1 Commento

Contenuti, venite a noi

Il content marketing è già troppo mainstream

di

thumbnail

09

feb

2016

La creazione di contenuti è balzata al primo posto in tante strategie di marketing. A volte, però, sarebbe meglio tacere.

C’è stato un periodo, diciamo fino a circa 5-6 anni fa, in cui quando si creava un sito per un brand, quasi in automatico si inseriva la sezione magazine. I brand di food avevano un magazine di cucina, i brand di beauty care un magazine di consigli di bellezza, i brand green-friendly un magazine di suggerimenti per vivere una vita all’insegna del verde.

Cinderella magazine

Il punto è che la sezione magazine, in realtà, era la più trascurata di tutte. Di solito era l’ultima voce di menu, probabilmente non aveva un rilancio dall’homepage, e ancora non beneficiava del drive-to-site dai social network. A conti fatti, dunque, era una cosa che si faceva senza farsi troppe domande, affollando così la lista dei contenuti che galleggiano in Rete senza che nessuno se ne accorga.

Poi è successo che il magazine è passato dall’essere la sezione più bistrattata di un sito a essere il cuore pulsante della strategia marketing di molti brand. Il magazine e, in generale, qualunque attività che portasse alla creazione di contenuti. Ed ecco tutti i brand in prima linea a creare articoli, video, gallery fotografiche, progetti speciali per i loro fan, lettori, visitatori, consumatori.

Tutto il marketing che è rimasto

Il content marketing è diventato un punto fermo per le agenzie pubblicitarie che vendono i propri servizi e per i brand che li comprano. Come quando ci fu il boom di Facebook e il mantra era ogni brand ha una fanpage: io non posso mancare, oggi ognuno sente il bisogno di creare contenuti. Come ha detto Seth Godin,

Il content marketing è tutto il marketing che è rimasto.

Google Trend 2007-2015: Content Marketing

Google Trend testimonia la crescita di interesse per il Content Marketing tra il 2007 e il 2015.

Tutto questo però spinge la riflessione più in là, e dopo anni di editorializzazione dei brand è quindi forse il tempo di porsi una domanda: ma tutti questi contenuti servono? È davvero utile che ogni singolo brand green-friendly ci consigli come vivere una vita ecosostenibile? Lo farà con il suo tono di voce, la sua personalità, la sua visione, certo, ma prima o poi i modi per vivere una vita all’insegna del green finiranno, no?

Il silenzio (a volte) è d’oro

Senza ombra di dubbio, la creazione di contenuti è un eccellente modo di creare una relazione con un pubblico, ma spesso andrebbe fatta una riflessione a monte per capire se si tratti davvero della strategia più adatta. Perché a volte, se un brand non ha davvero qualcosa di distintivo da dire, insegnare, consigliare, farebbe meglio a stare zitto. I contenuti devono essere fatti su misura per il pubblico e per i suoi bisogni. Se i suoi bisogni sono già soddisfatti da un’altra miriade di contenuti, allora probabilmente va usata la vecchia maniera: creare nuovi bisogni. Ascoltare, analizzarne gli insight e scoprire cosa servirà al pubblico domani. E su quello, sì, sbizzarrirsi nella creazione di contenuti.




Michela Ballardiini (@MichiDiSolarolo), romagnola DOC, inizia la sua carriera come copywriter a Milano nel 2006. Dopo alcuni anni di advertising tradizionale in Wlf – Brand Portal e Publicis, si sposta in The Big Now dove si specializza nell’ambito digitale. La sua propensione a unire il copywriting pubblicitario con quello redazionale la porta a sviluppare progetti di content marketing per alcuni dei clienti più importanti su cui lavora tra cui Fox, Nestlé e Vorwerk Folletto. È autrice per Apogeo di Content Marketing.

Letto 3.542 volte | Tag: , ,

Un commento

  1. maaa

    secondo me i magazine delle aziende dovrebbero essere un diario di bordo, quei contenuti un tanto al chilo tanto per generare traffico in effetti sono un po’ passati

Lascia il tuo commento