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Miliardari imprevisti su Internet

La traccia dei soldi

di

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12

mag

2015

C’è chi lavora alla creazione e alla produzione dei siti e chi ci guadagna sopra. Non si tratta delle stesse persone.

Parliamo spesso, su queste pagine, di siti web e del loro design: come si fanno, come non si fanno, chi li fa e quali sono le ultime tendenze del settore. Per una volta, guardiamola da tutt’altro punto di vista, vi va?

Ne vale decisamente la pena. Come spiegano in una intrigante serie TV creata dal medesimo team che ci ha dato Il Trono di Spade ma che in Italia non è mai arrivata…

Se segui il flusso della droga, arriverai a spacciatori e tossici. Ma comincia a seguire i soldi, e non hai idea di dove ç@§§ø finirai…
(Detective Lester Freamon, in The Wire)

Mutatis mutandis, lo stesso vale per il flusso dei bit. Se mi avessero detto quindici anni fa che oggi nella lista delle venti aziende Internet più importanti al mondo non avrei trovato nessuno che offre connettività, o che produce siti, non ci avrei creduto. Eppure è proprio così.

A scorrerla, quella lista riserva per la verità qualche sorpresa. Citiamone due su tutte. Probabilmente non avreste pensato che Amazon fatturi più di Google, o che Facebook sia soltanto la seconda maggiore impresa per incassi in ambito social, però a ben pensarci è tutto piuttosto ragionevole. Amazon fattura di più ma ha margini molto più sottili, Tencent ha superato i duecento miliardi di capitalizzazione in borsa perché ha il quasi monopolio sui media social in Cina.

Francia o Spagna, Facebook o Tencent, resta il fatto che una valutazione di duecento miliardi è una bella cifretta. In fin dei conti si tratta di aziende che vivono sul chiacchiericcio degli iscritti: non producono, non fabbricano, non trasformano, non fanno ricerca scientifica. Erogano servizi solo nel senso più lato del termine. Riallacciarsi, a questo punto, al concetto di sovrastruttura nel materialismo storico sarebbe una bella sparata e dunque permettetemi di citare soltanto, una volta di più, XKCD.

Vignetta a proposito dei siti social

La reazione sui social media alla notizia che un asteroide sta per spazzare via il nostro pianeta è negativa. Come risponderanno le relazioni pubbliche della NASA?

Qualcuno penserà che il sottoscritto abbia il dente avvelenato perché, quando ci si siede attorno a un tavolo per fabbricare un sito nuovo di zecca, a quelli come me tocca scrivere e testare codice, disegnare e limare progetti grafici, scrivere e testare l’interfaccia utente, mentre a fianco nostro appaiono tetri figuri che baldanzosi affermano se riuscissimo a far parlare sui social di questo sito risparmieremmo un sacco di soldi in pubblicità, datemi un grosso budget per riuscirci e si portano via fette anche più importanti della torta. E se lo pensaste non avreste tutti i torti, a me quella frase pare una contraddizione in termini.

La prossima settimana, se la cosa non mi viene impedita, porterò qualche dato che credo interessante su come funziona Facebook, specialmente quando si tratta di sfrutttarlo davvero per i siti ben più piccoli su cui capita di lavorare, produrre e operare. (À suivre…)




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. La faccia come Facebook | Apogeonline

    [...] provato a seguire il flusso dei soldi sul web, osservando come i quattrini non si concentrano attorno a chi produce contenuto, ma a chi lo [...]

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