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Dal Far West a Las Vegas

La parabola dei cellulari

di

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15

lug

2015

Prima la corsa all’oro, poi gli insediamenti, infine lo status quo. In attesa che arrivi il prossimo minievento con un maxieffetto.

In diversi articoli [1][2][3] avevo spiegato perché la vendita dei computer da tasca avrebbe seguito dinamiche assai diverse da quelle dei computer da tavolo (anche a dispetto di qualche nostalgia). Oggi c’è la conferma fattuale.

Nokia incamerava nel 2007 circa due terzi dei profitti totali del mercato cellulare. Poi lo sconvolgimento o, direbbe il matematico, la catastrofe: iPhone ha aperto una nuova corsa all’oro su territori vergini che sono stati rapidamente colonizzati. Nel 2012, cinque anni dopo, gli utili del mercato erano spartiti equamente tra Apple e Samsung.

Oggi, riporta il Wall Street Journal, Apple detiene il novantadue percento dei profitti totali, Samsung il quindici. Il totale è superiore a cento perché le altre aziende lavorano in perdita, e non sono poche:

Circa mille aziende sono impegnate a produrre cellulari. Tuttavia solamente una raccoglie quasi tutti i profitti.

I casinò hanno sostituito le miniere d’oro ed è appunto andata in modo diverso: Apple domina finanziariamente vendendo il venti percento degli apparecchi, che è la cosa più lontana dal monopolio Wintel di fine secolo.

Microsoft fornisce la prova del nove. Ai tempi di Nokia cercò di affermare il modello collaudato sulle scrivanie: guadagnare sul software in licenza a spese dei costruttori che competono sul prezzo. I profitti li faceva Nokia.

Colta di sorpresa dal nuovo Far West, dopo essersi fatta beffe della corsa, Microsoft si è unita ai corridori, in ritardo, troppo. L’azienda ha cercato di convertirsi a un modello diverso e trasformarsi in costruttore, in ritardo, troppo. L’amministratore delegato Satya Nadella ha spiegato pubblicamente che non ha funzionato:

Nel breve periodo dobbiamo focalizzare i nostri sforzi sul settore cellulare intanto che guidiamo la reinvenzione. Ci stiamo spostando da una strategia mirata a nutrire un business telefonico in prima persona verso la crescita e la creazione di un vibrante ecosistema Windows che comprende la nostra famiglia di apparecchi.

Tradotto, Microsoft darà la linea ai produttori di hardware con pochi modelli selezionati e lascerà il mercato ai licenziatari. Che però è la stessa strategia di cui sopra, dominante sulle scrivanie e sconfitta nelle tasche, dove i referendum vengono vinti da Android con l’ottanta percento dei voti e Apple incassa il novanta percento dei finanziamenti.

Ecco perché tra pochi giorni Microsoft metterà a bilancio come spreco l’acquisto del ramo d’azienda cellulari di Nokia per oltre sette miliardi di dollari e metterà in strada mille dipendenti per ogni miliardo sprecato.

La parabola dei cellulari è compiuta e Apple (con Samsung) sfrutta meglio degli altri concorrenti il mercato saturo, tanto che nonostante dimensioni oramai colossali riesce ancora a sfidare la legge dei grandi numeri e crescere con percentuali importanti. Anche quest’epoca si chiuderà, ma senza un monopolio. È invece interessante, magari per una startup, chiedersi quale sarà la prossima corsa all’oro.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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Un commento

  1. Una nuova indipendenza | Apogeonline

    [...] l’articolo di Lucio Bragagnolo del 15 luglio non ho potuto esimermi da fare dei paralleli con il lungo discorso dell’amministratore [...]

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