Due eventi e mille occasioni

Un giorno contro il DRM

di

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06

mag

2015

Con la partecipazione fisica o anche solo con l’espressione della propria idea, contribuiamo a un mondo informatico più libero.

Quando devo spiegare il concetto di DRM uso una similitudine. Ipotizzate di avere un bel giardino, di quelli che si vedono nei film americani, che degradano dolcemente verso il marciapiede. Quel giardino è vostra proprietà privata.

Nessuno si sognerebbe di stazionare lì senza permesso, o addirittura di portarvene via una porzione per costruirci sopra. In fondo è ben chiaro dove finisce la proprietà privata e dove invece inizia il suolo pubblico. Magari, per sottolineare meglio il concetto, potete mettere qualche cartello con scritto proprietà privata.

Ma se la gente iniziasse ad utilizzare impropriamente il vostro giardino e i cartelli non fossero più sufficienti, ecco che a quel punto restano soltanto le barriere fisiche: una bella rete metallica, un cancello con lucchetto e magari anche qualche telecamera di controllo e un allarme perimetrale. Ecco, nella similitudine il giardino rappresenta la vostra opera dell’ingegno e le barriere i cosiddetti DRM.

L’acronimo sta per Digital Rights Management e indica tutti quei sistemi tecnologici che permettono di controllare in modo più forte e pervasivo il rispetto del copyright. E forse non solo. Portata all’eccesso e sradicata dall’ambito delle opere creative, questa pratica porta anche ad un controllo sull’hardware, permettendo ai produttori di device tecnologici o addirittura di singole componenti di limitarne le possibilità di utilizzo in virtù di non ben precisati diritti di privativa.

Il tema è delicato perché, come fanno notare i sostenitori delle libertà digitali, questi sistemi hanno un piccolo problema: non riconoscono le eccezioni e le varie situazioni peculiari pur previste dalla legge; quindi non fanno passare nessuno, senza distinzioni.

Per sensibilizzare su questo tema, Free Software Foundation ha realizzato il sito Defective by Design e ha istituito proprio per oggi la Giornata Internazionale contro i DRM. Sul sito si consigliano alcune iniziative che tutti noi possiamo prendere per sostenere la causa.

Crea un post, un video o una canzone che spieghi al mondo perché non bisognerebbe comparare alcun prodotto blindato da DRM.
Scrivi una lettera alla redazione del tuo giornale locale o al tuo sito Internet preferito, esponendo la tua posizione sul tema dei DRM.
Chiedi a Mozilla di spazzare via i DRM da Firefox.
Diffondi ai tuoi amici la nostra guida su come vivere senza DRM.
Partecipa alla nostra campagna per spingere Netflix a lasciar perdere i DRM, cancellando il tuo account e spiegando loro perché l’hai fatto.

Come vediamo, non si perde l’occasione per fare i nomi e i cognomi dei cattivelli, come è tipico dell’impronta data da Richard Stallman a questo tipo di iniziative. Oltre a queste azioni più individuali (che già avrebbero un certo impatto), ce ne sono alcune più indicate per i gruppi, le community e i mezzi di informazione.

In un apposito wiki viene riportata anche una lista di eventi organizzati ad hoc in tutto il pianeta. Per l’Italia ce ne sono due: uno a Cosenza questo pomeriggio e l’altro a Milano domani sera. Un mondo senza DRM è più libero: diamo il nostro contributo.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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