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Internet a rischio per il fuoco amico

Parigi, ah, Parigi

di

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22

dic

2015

Parigi è il paese del mondo ove si giudica meno bene la situazione politica. (Camillo Benso, conte di Cavour, al cugino Paolo Maurice)

A Parigi è successo quel che è successo. E quando succede un patatrac, uno qualsiasi, le autorità, chiunque esse siano, si sentono in dovere di dimostrare ai cittadini che stanno facendo qualcosa nella loro zona di competenza, qualunque sia. E va benissimo, purché non si tirino la zappa sui piedi da sole. Bisogna infatti tener presente che il macellaio di professione squarta, il killer assassina, mentre il terrorista — lo dice la parola stessa — fa paura. Ammazzare, se gli capita, è il mezzo, non il fine. Il fine è quello di terrorizzare e far fare sciocchezze ai suoi nemici. Se succede, ha vinto lui.

Voglio uccidermi. Dovrei andare a Parigi […] Se prendessi un Concorde potrei essere morto tre ore in anticipo, sarebbe perfetto. Aspetta, con il fuso orario potrei essere vivo sei ore a New York ma già morto a Parigi, fare cose e anche essere morto. (Woody Allen)

Sulla scia dei fatti di Parigi, sono moltissime le forze dell’ordine e i politici che chiedono una stretta di vite su Internet. Qualcuno vuole limitare la libertà di espressione, quasi tutti vogliono mettere briglie e museruola alla trasmissione cifrata di informazioni. In Francia, ma anche nel Regno Unito. In Svizzera si vogliono autorizzare i servizi a intercettare incondizionatamente, nonostante i dettami della carta costituzionale rossocrociata. In Italia si parla di intercettare le chat e, inopinatamente, le Playstation. C’è chi s’è già mosso: in Kazakhstan è ora obbligatorio per tutti i cittadini installare sui PC un certificato che rende possibile al governo la sorveglianza completa di tutto il traffico.

Tutto questo avviene anche se le indagini hanno dimostrato che i terroristi di Parigi non hanno fatto uso di strumenti informatici avanzati, tantomeno di cifratura. Si sono coordinati internamente mandando semplici SMS in chiaro.

Parigi è una città molto vecchia, noi eravamo giovani e nulla è semplice lì, non la povertà e non trovarsi con un mucchio di soldi, non la luce della luna, non ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. (Ernest Hemingway)

Quel che molti politici non capiscono, e molti responsibili delle forze dell’ordine fingono di non capire, è che lasciare tutte le porte aperte aiuta certamente la polizia a fare il suo lavoro, ma chi ne ha immediato ed enorme vantaggio sono i delinquenti comuni. Eppure non c’è bisogno di essere esperti in informatica per capirlo o per averlo visto succedere. Dopo l’undici settembre, l’autorità sui trasporti statunitense TSA ha imposto che tutte le valige spedite negli aeroporti siano dotate di uno speciale lucchetto, il TSA Accepted Lock, per il quale esiste un passepartout di cui sono in dotazione gli agenti della TSA. Ovviamente, il segreto di Pulcinella è trapelato e ora qualunque ladruncolo d’aeroporto può farsi in casa una copia della chiave maestra e aprire tutte le valigie che si trova davanti. La stessa identica cosa vale per la cifratura dei dati su Internet: se diamo una chiave universale al governo, il sol fatto che una chiave universale esiste permette ai criminali di fare il bello e il cattivo tempo.

Guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! (Edmondo De Amicis)

Si può sperare che prevalga la saggezza e che chi è in grado di riflettere chiaramente guidi chi non ne è capace. L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha espresso impeccabilmente la situazione con la seguente dichiarazione:

Rimuovere la cifratura dai nostri software, come qualcuno vorrebbe farci fare, sarebbe solo un danno per i cittadini onesti che si fidano di noi per la propria protezione. I manigoldi userebbero comunque la cifratura: è facile per loro.

Quella di Cook non è una astratta dichiarazione di principio fatta a cuor leggero: una forte e insistente voce di corridoio sostiene che Apple sia stata trascinata davanti a FISC, il tribunale segreto nordamericano per la sicurezza di stato, e stia lottando per difendere la cifratura forte. In Svizzera è iniziata la raccolta di firme per un referendum contro la legge che autorizza la sorveglianza di massa.

Il premier francese Manuel Valls si è apertamente dichiarato contrario all’ipotesi di bandire gli strumenti di anonimizzazione come Tor — e va lodato per questa posizione che certamente verrà letta come debolezza dai disinformati.

Certamente le forze dell’ordine in tutto l’occidente hanno bisogno di maggiori risorse e di buoni cervelli per fare ancor meglio il loro lavoro: questi vanno concessi da chi di dovere. Ma poteri straordinari? Limitazioni alla privacy dei privati cittadini? Evirazione di Internet? No, grazie.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. Andrea

    Comprensibile anche da un non-nerd. E condivisibile da chiunque abbia a cuore libertà e democrazia. Apprezzabilissimo, infine, per il valore letterario.

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