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Ha esaurito la sua spinta propulsiva?

Safari magari

di

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17

lug

2015

Fa discutere la provocazione di un designer americano, secondo il quale Apple sta bloccando lo sviluppo del web.

Nolan Lawson ha pubblicato sul suo blog un articolo d’opinione, ben scritto e ben argomentato, che vi invito a leggere se masticate l’inglese e se vi interessate di web. Per gli altri: il senso del discorso è che, a parere di Nolan, Apple s’è seduta sugli allori, non sviluppa praticamente più il suo programma Safari e per questo motivo impedisce lo sviluppo ulteriore del web. Chi realizza siti per mestiere, infatti, non può certo trascurare il browser di Cupertino e il suo miliardo circa di utilizzatori.

Negli ultimi anni, la strategia Apple nei confronti del web può venire generosamente descritta come negletto benevolo. Anche se le prestazioni di Safari sono molto migliorate […] le nuove funzionalità emergenti della piattaforma web — memorizzazione offline, notifiche push, webapp installabili — sono vistosamente assenti. Si potrebbe interpretarlo come un tentativo deliberato di sabotare qualunque minaccia al loro modello di business costituito dallo App Store.

Dopo aver raccolto un centinaio di commenti del giro di ore, il pezzo è stato ripreso su Twitter, ripubblicato dal sito tecnologico Ars Technica e commentato su Slashdot da dove è risuonato in lungo e in largo nel web.

A parer mio, sostenere che Apple stia cercando di proteggere le sue app danneggiando il web è risibile perché, come ho già scritto, web e app sono due cose diversissime. Ma proviamo a entrare nel merito dei fatti.

Apple produce oggetti strepitosi (o almeno ci prova) e per farli svettare sulla concorrenza deve realizzare — e far realizzare dalle terze parti — software eccezionale. Posta di fronte alla scelta tra far qualcosa maluccio e non farlo del tutto, la casa fondata da Steve Jobs affidabilmente sceglie la seconda strada, anche a scapito di potenziali guadagni. Questo però non significa che uno sviluppo non possa venire abbandonato o lasciato in secondo piano al cambiare delle condizioni del mercato.

Un esempio restando in ambito web? Il sistema operativo OS X Server era nato per far funzionare una offerta di server rivoluzionaria per l’epoca, ed ha fatto colossali sforzi per rendere l’amministrazione di un server alla portata di chiunque. In meno di un anno però le novità che caratterizzavano quei server sono state emulate e poi superate dalla concorrenza. Oggi OS X Server viene ancora sviluppato, ma è evidente a chiunque lo tenga d’occhio che non sta certo in cima alle priorità dell’azienda, e di certo non adotta rapidamente nuove tecnologie. Per esempio, è usabile per sviluppo di siti web base LAMP, ma non per sviluppi base MEAN.

Due persone osservano l'icona del pallone da spiaggia rotante che, su Mac, indica un processo bloccato.

E ora una pausa nella speranza che l’elaborazione continui…

Safari è in quelle condizioni? Per verificare sono andato su uno dei siti più utili ai web designer, Can I Use?. Chi non lo conosce, sappia che su quel sito si tiene traccia di quali browser supportano quali tecnologie web. Per esempio, avete voglia di mettere grafica 3d sul vostro sito? Andate a guardare su Can I Use quali browser non possono visualizzarla, poi guardate nelle statistiche d’uso del vostro sito quanta gente vi visita e usa quei browser, e potrete prendere una decisione.

Dalla tabella comparativa di Can I Use? tra browser per computer emerge che Safari è sì ultimo nel supporto delle nuove tecnologie, ma non certo con un ampio margine. Su alcuni aspetti è, al contrario, primo della classe.

I passi avanti fatti da Safari negli ultimi cinque anni sono molti di meno rispetto a quelli fatti da Chrome. La spiegazione non si trova nel complottismo, ma nella differente missione delle due aziende. Apple vuole che Safari sia il browser che usa meno memoria e meno batteria di tutti, per vendere dispositivi più leggeri e la cui batteria prosaicamente dura di più. Google vuole che Chrome sia il browser più potente perché guadagna quattrini pilotando il traffico sul web (e ne perde con tutto il resto, incluso lo sviluppo di Chrome e di Android).

Arriverà il giorno in cui qualcuno pubblicherà un sito web innovativo o rivoluzionario, basato su nuove tecnologie, e che non funziona affatto con Safari (o funziona percettibilmente peggio). Quel giorno Apple venderà meno iPhone e iPad e Mac, perché i clienti sceglieranno apparecchi che lavorano al meglio sul sito. La casa di Cupertino a quel punto si precipiterà a rimediare. Ma siamo ben lontani da quel momento.

C’è poi un’altra considerazione più tecnica da fare, ma per oggi me ne manca lo spazio e se me lo permettete ve ne parlerò la prossima volta che verrò ospitato su questo spazio. A presto.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. Alla base, i dati | Apogeonline

    [...] creato non solo sui server web ma anche sul computer / tablet / smartphone dei visitatori del sito. Terzo, poco tempo fa riportavamo le opinioni di un designer che critica Apple, anche proprio per il [...]

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