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Avverare il sogno di ogni nerd

Una nuova indipendenza

di

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27

lug

2015

La strategia Microsoft prende atto della situazione nel mondo mobile e riparte sapendo che neanche questo è il punto di arrivo.

Leggendo l’articolo di Lucio Bragagnolo del 15 luglio non ho potuto esimermi da fare dei paralleli con il lungo discorso dell’amministratore delegato Satya Nadella tenuto durante la Worldwide Partner Conference 2015 Microsoft.

Vorrei porre l’accento sul fatto che la società di Redmond si sia trovata a dover davvero cambiare pelle negli scorsi anni e che il suo attuale ruolo di inseguitrice l’abbia posta in una condizione unica nel settore.

Apple, negli scorsi anni, non ha fatto altro che crescere vertiginosamente, ed è innegabile, al punto da diventare l’azienda più capitalizzata del mondo. Questo, se da un lato è il giusto riconoscimento di un lavoro assolutamente straordinario, dall’altra sembra averle tolto un po’ di quella verve che prima possedeva. Se fino a qualche anno fa la frase …one more thing pronunciata dal buon Steve al Moscone Center preannunciava novità inaspettate, ora non ha più lo hype di una volta.

Samsung di contro continua a sfornare nuovi telefoni come un panettiere, ma è legata a doppio filo con Android e quindi la sua parte di ricerca e sviluppo è necessariamente legata per lo più al comparto hardware.

Tornando a Redmond, il suo penultimo amministratore delegato non ha certo avuto vita facile. Anni di prodotti mediocri venduti a caro prezzo e una strategia della parte mobile al limite dell’autodistruzione, non hanno certo giovato all’immagine del marchio davanti ai consumatori. Steve Ballmer era convinto che Windows sarebbe durato per sempre e non ha spinto a sufficienza sull’acceleratore quando era possibile.

Si pensi solo al lato al lato server dove GNU/Linux ha messo a segno una interminabile sequenza di vittorie su Windows Server in campi come HPC, virtualizzazione, cloud e tutto quanto giri attorno al mondo del web.

Niente rincorse

Nadella ha quindi iniziato il suo discorso, cosa tutt’altro che scontata, con un mea culpa abbastanza accorato. Microsoft ha sbagliato in molti modi, in primis sulla parte mobile (ma va?) e ora è inutile stare a rincorrere Android e iOS. Con un risibile tre percento di quote di mercato a livello globale non ha senso flettere i muscoli in quella direzione. E dire che di strada ne ha fatta. Il sistema ora è usabile e sicuro e negli scorsi due anni sono stati presentati una marea di modelli per tutte le tasche. Questo ha in parte pagato, in quanto in paesi come l’Italia, per esempio, Microsoft è arrivata ad un ragguardevole 14 percento. Lo stesso dicasi in molti paesi del sudest asiatico e in America Latina. Grandi mercati come Stati Uniti, Cina e Giappone sono ancora però del tutto refrattari e quindi non si riesce ad arrivare globalmente a livelli accettabili. Questo non incoraggia gli sviluppatori ad investire nel porting delle loro applicazioni su questa piattaforma.

Inoltre, il 97 percento dei prodotti Windows Mobile è Lumia. Ciò ha scoraggiato gli OEM dal realizzare modelli compatibili come è accaduto nel mondo PC. Questo deve cambiare. Così Nadella ha fatto sapere che Microsoft vuole invertire la tendenza creando un numero inferiore di modelli e demandando ad altri la creazione di un ecosistema. Molti opinionisti hanno visto questo come un passo indietro sul mercato mobile.

Nel breve termine […] contiamo di concentrarci su tre segmenti dove possiamo portare contributi unici e fare la differenza con la combinazione del nostro hardware e software. Porteremo ai clienti business le migliori esperienze di management, sicurezza e produttività che desiderano; agli acquirenti di modelli a basso costo i servizi di comunicazione che vogliono; e agli appassionati di Windows gli apparecchi di prestigio che amano.

Questo vuol dire che Windows Mobile è una piattaforma spacciata? La risposta è e rimane NO. Come il CEO di Microsoft ha spiegato, la strategia di attacco del mercato non sarà a muso duro, quanto piuttosto basata sullo sfruttamento della convergenza creata da Windows 10 che ora include PC, Mobile, Hololens e XBox One.

E qui si arriva al punto focale. Come giustamente ha illustrato Nadella, Microsoft è rimasta ancorata al concetto di PC come centro del mondo e non si è accorta che il mondo in questione ha virato verso il mobile, arrivando così troppo tardi nella corsa per la conquista del settore (possiamo anche aggiungere dopo innumerevoli e imbarazzanti tentativi).

Il punto è che nemmeno il mobile è il punto di arrivo definitivo, almeno non ancora vista l’attuale tecnologia.

It’s the Apps, Stupid

Il prossimo passo sarà probabilmente l’indipendenza dal dispositivo e la possibilità di arrivare ai propri dati, usando le stesse app, da ovunque. Per questo la società ha spinto in maniera così forte sulla possibilità di avere Office su tutte le piattaforme e almeno un terabyte di dati per ogni abbonamento a Office 365. Non solo, ma rispetto al passato il costo della suite Office è crollato, diventando gratuito su tutti i dispositivi mobile e via web.

Quindi, al contrario di quanto pensava Ballmer, non è tanto Windows 10 quanto la possibilità di avere Universal App con un backend comune, quello che potrà essere determinante per l’utilizzatore futuro. Sarà quindi possibile agguantare il primo dispositivo disponibile, fosse anche una console Xbox, e usarlo per le proprie esigenze, qualunque esse siano.

A questo punto acquista senso ciò quanto ha aggiunto Nadella, ovvero che l’aggressione al mercato mobile avverrà di sponda, passando dal desktop. Uno sviluppatore che vorrà cimentarsi nello sviluppo di una Universal App (con un bacino di utenza spaventoso visto il quasi monopolio nel mercato desktop che ha la società) si troverà ad avere tra le piattaforme a disposizione anche Windows Phone, senza sforzo alcuno.

Se aggiungiamo le demo già viste di Continuum per Windows Phone, si rischia di arrivare al sogno di ogni nerd: un dispositivo potente da portare sempre con sé e con cui fare qualunque cosa. E il cambio verso Windows Phone da altre piattaforme meno integrate sarà un passo naturale.

Continuum su Windows 10

La funzione Continuum di Windows 10 promette l’indipendenza da apparecchi specifici.

Alla fine, per il normale lavoro d’ufficio, una macchina con un processore Intel Atom o ARM è più che sufficiente e quindi si potrebbe davvero pensare di usare potenze di calcolo superiori solo con sistemi dove queste siano davvero necessarie.

Un Asus per il mio regno

Personalmente, da quando ho cambiato ecosistema, mi trovo ad usare Windows Phone per quasi tutto durante i fine settimana. Dato che al momento Continuum su Windows Phone non è supportato, aggiungo durante la settimana un trasformabile Asus T200 TA quando mi sposto per lavoro o per andare presso clienti, il mio portatile Asus K56JK per giocare o per i compiti più impegnativi e le due workstation HP nel momento in cui debba dedicarmi ai lavori di computer forensics o quando debba usare le macchine virtuali GNU/Linux.

Se Asus, al momento la società che ha più know-how nel settore dei sistemi trasformabili e sui cellulari basati su chip Intel, volesse entrare a far parte della nuova generazione di OEM mobile e presentasse un PadPhone con Windows 10/Mobile a bordo (al posto di Android che mostra i suoi limiti usato come notebook) e dotato di tastiera dock come l’attuale serie Transformer, avrebbe la mia eterna gratitudine.

Potrei usare un solo dispositivo per comunicare e lavorare, usare la Xbox per giocare e per il lavoro d’ufficio su un grande schermo e usare le workstation per il laboratorio di analisi, eliminando di fatto due macchine che diventerebbero superflue.

Uhm, non mi dispiacerebbe per nulla…




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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