E anche x86 non si sente tanto bene

La fine del topo

di

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13

nov

2015

Solo un campo in continuo progresso come il computing personale può scatenare certi istinti di conservatorismo.

iPad Pro arriva in coda a cinque generazioni di iPad ed è tutt’altro che una sorpresa. Certi aspetti dell’approccio – Apple Pencil. Smart Keyboard – percorrono strade già tracciate da Surface Pro, alla quarta edizione.

L’impatto mediatico della visita dell’amministratore delegato di Apple Tim Cook all’Università Bocconi di Milano ha però trasformato una normale evoluzione di prodotto in una delle tante guerre di trincea un po’ curiose di cui si nutre questo mondo. Sintetizzo con le parole di John Gruber di Daring Fireball:

Non mi dà gioia osservarlo, ma il futuro del computing portatile di massa non prevede un mouse né un processore x86.

Non si registrano commenti su x86, anche se i test di velocità parlano abbastanza chiaro, ma il mouse…! O meglio, l’ipotesi per molti diabolica che iPad Pro, come del resto da mesi proclama Surface Pro, possa sostituire il portatile. Si è letto di tutto. Gli enigmatici:

Mi hanno già detto che con una cosa nuova potevo fare come con quella vecchia, ma non è stato così. Diffidare.

Gli assediati:

Bisogna creare una barriera nelle Scuole, dove i laboratori di informatica è bene che rimangano PC-based…

Quelli più professionali dei professionisti:

…soprattutto negli ambienti lavorativi un tablet con sistema operativo mobile non può sostituire un desktop o un notebook, almeno non ancora se consideriamo tutte le sue limitazioni.

Fino agli apocalittici:

Chissà dove andremo a finire…

Tutto questo per dichiarazioni di una ovvietà che sconfina nel banale:

Sì, iPad Pro è un sostituto di un notebook o un desktop per molte, molte persone. Inizieranno a usarlo e concluderanno che non hanno più bisogno di altro a parte i loro telefoni.

Niente di realmente diverso da quanto raccontava Steve Jobs al New York Times cinque anni fa:

L’asticella [per iPad] è davvero alta. Deve fare alcune cose fondamentali molto meglio [che su cellulari e computer tradizionali].

Per chiunque non sia prigioniero di certi vecchi stereotipi da buttare, è evidente che in tante situazioni è sufficiente un tablet. Così come in altre è sufficiente un computer da tasca, magari con funzioni telefoniche. E per miliardi di persone senza un passato professionale nell’informatica, prive di certi abbarbicamenti a software che si usava vent’anni fa e solo per quello deve essere usato anche oggi, pena la fine del mondo, sarà davvero tutto quello che serve. L’idea che un tablet sia inadeguato agli ambienti lavorativi, alla luce dell’evoluzione di tante aziende, è insidiosa da sostenere come assoluto e potrebbe sbriciolarsi alla prima seria verifica.

Quando nel 1984 uscì Macintosh, molti professionisti navigati reagirono vestendo T-shirt con lo slogan I veri uomini non usano il mouse. La reazione istintiva è sempre quella, anche se ora i veri uomini il mouse vogliono tenerlo. Ma il mondo reale seguirà la propria strada sulla quale, anche se ci siamo cresciuti insieme, il mouse prima o poi (piuttosto presto) ci lascerà.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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