice in buona sostanza, abbiamo visitato il vostro sito aziendale con l’aiuto del Traduttore di Google, abbiamo visto che cosa fate e ci piacerebbe darvi una mano come facciamo già con svariate web agency europee. Noi facciamo realizzazioni WordPress, Joomla e Magento, le posso mandare un portfolio di progetti recenti e di clienti che serviamo tra Regno Unito, USA e Australia, e costiamo pure poco. Se serve facciamo pure le app.

Capiamoci, la mia reazione tipica a chi cerca di vendermi qualsiasi cosa al telefono mentre io sto cercando di finire un JavaScript, l’abbiamo già messo a verbale su queste pagine, è interrompere l’interlocutore con la frase pizzelia cinese da aspolto Chao Who, scusa signole non capisco bene, avete sbaliato numelo o tu vuole pizza? Però l’indiano è affabile, per cui gli rispondo gentilmente che noi non usiamo mai CMS di bassa levatura, sviluppiamo in casa soluzioni di un certo calibro. E lui, senza scomporsi, tranquillamente mi ribatte che però, se capitasse che un cliente chiede un progettino in un momento in cui siamo presi, di tenerlo presente. E mi manda una mail di referenze.

È a questo punto che mi si solleva un sopracciglio, perché in effetti i siti che hanno fatto non sono niente male, per essere siti vetrina, blog, una agenzia immobiliare, una conferenza, un piccolo ecommerce con un centinaio di prodotti, cose così. Sicuramente meglio delle classiche realizzazioni raffazzonate con WordPress assemblando template pronti e plugin scaricati, uguali a mille altre.

Striscia di Dilbert, il quale – reduce da un viaggio dall'estero – commenta che questi ormai sanno fare tutto quello che sappiamo fare noi e l'unica speranza che abbiamo è quella di passargli anche i nostri metodi di management

All’estero si può fare a minor costo tutto ciò che si fa qui, ma c’è una soluzione.

In fondo alla mail ci sono i prezzi, e qui si solleva l’altro sopracciglio. Sviluppo di un sito vetrina in WordPress, grafica responsive su misura, sei mesi di manutenzione, 240 euro. Epperò. Noi, soprattutto ringraziando il regime fiscale italiano, con quella cifra possiamo mettere una persona sul cliente per mezza giornata, altro che grafica responsive su misura.

Vabbeh, la concorrenza dal basso c’era già, mi dico, semplicemente adesso costa ancora meno, toccherà di continuare inventarne di nuove ma questo lo sapevamo, chi si ferma è perduto. Poi smetto di pensare al caso mio e mi viene una riflessione più generale.

Ero abituato a pensare che la mia concorrenza produttrice di siti web di basso cabotaggio dovesse temere le soluzioni fai-da-te, come Squarespace, che permette a professionisti ed imprese di farsi il sito senza ricorrere a consulenti. Invece, si vede che ben pochi potenziali clienti vogliono mettere la testa sul proprio sito web – preferiscono affidarlo all’esterno – ed ecco che la concorrenza dal basso arriva dunque dall’India. Sono disposto a scommettere che entro un anno si farà vivo qualche cinese che chiede un altro 30% in meno. E mi chiedo come faranno gli italiani smanettoni di WordPress a continuare a tirare assieme il pranzo e la cena. Vae victis!




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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2 commenti

  1. Alex

    sai cosa, definire WordPress, piuttosto che Joomla, “CMS di bassa levatura” è un po’ una cavolata. Specie perché la storiella di quelli che si fanno il CMS da sé perché loro lo fan meglio, in trent’anni, l’ho sentita tante volte. Ed è sempre andata male. Per il resto, bel pezzo.

  2. Luca Accomazzi

    Attenzione, quando dico “di bassa levatura” non ne faccio una questione di pedigree, ci mancherebbe. È che per definizione, se tu sei WordPress e sei il numero uno per diffusione, allora sei il metro di paragone. Quelli che stanno al di sotto scompaiono, perché non possono far concorrenza a un sistema superiore e più conosciuto. Quelli che restano sono pochi e hanno qualcosa in più, o perlomeno sufficientemente diverso per prosperare. È la stessa cosa che è successa a Windows (che ha ammazzato una quantità sterminata di sistemi operativi per personal computer lasciando come alternative solo OS X e Linux) e ad iPhone (che ha ammazzato praticamente tutte le piattaforme cellulari pre-esistenti; la concorrenza Android nella sua forma attuale è arrivata dopo).
    E se sei il numero uno, e specialmente se non si vede un numero due che ti corre dietro a perdifiato, inevitabilmente, un po’ ti siedi; anche qui un effetto già visto in altri contesti. Pensa alla stagnazione di Internet Explorer quando era il browser usato dal 90% della gente.
    Alla fin fine dunque tu come lo chiameresti il numero uno per il quale ci sono alternative superiori e che si è seduto, se non “di bassa levatura”? :)

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