In cerca di crowdvideogamesourcing

Giocare di conserva

di

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19

giu

2015

È difficile inquadrare bene le problematiche di preservazione della storia scritta in digitale. Per i videogame è peggio.

Glorificare una personalità prima che sia deceduta apre mercati altrimenti inaccessibili e il pragmatismo americano ha inventato a questo scopo le hall of fame, dei grandi americani del basket, del rock’n’roll eccetera.

È appena nata dentro lo Strong Museum of Play di Rochester (New York) anche una Hall of Fame dei videogiochi, i cui primi ospiti sono Pong, Pac-Man, Super Mario Bros., Tetris, Doom e World of Warcraft, scelti ad aprile tra quindici candidati da un comitato di giornalisti, esperti e curatori.

Probabilmente i videogiochi saranno il terreno dove più di tutti si misureranno la capacità e l’intenzione dell’umanità di continuare a conservare il proprio patrimonio storico e culturale man mano che scorre il tempo. Le sfide da affrontare sono molteplici e non bastano iniziative sia pure straordinarie come quella dell’Internet Archive, che ha messo a disposizione in forma giocabile dentro il browser 2.063 titoli dell’epoca del DOS. Il perché sta in un pregevole articolo di Ars Technica:

Una cartuccia di Atari 2600 vecchia quasi quarant’anni è molto più facile da preservare a questo punto di molti giochi presentati negli ultimi dieci anni. Grazie ai cambiamenti nel modo in cui i giochi sono distribuiti, protetti e giocati nell’èra di Internet, gran parte di quella che diventerà la storia dei videogiochi di domani rischia di andare persa per sempre se non stiamo attenti.

Nell’ultimo decennio i giochi hanno quasi completamente perso il supporto hardware e per aggiungere interattività e aggiornamento continuo. Il problema di come giocare con una vecchia cartuccia Atari 2600 è risolvibile, alla peggio, con l’emulazione – come si è fatto con i giochi DOS su Internet Archive – anche quando l’ultimo lettore di cartucce morirà e non verrà sostituito da una iniziativa indipendente in stile Impossibile per le pellicole Polaroid. Lo stesso vale per i sistemi di protezione: se domani i server di autenticazione PlayStation si fermassero, qualche hacker troverebbe comunque il modo di ottenere la giocabilità.

Che accadrà invece ai giochi con aggiornamento continuo? Come verrà conservato uno stato particolare, un aggiornamento particolarmente significativo oppure una epica prima versione che ridefinì il panorama del settore e più interessante storicamente degli update successivi? I giochi nella World Video Game Hall of Fame saranno in forma giocabile; World of Warcraft sarà quello prima o dopo Warlords of Draenor?

Mondi fantasma

Dove il meccanismo si fonda sull’interattività, per esempio i giochi di massa online, c’è ancora un altro problema: magari tra vent’anni sarà possibile entrare nel mondo virtuale di World of Warcraft… dove però oggi si incontrano decine o centinaia di altri giocatori e domani, in prospettiva archeologica, potrebbe non esserci nessuno. Il codice sarebbe salvo ma l’esperienza perduta e le meccaniche di gioco di gruppo impossibili da rivivere.

Una strada potrebbe essere conservare l’esperienza e la testimonianza con registrazioni video. Tra vent’anni World of Warcraft, anche giocato in un mondo vuoto ma assaporato attraverso la visione di ore di filmati di gioco, sarebbe molto più comprensibile a uno studioso o a un curioso.

Sembra assurdo? Già oggi guardare sconosciuti che giocano è diventato business, a partire da Twitch. E Apple ha annunciato ReplayKit, architettura per programmatori che vogliono dotare la propria app di funzioni di autoregistrazione e riproduzione del registrato.

Magari nascerà una piattaforma di crowdvideogamesourcing per conservare il ricordo di un’epica sessione di Quake. E contemporaneamente il ricordo e il valore sociostorico di Quake, anche quando Quake Live sarà estinto.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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