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Una strategia di taglia Slim

La Gray Lady è mobile

di

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23

giu

2015

Se il New York Times sollecita la redazione a “pensare in piccolo” in modo deciso, vuol dire che la questione è importante.

Una mail a tutto lo staff del New York Times annuncia che, per una settimana, da dentro gli uffici del quartier generale a Manhattan il sito sarà accessibile solo da dispositivi mobili. È la mobile only week del quotidiano newyorchese.

 

Michael Roston, il senior science staff editor, ha suggerito sarcasticamente di costringerne la visione solo sugli Oculus Rift…

 

È un esperimento, si dice. L’obiettivo dichiarato ha il suo senso. Come dire: visto che già metà del traffico alle notizie arriva dal mobile, vogliamo rinforzare questo canale di accesso e renderlo ancora più importante. Per questo tutta l’azienda deve passare attraverso il mobile, per provare sulla propria pelle l’esperienza d’uso che vivono i lettori e indirizzarne l’evoluzione al meglio.

Mi piace l’idea: prova anche tu quello che provano i nostri clienti, senza pietà, condiscendenza o autocompiacimento. Ne vedo l’effetto pedagogico e di responsabilizzazione rispetto alla principale modalità di fruizione su cui l’azienda sta puntando. Ma è solo uno stimolone?

Segue dibattito

Trovo fragile l’ipotesi abbozzata da qualche analista che l’iniziativa possa servire anche come debugging. Primo, perché ci si aspetta che la versione mobile del giornale in circolazione sia già “perfetta”; secondo, perché se è vero che metà degli accessi vengono dal mobile, significa che hanno un esercito di clienti – verosimilmente ben più competenti e abituati dei redattori, non tutti necessariamente digital warrior – che staranno segnalando i problemi piccoli e grandi.

Il dibattito culturale tra i lettori e il pubblico in generale, innescato dalla notizia e leggibile nei commenti suscitati, è invece, secondo noi, uno degli obiettivi – collaterali ma non troppo – dell’esperimento.

Che il Times stia cercando di darsi una raddrizzata verso il digitale è infatti evidente da mesi. A Ottobre ha fatto ricorso a un taglio di circa 100 posti nella newsroom, proprio per concentrare maggiori investimenti nel digitale, stando alle loro stesse dichiarazioni.

È altresi evidente che il mondo delle news sta puntando decisamente verso il digitale, con risultati contrastanti, anche in dipendenza del target di lettori delle diverse testate (per non parlare di sommovimenti come Mobilegeddon). Il quotidiano della Grande Mela registra un lento ma incessante calo dei ricavi dalla carta stampata e la sua linea digitale non riesce a sopperire, con risultati definiti troppo incostanti.

Il loro pubblico disponibile ad abbonarsi è ritenuto più tradizionalista di altri. Non basta la popolarità del sito; serve una baseline sostenibile di abbonati dei canali digitali. La Old Gray Lady cerca una nuova strategia.

La cura Slim

In questo incerto panorama, annusare direttamente le opinoni del mercato non fa mai male. E infatti, da ridere!, il 90 percento dei commenti che si leggono non sono specifici sulla notizia, ma ciascuno dei commentatori discute e racconta se sia o sarebbe un abbonato del New York Times digitale. Non fa nemmeno male ricordare che da gennaio, per una serie di movimenti finanziari con l’esercizio di opzioni, il principale singolo investitore in possesso del maggior pacchetto di azioni dello storico quotidiano è diventato Carlos Slim Helù.

Slim è uno degli uomini più ricchi del pianeta (il secondo, stando a Forbes) ed è il più importante magnate delle telecomunicazioni dell’America Latina. Conta nel suo impero Telmex, Telcel e América Movil, che insieme controllano più del 70 percento del traffico di telefonia mobile in 18 Stati del subcontinente. Insomma, non uno di primo pelo nel mercato mobile, che è stato anzi il pilastro principale delle sue fortune.

Benchè il portavoce del magnate minimizzi la manovra etichettandola come totalmente finanziaria, senza volontà di impatto sulla conduzione del NYT, non possiamo non vedere una fertile complementarietà di settori.




Massimo Cassamagnaga (@Bluemax_), 20+ anni da manager in diverse multinazionali di consulenza informatica, a partire dalle esigenze di business e dalla ridefinizione di processi e organizzazioni. Da anni si diverte con soluzioni di business e di edutainment nel mondo mobile e consulenze organizzative e IT. Lettore instancabile e vorace, viaggiatore, ama la conoscenza in tutte le sue forme. Twitta di vino, libri, cultura, digital + mobile business.

In Rete: it.linkedin.com/in/massimocassamagnaga

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3 commenti

  1. Valerio

    Quello che mi lascia interdetto è come, una agenzia così grande, abbia pensato di imporre un approccio del genere.
    Diciamocela tutta, è come se in un ristorante il proprietario imponesse ai suoi cuochi di stare ai fornelli usando solo posate e mai, dico mai, le mani perché è così che i clienti nella sala da pranzo, consumano il pasto. Non è quindi il contenuto che comanda o lo strumento (nel caso del NYTimes la rivista digitale online) ma è il contesto prima e gli utenti finali poi. I redattori sono come i cuochi della cucina, non sono gli effettivi utenti finali, quindi il loro metodo di progettazione un servizio-prodotto non può – e non deve essere – uguale al naturale approccio che un utente finale ha per accedere a quel dato prodotto.
    Se quindi gli utenti finali preferiscono accedere alle notizie del Times non sarà forse perché sono sempre in mobilità (treno, bus, auto ecc)? Non è quindi forse il contesto che comanda?

    Dall’altra parte però una simile “sperimentazione” potrebbe non poco avvicinare i redattori a come l’utente finale – il lettore – recepisce e fruisce il loro prodotto (articolo o news) e quindi come le dimensioni dello schermo, gli a capo, l’impaginazione all’interno di uno schermo smartphone o tablet, possano essere utili per intuire un taglio e un ritmo del testo rendendo più piacevole scorrere la notizia in tutta la sua completezza.

    In breve se l’intento è quello di “usate il mobile perché è così che capirete cosa provano i lettori quando leggono un vostro articolo” e quindi “date un taglio e un ritmo al vostro testo considerando quante battute compariranno negli schermi dei dispositivi mobile” devo dire che l’esperimento è a dir poco lodevole.
    Se invece è solo un capriccio be…credo che alla fine il risultato sarà tutt’altro che positivo.

  2. Lucio Bragagnolo

    La vicenda è interessante. Si può anche leggerla come una trovata mediatica per attirare l’attenzione. In tutto resta l’importanza crescente del mobile e il modo diverso delle persone di approcciarsi alle news e ai contenuti non di puro intrattenimento.

  3. Massimo

    Interessanti osservazioni, Valerio!
    Degli obiettivi accessori-ma-non-troppo di questa inziativa abbiamo già un po’ detto, sulla base di quello che sappiano noi, meri osservatori del fenomeno.
    Concordo anche che far provare ai redattori la fruizione via mobile è comunque fondamentale. Il mondo del giornalismo sta drammaticamente cambiando, per merito o colpa del web prima e dei dispositivi mobile poi e soprattutto.
    E’ come se, nel ristorante del tuo divertente esempio, ormai entrassero tantissimi clienti con le loro bacchette e vogliano usare solo quelle. Non è importante che i cuochi cucinino con i bastoncini, ma che le portate siano pensato e realizzate per essere apprezzate comodamente (!) con esse.
    Senza cucchiaio il brodo va per un po’ dimenticato.
    Grazie!

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