Edili e programmatori

Microsoft, occhio

di

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07

mag

2015

Dopo anni di stasi, finalmente l’intento di una svolta innovativa. A patto di ricordare quanto è importante la reattività.

Fino a ieri gli analisti consideravano Microsoft poco più di un elefante che procede per inerzia. Peter Thiel, famoso venture capitalist americano, ha definito la società la migliore scommessa contro l’innovazione tecnologica.

Anche gli utenti attendevano ogni release del sistema operativo, ma ben sapendo che alla fine rimaneva sempre uno dei tanti flavour di Windows.

Poi è arrivato 8. In tanti abbiamo lanciato anatemi. Era troppo diverso, troppo poco Windows, troppo touch, con una interfaccia grafica strana (qualcuno ha definito Modern e le sue piastrelle un’accozzaglia di colori come il cesso di Platinette). Un flop quasi totale.

Eppure Windows 8.1 (e Windows Phone 8.1) è stato il primo sistema con cui Microsoft ha cercato di rompere il circolo vizioso dovuto in parte alla sua inerzia e in parte alla palla al piede della compatibilità con il passato (non solo delle applicazioni ma anche degli utenti).

Sta di fatto che Windows 8.1 ha dato il via ad un nuovo segmento di mercato, quello dei sistemi ibridi e convertibili e ha portato una ventata di aria nuova in un settore (i laptop) piuttosto stagnante.

Gli utenti, forti di un notevole retaggio culturale dovuto in parte alle loro resistenze e in parti alla pessima nomea che si è fatta Microsoft negli anni, non hanno apprezzato e ben in pochi hanno dato una seconda chance sia a Windows 8.1 sia alla sua controparte mobile.

Arriviamo al presente. In Microsoft hanno capito che non si può continuare a non fare nulla e quindi, nonostante i risultati assolutamente poco incoraggianti su entrambi i fronti (desktop e mobile) hanno deciso di pigiare sull’acceleratore. Il nuovo CEO Satya Nadella ha preso quanto di buono iniziato sotto l’egida dell’odiato Ballmer e ha cercato di far svoltare quella petroliera che da troppo tempo andava solo in una direzione.

Non stiamo a riassumere un anno di lavoro alacre, ma possiamo certamente dire che il buon Nadella ha deciso di prendersi un notevole rischio. La nave deve virare, anche a rischio del ribaltamento.

E così arriviamo a oggi e in particolare a San Francisco dove si è conclusa la conferenza di Microsoft agli sviluppatori. Conferenza che ogni anno passava in sordina ma di cui, invece, tutti hanno parlato. Tante cose interessanti, ma certamente il fulcro del tutto era il nuovo Windows 10. Vogliamo porre l’accento su alcuni specifici temi emersi (molti già noti).

  • È un sistema universale: funzionerà su una nutrita schiera di piattaforme. Ci saranno PC, tablet, smartphone, Xbox One e Hololens. Certamente ci sarà anche da aspettarsi, in un futuro prossimo, una versione di Windows Server basata sullo stesso codice. Inoltre è stato annunciato che Windows 10 (e la sua declinazione mobile) sarà certificato sia per Raspberry Pi 2 sia per Arduino. Quindi Windows 10 si preannuncia l’unica alternativa all’universalità di GNU/Linux anche per Internet of Things e Maker.
  • I tool di sviluppo saranno universali: una sola app sarà in grado di girare su tutte le piattaforme supportate. Non solo, ma i tool di sviluppo (o almeno parte di essi) saranno disponibili gratuitamente e portati su Mac e GNU/Linux. Inoltre, tramite i progetti IslandWood e Astoria, le applicazioni scritte per iOS e Android potranno essere portate come applicazioni native (e quindi universali) su Windows 10 con uno sforzo davvero ridotto al minimo.
  • L’integrazione sarà totale e molto basata su cloud: i dati saranno su un repository comune e potremo lavorarci in maniera indipendente dal dispositivo che stiamo usando, tablet, PC, Xbox e smartphone. Con Continuum per Windows Mobile potremo collegare il nostro smartphone ad una TV HDMI e ritrovarci con il nostro desktop utile per poter lavorare in mobilità.

L’esperimento è notevole. Solo GNU/Linux, con il suo essere un sistema aperto e totalmente camaleontico, è riuscito a fare la stessa cosa. In effetti si trova ovunque, dai sistemi di infotainment nelle auto a moltissimi sistemi embedded, ai server e, via Android, sui mobile.

La differenza però è anch’essa notevole. Qui non si tratta di un sistema che, per merito del suo essere eccezionalmente adattabile, si è ritrovato ovunque per merito di decine di società e migliaia di appassionati che lo hanno declinato in ogni sua possibile forma. Qui si tratta di un sistema operativo proprietario, controllato da un’unica società che dichiara di voler superare il miliardo di dispositivi Windows 10 in tre anni.

Innovazione e reazione

Indipendentemente dal fatto di essere un tifoso o un avversario di Microsoft, poniamo che la scommessa di Nadella paghi e accada quello che a Redmond si augurano.

In tal caso spero che Microsoft non solo abbia lavorato per innovarsi, ma anche per cambiare radicalmente il suo approccio alla sicurezza e la sua velocità di reazione. Perché, guardando alla concorrenza che è già radicata, se l’anno scorso Heartbleed e ShellShock sono stati potenzialmente pericolosissimi per milioni di dispositivi, mi viene da sudare freddo a pensare a quello che potrebbe succedere con un malware ben scritto per Windows 10. Vorrebbe dire paralizzare mezzo pianeta!

Quindi, Microsoft, occhio. Ti auguro tutte le fortune ma vedi di imparare dalla concorrenza. La velocità di reazione della comunità open source è sempre stata altissima. Molto meno il conseguente patching dei sistemi, specialmente per quelli embedded o di quelli critici. Vedi di trovare una strategia di analisi e patching che sia decisamente molto più efficiente. In caso contrario è meglio che ricordi la seconda legge di Weinberg:

Se gli edili costruissero come i programmatori programmano, il primo picchio che passa potrebbe distruggere la civiltà umana.

E tu potresti riportarci come i primati attorno al monòlito di 2001: Odissea nello spazio.

Il monolito e i primati

Chissà se Kubrick pensava alla prima tessera di Windows 10.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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