L'intelligenza è nulla senza controllo

Jarvis, il ficcanaso

di

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29

ott

2015

È inevitabile: ogni grande conquista tecnologica, specie se diffusa presso il grande publico, porta con sé grandi domande.

Diciamocelo, il sogno di ogni nerd che si rispetti sarebbe quello di essere Tony Stark. Risorse infinite, cervello di prim’ordine, pupe da sballo, tecnologia proveniente da mondi alieni, armature scintillanti e fascino.

Ma non solo, anche una intelligenza artificiale (IA) da urlo in grado di battere la maggior parte della gente “normale” che conosciamo.

Nel nostro mondo però bisogna accontentarsi. I fondi non sono stellari, la tecnologia è quella consumer (tranne per qualche fortunato che lavora per delle TLA avanzate), il fascino è quello di un nerd. Ma la IA?

Beh, Jarvis è inarrivabile (per ora) ma gli assistenti personali (Siri, Google Now e Cortana) stanno diventando sempre più intelligenti (potremmo anche dire pervasivi ma questo è un altro discorso). Se usate uno di questi programmi, non ditemi che non vi siete stupiti di quello che riescono a fare.

A me succede regolarmente. Uso sempre l’agenda sullo smartphone, sia per i miei impegni personali sia per quelli di lavoro. È un must, ho talmente tante cose per la testa che se non mi scrivo tutto me lo dimentico dopo poco. E anche OneNote è diventata un’altra applicazione senza la quale non saprei come gestire il progresso dei miei lavori.

Anticipare è complesso

L’altro giorno ero impegnato a sbrogliare un problema da un cliente, quando mi arriva una notifica da Cortana: forse è il caso che mi avvii per andare a Milano, visto che con il traffico che c’era a quell’ora rischiavo di arrivare in ritardo.

Notifica certamente apprezzata, visto che non solo sarei arrivato tardi, ma mi sarei dimenticato pure dell’appuntamento. Però ho pensato alla complessità del compito. L’assistente ha controllato l’agenda del giorno, la mia attuale posizione, si è procurata la situazione del traffico, ha calcolato il percorso, stimato il tempo e mi ha mandato il memorandum. Certo non è una di quelle cose che le farebbero passare il test di Turing, ma certamente c’è da rimanerne stupiti.

Ulteriormente, tendo ad essere piuttosto dispersivo sia con i device (lavoro regolarmente con una workstation, un laptop piuttosto carrozzato, un convertibile e lo smartphone), su almeno tre diversi sistemi di archiviazione in cloud (con diversi livelli di paranoia). Quando dunque devo riprendere un lavoro in mano non è facile ricordarmi dove ho salvato il file, tantomeno con che device lo abbia editato l’ultima volta.

Così mi sono trovato, quasi per gioco, a dire a Cortana Aprimi l’ultimo file Word con cui ho lavorato, per vedermi aprire l’offerta che avevo scritto sul laptop, e che era stata salvata sull’owncloud aziendale.

Cortana

Cortona e le altre assistenti vocali: utili e servizievoli, ma tanto somiglianti a Skynet.

Per non parlare di quando apro Outlook, preparo una mail, premo sul pulsante dell’allegato e il PC mi propone direttamente l’ultimo file su cui ho lavorato.

Anche qui c’è quasi da gridare al miracolo, considerato tutto.

Per non parlare dei prossimi sviluppi promessi da Microsoft, la quale Cortana su PC avrà la possibilità di interfacciarsi al nostro smartphone Windows Mobile e dirci che lo stesso sta squillando chissà dove in vibracall, o che abbiamo perso qualche chiamata mentre eravamo impegnati a fare altro.

Non esiste un’assistente gratis

Ora, se tutto questo è affascinante e comodo, qualcuno sta iniziando a far notare che tali sistemi non arrivano gratuitamente. Si pagano ovviamente, anche se la moneta di scambio sono le nostre informazioni: per funzionare al meglio, Siri, Cortana e Google Now hanno bisogno sia di conoscerci bene, sia poter accedere in tempo reale a informazioni nostre personali come, per esempio, la posizione o le nostre abitudini giornaliere. E questo è tanto più vero, oltre che sui telefoni, sui nostri PC.

In altre parole, controllo totale.

Vale la pena? Ha senso barattare le nostre informazioni con un servizio comodo? È opportuno permettere a Microsoft (Google, Apple) di migliorare drasticamente le loro intelligenze artificiali in modo che possano lavorare sui nostri profili e possano interagire in linguaggio naturale?

Ognuno ha la propria risposta a questo dilemma. C’è chi, come il mio amico Marco Calamari, inorridisce al solo pensiero di una possibilità del genere e chi all’opposto, come me, trova i vantaggi della cosa sostanziali (primo tra tutti non dover pagare un’assistente umana), per non dire di chi non ha ancora capito quanto possa essere utile e impicciona una IA di questo genere.

C’è una cosa però sulla quale possiamo riflettere nel frattempo: Jarvis, per quanto pervasivo, è l’intelligenza personale di Tony Stark. I vari Siri, Cortana e Google Now, sono “personali” solo in quanto quella loro specifica istanza sta lavorando sui nostri dati. Ma il motore è unico per tutti i suoi utilizzatori. Quindi, più simile allo Skynet di Terminator.

Irrilevante o inquietante?




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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