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Otto, adesso, sono i sistemi

Windows 10 über Alles

di

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21

set

2015

Permetterà a Microsoft di confermarsi monopolista sulle scrivanie e anche strappare ammissioni a qualche detrattore.

A discapito del mio livello di nerdaggine e di passione per tutto quello che è tecnologia, io non sono mai stato un early adopter (tranne per le versioni di openSUSE che installo regolarmente appena escono).

Compro hardware spesso consolidato, evito le ultime novità sul mercato, compro le console quando sono a metà del loro ciclo di vita. Semplicemente non ho soldi da buttare, per pagare le cose più del loro reale valore, né voglia di investire in tecnologia che è più per beta tester che per consumatori reali.

Devo dire che seguendo questa logica, ho spesso fatto degli ottimi affari e ho sempre avuto sistemi, magari un pelo datati rispetto alle ultime novità del mercato, certamente molto stabili.

Mi sono quindi stupito di me stesso quando, il 29 di luglio, mi sono preso una giornata di “ferie” (solo nel senso formale del termine) e ho proceduto ad installare Windows 10 su otto sistemi diversi. Questi comprendevano le mie macchine personali (un notebook e un convertibile Asus), le macchine del laboratorio di analisi Forense (due workstation HP Z600 molto carrozzate, più altri due PC con GNU/Linux che ovviamente non sono stati toccati), e i computer di famiglia (due notebook e un PC minitower, oltre ad un tablet Mediacom W910).

Ovviamente non sono riuscito a fare tutto in un giorno solo, ma alla fine del 30 luglio tutte le macchine erano aggiornate.

Mesi per decidere

Mi sono convinto a compiere il grande passo dopo mesi in cui provavo Windows 10 in varie macchine virtuali come Windows Insider. Ho visto il sistema migliorare (un po’ a ondate, a volte tra una build e l’altra le differenze erano minime, a volte i changelog erano chilometrici) mese per mese e, certamente, si può dire sia stato il programma di beta testing pubblico più imponente mai organizzato nella storia del software. Microsoft ha dato davvero l’impressione di aver ascoltato i suggerimenti degli utenti. Quando è uscita la Build 10240 (candidata per essere la RTM), il sistema era lungi dall’essere perfetto ma sembrava di garantire un livello più che adeguato per una qualunque esperienza utente, dalla meno impegnativa sino alla più complessa.

Inoltre sia mia moglie sia i figli lamentavano l’esperienza utente di Windows 8.1 e quindi, anche solo per evitare “rumori molesti”, ho deciso di fare il grande passo.

All’inizio è andata in maniera particolarmente sconfortante. Installare Windows 10 sul convertibile Asus T200 è stato un incubo. Quasi quattro ore sono andate solo per quella macchina, che non ne voleva sapere di restituirmi un sistema stabile (sostanzialmente colpa dei driver e di un po’ di tuning un po’ troppo ardito che avevo fatto su 8.1). Alla fine ho dovuto riportare il computer alla situazione iniziale con un rispristino totale di Windows 8.1 e da lì, una volta fatti tutti gli aggiornamenti (compresi firmware e driver), installare Windows 10. Stanco (e anche un po’ stufo) ho avuto la soddisfazione di vedere tutto funzionante e di gustarmi le gioie di Continuum. A posteriori posso dire che ne è valsa la pena.

Continuum

La stessa attività su qualsiasi apparecchio, purché Windows 10: è Continuum.

Le altre sette macchine invece si sono aggiornate e installate senza il benché minimo problema. Tutto funzionava a meraviglia, lasciandomi parecchio stupefatto.

Collaudo in campo avverso

La prova del nove sono stati i successivi cinque giorni al CCC Camp di Berlino. Diciamo che è da considerarsi un ambiente giusto un filo ostile. Dopo aver preso delle shadow copy di tutte e due le macchine e aver creato un’immagine offline dei due sistemi sono partito. Tutti gli aggiornamenti e le patch erano installate (hanno iniziato a uscire fin dal secondo giorno dopo il rilascio ufficiale del sistema) e ho volutamente lasciato solo i sistemi di protezione di default senza usare endpoint particolarmente sofisticati.

Windows 10 ha resistito bene. Per paranoia ho comunque ripristinato le immagini prese prima di partire ma, confrontando i sistemi prima e dopo, non ho trovato traccia di infezione né tantomeno di binari alterati o di modifiche al funzionamento di sistema. Quindi anche dal punto di vista della sicurezza non è andata male.

Le macchine del laboratorio di analisi forense sono costantemente sotto torchio e lavorano molto sia con le CPU sia sulla parte di I/O (ovviamente anche solo per le dimensioni dei file di immagine). Windows 10 ha retto bene anche su queste, senza blue screen o altri strani comportamenti.

Vuol dire che Microsoft ha tirato fuori dal cilindro il sistema perfetto? Assolutamente no. Molte recensioni lamentano parecchi difetti di gioventù, alcuni particolarmente stupidi (come le limitazioni alle funzioni di sincronizzazioni di OneDrive, molto più stringenti di quanto non accadeva con Windows 8.1), le solite problematiche relative ad una gestione ancora poco coerente della GUI sia del sistema sia delle applicazioni, problemi al market e svariati altri che potrebbero riempire varie pagine per elencarli.

Peraltro siamo al quarto pacchetto cumulativo di patch, segno che anche dopo il rilascio il programma di beta pubblica ha continuato a funzionare.

Windows 10 ha ancora una lunga strada da compiere prima di essere un sistema che possa far contenta quella grossa fetta di utenti che, per ora, sta alla finestra storcendo il naso e tenendosi chi Windows 7 chi 8.1.

Le cose fatte bene

Però i punti a favore del nuovo sistema di casa Redmond sono notevoli. Dall’unificazione di una famiglia molto variegata di dispositivi (partiamo dagli smartphone per passare ai tablet, ai PC declinati in tutte le loro forme, alla Xbox One per far tappa su HoloLens, sulla grossa “lavagna touch” di Microsoft dedicata alla collaborazione in azienda e sui sistemi pensati per la Internet of Things come Raspberry Pi 2) alla possibilità di avere applicazioni che funzionano su ogni device con Windows 10 fino alla leggerezza del sistema e a una GUI che non soffre di disturbo bipolare della personalità.

Tutto questo deve essere piaciuto se, dopo quasi due mesi dal rilascio, il sistema è già stato installato su 85 milioni di dispositivi. Pochi in valore assoluto e in relazione alle stime di due miliardi in tre anni di Microsoft, ma molti in relazione alla velocità con cui l’ultima incarnazione di Windows si sta diffondendo.

Quindi? Molliamo tutto e andiamo su Windows? No, GNU/Linux sta bene dove sta e copre nicchie e mercati dove semplicemente Windows non potrà arrivare. Così come i fan di Apple troveranno sempre molti motivi per schifare Windows e tenersi il loro amato OS X e il suo fratello mobile iOS sui loro giocattoli sovraprezzati. Sta di fatto che l’ultimo Windows merita un’occhiata. In primis perché, a discapito di evidenti problemi di gioventù, è un prodotto molto ben realizzato e anche intelligentemente pensato; in seguito perché su questo sistema Microsoft si è giocata quel poco di credibilità che le era rimasta negli scorsi anni, aggiunta a quella che il nuovo amministratore delegato è riuscito a conquistarsi. Non siamo nel too big to fail ma, dopo Vista e la GUI di 8.1, la casa di Redmond non poteva più permettersi di uscire con un prodotto che non facesse breccia nel cuore degli utenti consumer e, specialmente, aziendali.

Windows Vista

Dopo Windows Vista, Microsoft doveva ritrovare credibilità e lo sta facendo.

Il nuovo Windows è qui, funziona e sembra avviarsi sulla strada maestra che permetterà a Microsoft, nonostante gli svarioni del passato, di continuare ad essere monopolista nei sistemi desktop. Se vi capita, dategli un’occasione. Potrebbe anche finire per strappare qualche ah, però a svariati suoi detrattori.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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