Praticamente yogurt sintetico

Il bioTamagotchi

di

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03

mar

2016

Crescere e curare con amore il vostro batterio personale, usare l’università per scoprire un campo nuovo ed altre storie.

Ascoltiamo le parole di Julie Legault, fondatrice di Amino Labs, che ha realizzato insieme ad altri giovani laureati una sorta di laboratorio portatile, battezzato Amino, per la creazione e la crescita di muffe e batteri.

Penso ad Amino come al Tamagotchi, ad eccezione del fatto che invece di prendersi cura di un cane o di un gatto digitale, qui ci si prende cura di batteri o lieviti reali. In questo processo voi, la vostra famiglia e i vostri amici vedrete come i microbi da voi creati funzionano — e forse imparerete ad amarli.

Troppo cervellotico per noi comuni mortali? Tutt’altro. Per ben due motivi.

Il primo è la storia di Julie e del suo rapporto con il Massachusetts Institute of Technology. Dove ha scoperto lo IAP, l’Independent Activities Period, una sorta di mese ad attività libera proposta a chi voglia provare qualcosa di diverso dalle proprie conoscenze. Un mese per essere antidisciplinari, immergersi in attività che con i propri studi hanno zero attinenza. Così Julie è passata dalla progettazione di sistemi indossabili, la sua specializzazione di laurea, alla sintesi biologica: innamorandosene.

E già questo la dice lunga sulle possibilità che potrebbe dare una scuola più attenta a stimolare su ogni fronte i suoi allievi prima che a condurre rigidi programmi preconfezionati in nome della disciplina.

Ma il secondo motivo per cui dovremmo interessarci almeno un poco alla questione, è il fatto che di esperimento in esperimento, cimentandosi con il sapore e l’odore di banana ricavato da culture di batteri E.coli e passando per la modifica del DNA per produrre violaceina, un pigmento naturale, l’entusiasmo di Julie è cresciuto così come l’idea di non tenere tutta per sé questa voglia di scoprire l’affascinante mondo delle modificazioni biologiche.

Ne è nato un progetto che è stato ingegnerizzato e i cui primi esemplari di serie stanno nascendo in questi mesi: Amino kit.

Amino kit in mano

Estrarre, moltiplicare, analizzare il DNA: tutto in un apparecchio grande così.

È una piattaforma di bioingegneria utilizzabile da chiunque, ha più o meno il volume di un bagaglio a mano, per imparare come il DNA può essere manipolato per programmare esseri viventi al fine di creare delle cose. Contiene tutto l’hardware necessario per creare in tre passaggi del DNA su misura da inserire poi in un batterio che poi si vedrà crescere e svilupparsi secondo le specifiche. Ovviamente curandolo in ogni fase della sua riproduzione, proprio come nel Tamagotchi che spopolò negli anni novanta catturando l’attenzione di milioni di bambini che dovevano occuparsi di un essere digitale, alimentandolo, coccolandolo, seguendolo perché non incontrasse morte prematura.

Oggi Amino è in buona compagnia con altre piattaforme nel mondo della biologia fai-da-te che stanno cercando altrettanti finanziamenti sulle principali piattaforme di crowdfunding.

Bento, per esempio, permette analisi professionali del DNA in pochi passaggi su un unico strumento accessibile a chiunque.

È un sogno pensare che un giorno tra un vocabolario di latino e un libro cartaceo di storia etrusca possa esserci una valigetta pullulante di batteri odorosi? Eppure abbiamo la sensazione che la strada debba essere questa, pena ritrovare i nostri giovani laureati all’estero a godersi i mesi IAP.

Amino kit

Un completo laboratorio personale di manipolazione genetica, in dimensioni minime.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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