Il DNA mi va stretto

La vita, che programma

di

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11

set

2015

Essere in grado di programmare una cellula è un processo solamente un po’ più lento che programmare un computer.

È avvincente seguire i quotidiani progressi dei laboratori spontanei di biologia, quelli che sulla scia del movimento maker stanno infondendo nella cultura scientifica accademica lo spirito largamente inedito del fai da te.

Perché il DIYbio, il do it yourself biologico, non sembra più la sola imitazione dei bei tempi in cui visse la storica icona di nome Steve Jobs, quando in un garage potevano essere create cose stupefacenti.

Piuttosto appare come una ventata creativa inoculata nei laboratori di ogni ordine e grado, dove scienziati veri e propri o altri aspiranti tali testano, sostanzialmente, quello che gli pare.

D’altra parte siamo entrati nell’era della biologia come all’inizio degli anni ’80 lo eravamo in quello dell’elettronica programmabile. Appena sono nati computer alla portata di chiunque sono stati prodotti, da chiunque, programmi utili e altri inutili.

All’epoca mi affascinavano i combattimenti di micromoduli software scritti in linguaggio macchina e spediti all’avversario sfidandolo a creare uno script migliore, ovvero più velocemente capace di riempire la memoria disponibile e quindi affossarne lo stesso svolgimento. Gli antenati dei virus.

Perché, oggi, non pensare di fare lo stesso con un linguaggio di programmazione estremamente più sofisticato, ma sicuramente più naturale? Tutto sommato DNA e genoma sono esattamente un linguaggio di programmazione e pensare di maneggiarlo viene quasi spontaneo. Non per combattere alcunché, probabilmente, ma certamente per liberare quella creatività che è estremamente aiutata da una disponibilità di tecnologia impressionante e semplice da usare.

DIYbio per me non è una ribellione adolescenziale di qualche laureato annoiato, ma forse è la nostra unica possibilità di aprire e democratizzare la scienza.

Parole della dottoressa Denisa Kera, ricercatrice presso la National University of Singapore degli impatti tra scienza, tecnologia e società, con particolare attenzione al mondo del DIYBio.

Gli esempi che concretizzano questa visione del futuro cominciano ad apparire sotto forma di startup, come Synthorx.

L’obiettivo è talmente logico da apparire una follia in via di realizzazione: ampliare il linguaggio del DNA aggiungendogli altri basi chimiche oltre le quattro attualmente, e naturalmente, presenti (per rinfrescare la memoria: adenina, timina, citosina e guaina).

Strumentazione biologica fa-da-te

Sofisticata strumentazione biologica, però fai da te.

Così facendo la cellula potrebbe produrre non solamente i 20 aminoacidi che sono alla base della sintesi di tutte le proteine utili alla vita, ma un totale di 172 aminoacidi differenti, per un numero di proteine spaventosamente superiore. A che scopo? Dalla sintesi di farmaci migliori alla creazione di organismi semisintetici, cosa di fatto già possibile, come riporta la prestigiosa rivista Nature.

In rete si moltiplicano anche le società che offrono fantasiosi kit biologici fai da te, di cui promettiamo di parlare prossimamente, e applicativi che dal DNA cercano di estrarre ogni informazione possibile, come un albero genealogico. Se questo metodo si diffonde e supera delle attuali lacune, ci farà trovare la nostra dinastia sparsa per il mondo con la precisione di una prova scientifica. Parola di Ancestry.

Alla prossima, se nel frattempo non avremo trovato lo zio d’America.

Da una webcam si ricava un contaparticelle

Da una webcam un potente contaparticelle.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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