Diversità e interscambio

Il sistema che vorrei

di

thumbnail

05

nov

2015

Punti forti, lacune, tendenze, direzioni di sviluppo: non esiste una scelta migliore delle altre, ma si possono fare considerazioni.

Passo la vita e le giornate tra una moltitudine di sistemi operativi. Nel data center Linux la fa da padrone, così come del resto in alcune installazioni di High Performance Computing e in una delle workstation da analisi.

Windows 10 è installato in pianta stabile su molti dei computer che uso quotidianamente e spesso ho a che fare con OS X, complice il fatto che molte mie conoscenze lo usano regolarmente, ivi compresa la mia più cara amica a cui faccio regolarmente assistenza per problematiche tecnologiche.

Ognuno ha i suoi punti di forza e le proprie debolezze, ognuno ha la sua fetta di mercato e comunque vi sono delle convergenze che portano ad una ibridazione degli ambienti. Seguo anche una marea di siti di gossip tecnologico e quindi anche i loro futuri sviluppi.

Volendo essere pragmatici fino all’osso si può anche dire che nella guerra dei sistemi operativi non esiste, né penso esisterà mai, un solo vincitore. Il livello degli stessi è altalenante da anni, a volte uno è meglio ma poi viene regolarmente raggiunto e superato. È altresì vero che il livello si continua ad alzare e che molte cose sono cambiate. Spesso odiamo o amiamo un sistema più per abitudine e perché abbiamo dei preconcetti sugli altri, senza dare loro una chance o pensare che possano essere migliorati nel frattempo. Ergo, al momento attuale, qualunque scelta si faccia è davvero difficile cascare male. In tutti i casi avremmo una user experience di livello elevato, lontani dai tempi in cui OS X aveva un multitasking che si reggeva con scotch e fil di ferro, Windows mostrava più schermate blu che finestre e Linux richiedeva due ore di vi per far partire uno sfondo grigio chiaro con una X in mezzo.

L’altro giorno, per gioco, ho pensato a quello che mi piacerebbe nel mio sistema operativo ideale e così ho fissato qualche idea. Certo la lista sarà assolutamente personale e rifletterà delle priorità che saranno diverse per altri, ma mi piace condividerla perché penso che fotografi una serie di trend tecnologici comunque interessanti, per ora e per il prossimo futuro.

Quindi il mio sistema operativo ideale dovrebbe:

  • Gestire benissimo l’hardware. A Apple risulta facile visto che lo fa lei, a Windows un po’ meno ma ha una varietà devastante, GNU/Linux richiede ancora molto tweaking, specialmente sui portatili dove sospensione, ibernazioni, doppie schede grafiche e hardware convertibile richiedono ancora conoscenze e pervicacia che sono lontani dall’utente comune.
  • Avere un buon sistema di virtualizzazione. E qui, più o meno, cascano tutti. KVM va benissimo lato server, ma sui client la gestione delle risorse grafiche e dei dispositivi rimuovibili è terribile; Hyper-V è ben integrato ma pecca moltissimo a livello di user tool; Apple è troppo terrorizzata che le macchine virtuali possano conquistare il mondo per dotare il suo sistema operativo di questa tecnologia. Vorrei un hypervisor bare metal anche sul client: potrebbe far girare enne istanze contemporanee di se stesso (o di altri sistemi), ma gestirebbe la scheda grafica così bene da permettermi di giocare a Guild Wars 2 a velocità nativa in macchina virtuale.
  • Darmi l’indipendenza dal dispositivo. Questo vuol dire avere una gestione quasi perfetta dei servizi cloud sottostanti, applicazioni comuni e un sistema di sincronizzazione delle stesse che funzioni. Apple con il suo Continuity è davvero sulla strada giusta (permettendomi di iniziare un lavoro su un dispositivo mobile e finirlo sul PC senza problemi); Microsoft con le Windows Universal Application sta spingendo l’integrazione ancora di più (ma, dai rumor, sembra che dovremo aspettare Redstone – l’aggiornamento dell’anno prossimo – per essere al livello di Cupertino); GNU/Linux è davvero troppo lontano da questa logica. Certo, se si potesse tenere la propria home directory su cloud il passo sarebbe praticamente compiuto, ma certo non è una configurazione alla portata di chiunque.
  • Integrarsi con il mobile. Apple ha due sistemi operativi distinti, anche se vi sono forti sinergie (più per merito di iCloud direi); Microsoft unificherà tutta la sua linea (PC, tablet, smartphone, Xbox, Hololens) entro il primo trimestre 2016; GNU/Linux fa venire i nervi, in quanto è in grado di girare su qualunque cosa abbia qualcosa che lontanamente assomigli ad un processore ma nessuno ha ancora pensato ad una sua declinazione seria su mobile (e non venitemi a parlare di Android e Ubuntu Mobile per favore).
  • Gestire bene la sicurezza. Questo vuol dire che la cifratura del disco di sistema non può essere un’opzione (e qui Apple con FileVault 2 standard su tutti i Mac – anche se non attivo – viaggia meglio di Windows, che continua a pensare a Bitlocker completo sulla sola versione Pro). GNU/Linux non ha una soluzione standard ma in alcune distro non è difficile cifrare la propria home (seppur sia un limite per certi ambienti). Vorrei avere un sistema che, in maniera semplice, si occupi di mandare in sandbox applicazioni potenzialmente dannose, esattamente con fa l’ottimo endpoint di Comodo sotto Windows. La suite di protezione nativa di Windows non è all’altezza; Apple si crogiola troppo nel noi non abbiamo virus per preoccuparsi di sicurezza endpoint del proprio sistema; GNU/Linux confida troppo nel fatto che storicamente c’è un root a occuparsi di tutto. Il mondo è cambiato e ora ci sono molti che usano GNU/Linux senza avere quasi nessuna base di Unix.
  • Avere una solida suite di produttività personale. Qui, Satya ha tutte le ragioni del mondo. L’utente può amare hardware e sistema operativo, ma, alla fine, lavora con i programmi. E, se guardiamo bene, l’80% delle persone lavora con gli stessi, forse, trenta programmi più famosi. Io, su tutte le macchine, ho necessità di avere una suite di office automation, un browser, gestione email e calendario e un programma per la gestione delle note. Il resto sono una ventina di programmi dipendenti dalle varie sfaccettature del mio lavoro. Microsoft ha Office, che è un punto di riferimento (ed ora è disponibile anche per Mac, iPad e Android oltre che online); Apple ha iWork che, pur non essendo una suite full featured ha i suoi punti di forza; GNU/Linux ha una serie di programmi minori, non certamente di livello, e LibreOffice che, nonostante un po’ di problemi, sta crescendo molto bene (se non avete provato la versione 5, datele una chance). Libreoffice è anche multipiattaforma (anche se non ancora nel mondo mobile) e ha in sviluppo una versione online con parte delle funzionalità di Office 365.
  • Aiutarmi. Un tasto dolente, di non facile soluzione e prono a discussioni infinite. Perché non si possono avere automatismi, sistemi di ricerca, sincronizzazione, assistenti personali, controllo vocale e altre interessantissime feature senza compromettere la nostra privacy e sicurezza. La comodità d’uso, così come una macchina che cerchi di anticipare le nostre richieste e necessità, implica necessariamente la rinuncia a una parte della nostra privacy e al fatto che vi siano una serie di motori (più o meno invasivi, più o meno leaker) che traffichino con il nostro lavoro. In maniera assolutamente non dissimile da un assistente umano. Ognuno deve trovare il suo equilibrio, tenendo conto che però sia Windows sia OS X tendono a lasciare una marea di tracce anche se settati in modo molto conservativo. GNU/Linux lascia ancora molte decisioni all’utente. A volte essere conservativi paga.
  • Essere interoperabile. Nessuno usa un solo sistema operativo o conosce solo persone che usano solo quello. L’interoperabilità, l’adozione di standard più o meno aperti o la possibilità di condividere con altri sistemi parte dei propri dati o di comunicare con terzi in maniera neutra rispetto al proprio sistema informatico, è spesso determinante. Qui Microsoft ha imboccato una strada di apertura che ha sorpreso molti, specie il sottoscritto; Apple tende a sprangare il più possibile tramite protocolli e applicazioni proprietarie che mai saranno portate su altri sistemi; GNU/Linux è aperto per definizione, anche se soffre un po’ nell’interfacciarsi con i sistemi cloud proprietari (i tool esistenti non sono propriamente amichevoli).

Non ho volutamente parlato di esperienza utente. L’interfaccia grafica e il suo utilizzo sono cose troppo soggettive. In più pare che tutti i sistemi facciano a gara ad innovare e a copiarsi l’uno con l’altro. Ergo quello che oggi è una killer feature di uno, domani diventa di tutti e verrà rimpiazzata da qualcosa di più esotico. Oramai i multidesktop sono standard, così come una marea di altre elementi utili per vedere le preview delle varie applicazioni piuttosto che per affiancare le finestre o altro. Continuum è al momento una delle novità più interessanti, ma confido che KDE/Gnome ne copi le funzionalità senza eccessivo sforzo, pur se con il supporto hardware limitato che ha Linux sui sistemi convertibili. Rimpiango il fatto che Canonical abbia chiuso Ubuntu One.

I trend tecnologici ci sono tutti. Speriamo che portino presto a soluzioni che permettano di trovare il sistema operativo giusto per chiunque, senza per questo precludere il necessario scambio di informazioni.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

Letto 3.666 volte | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia il tuo commento