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Unico neo, quegli atti poco aperti

Openness alle Stelline

di

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19

mar

2015

L’edizione 2015 del convegno, dedicato alla biblioteca partecipata, è stata preziosa grazie a relatori e contenuti.

Quello dei bibliotecari, archivisti e documentalisti è un terreno molto fertile in cui spargere il seme dell’openness in tutte le sue declinazioni, con ovviamente maggior enfasi sui temi di open access e, da poco, anche open data.

Un mondo che da un lato si fa portare delle più antiche e radicate competenze in materia di conservazione, gestione e diffusione della conoscenza, dall’altro avverte più di altri l’esigenza di trovare nuove soluzioni con l’avvento delle tecnologie digitali.

È un mondo che mi sta a cuore dato che ad esso devo anche buona parte delle mie iniziative di formazione e divulgazione in tema di licenze Creative Commons e di nuovi modelli per il diritto d’autore (lo stesso libro Capire il copyright nasce in origine proprio come dispensa per un corso di formazione commissionatomi dal sistema bibliotecario modenese).

Un’ulteriore conferma di quanto detto sopra l’ho avuta in occasione del convegno che ogni anno a marzo fa convergere nella suggestiva location del Palazzo delle Stelline di Milano buona parte del mondo delle biblioteche e dei servizi ad esse connesse. Mai come quest’anno infatti ho visto al centro della scena temi come l’accesso aperto alle risorse digitali e la messa a disposizione di dati in modalità open e linked. Basti pensare che l’intervento di apertura di Donna Scheeder (Presidente di IFLA) era intitolato La Lyon Declaration per l’accesso all’informazione nell’era digitale.

Nella mattinata di venerdì ho avuto il piacere di moderare uno degli eventi paralleli: un workshop organizzato dall’Associazione GIDIF-RBM (Gruppo Italiano dei Documentalisti dell’Industria Farmaceutica e degli Istituti di Ricerca BioMedica) proprio per approfondire i temi dell’open access e dell’open data dal punto di vista di chi deve gestire grandi archivi di documenti. A parte la piacevolissima sorpresa di vedere la sala piena di persone (tra cui alcune rimaste in piedi), l’occasione è stata davvero utile sia in ottica divulgativa che di confronto tra i relatori e la platea.

Oltre a ribadire (grazie alle slide di illustri relatori come Elena Giglia e Paola Gargiulo) che le norme ormai spingono in modo esplicito verso la messa a disposizione dei risultati delle ricerche con finanziamenti pubblici, c’è stata l’occasione di imparare qualcosa sul lato tecnologico, con l’intervento di Andrea Gazzarini (creatore di OliSuite for Libraries&Archives) dedicato agli standard per organizzare, diffondere e riutilizzare i linked open data in ambito bibliotecario. Anche lì infatti è poca cosa sbandierare slogan e citazioni sul riuso dei dati, se poi le piattaforme utilizzate sono proprietarie e soprattutto non applicano standard aperti. E a quanto pare questo è un nodo abbastanza delicato per le biblioteche, che ancora fanno fatica a smarcarsi dai gestionali proprietari.

Oltre a questo appuntamento, il tema dell’openness è stato centrale anche in altri interessanti momenti dei due giorni alle Stelline; tra i molti segnalo in particolare: Andrea Zanni (Presidente di WikiMedia Italia) che ha parlato delle biblioteche digitali partecipative nell’epoca di Wikipedia, Nicola Cavalli (editore) che ha parlato di biblioteche digitali partecipative e open access e dei loro possibili impatti sulla valutazione della ricerca e l’open access, Ivo Contursi (Progetto ALIADA) che ha approfondito le implicazione dei linked open data per aumentare l’interoperabilità semantica di biblioteche, musei ed istituzioni culturali.

In tempi record l’organizzazione del convegno ha realizzato un PDF con tutti gli atti del convegno. Segnalerei il link ma ho notato con sorpresa che non si tratta di una pubblicazione open access. Ecco, forse su quello si può ancora lavorare.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. FraEnrico

    “In tempo record” più o meno: le relazioni erano già pronte prima del convegno, e un volume che le raccoglieva era già distribuito ai relatori. Poi non so se i contenuti degli atti indicati sul sito sono gli stessi, ma suppongo di sì.

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