Una protesi non è solo meccanica

Tecnologia e autostima

di

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29

lug

2015

Non è questione di strumenti ma invece di passione, di mettersi nei panni di chi ne ha bisogno e di agire di conseguenza.

Quando un progetto non si limita ad applicare astrattamente la migliore tecnologia possibile a un problema, ma si misura appieno anche con la persona che ne sfrutterà i vantaggi, allora nascono sistemi affascinanti.

IKO è uno di questi progetti, dedicato alla creazione di protesi per bambini e ragazzi. Il suo punto di forza è che

permette l’esplorazione e il potenziamento della loro creatività in modo giocoso, amichevole e sociale, arrivando a costruirsi la propria protesi secondo necessità

come premette l’autore, lo studente Carlos Arturo Torres Tovar, dalla cui tesi di laurea è nato il progetto fino alla produzione dei primi prototipi.

Coinvolgendo un’organizzazione no-profit colombiana che produce protesi e il prestigioso Future Lab di Lego, Carlos ha creato un sistema modulare che consente di cambiare la testa della protesi con strumenti diversi, utili all’attività desiderata dal bambino in ogni momento della giornata.

Se si tratta di videogiocare, per esempio, allora sulla parte finale il bimbo stesso può innestare un telecomando. Se si tratta di afferrare si cambia quello che è un vero e proprio utensile applicato su una base comune, innestando una mano artificiale.

Sistema di protesi creative IKO

Si tratta di giocare? La mano diventa l’accessorio più adatto all’occasione.

Una modularità che così semplificata potrebbe apparire banale e invece diventa strumento essenziale di riabilitazione perché dà ai bambini che possono usufruirne un’autonomia che si traduce in autostima, essenziale per una positiva crescita psicologica nonostante le difficoltà.

Così dovrebbe essere: mettere i bimbi al posto di comando, che possano esprimere se stessi, possano aprire la loro mente.

È solamente uno dei tanti positivi commenti al progetto, espresso da una manager di Lego Future Lab, sicuramente tra le società con maggiore esperienza nelle modalità di avvicinare i bambini.

Ed è solo l’inizio, perché l’autore sta cercando partner tecnologici e commerciali che consentano all’idea di trasformarsi in prodotto maturo e andare oltre i prototipi che già hanno reso felice più di un bimbo, come si deduce dalle numerose fotografie di cui è dotata la tesi di Carlos.

Giocare con una protesi

Esprimersi al meglio della tecnologia, che restituisce l’infanzia ai bimbi meno fortunati.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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