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Bigino sulla nuova tigre del web

HTTP si fa in /2

di

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23

feb

2015

Dopo oltre quindici anni, si rinnova il protocollo alla base dell’intero web. Vantaggi e grattacapi di una grande svolta.

Quasi un anno fa raccontavo di SPDY, inventato da Google per superare i limiti di HTTP. Per la mia munificenza non ne avrò a male se lo avete dimenticato, e se desiderate fare un clic e dare una ripassata fate pure, io vi aspetto qui.

Quel che importa, comunque, è che finalmente i supremi poteri dell’Internet nel febbraio 2015 hanno dato l’imprimatur ad HTTP/2, che è stato effettivamente basato sulle fondamenta di SPDY.

Il nuovo protocollo, che è destinato a regolare la trasmissione di ogni singola pagina sull’intero web, risolve alcuni annosi problemi e promette minore latenza (cioè minori attese quando chiediamo una pagina). Per i lettori che il web si limitano a sfogliarlo non c’è altro da sapere. Il consiglio è di tenere aggiornato il browser, ché già le prossime versioni di Chrome (40) e Firefox (36) supporteranno HTTP/2. Chi usa Safari dovrà forse attendere iOS 9 e chi usa Explorer sperare in Spartan. Grazie dell’attenzione, tante care cose, saluti a tutta la famiglia, via di qui.

Chi sta continuando a leggere dovrebbe avere un interesse meno superficiale nel web. Webmaster e webdesigner, creatori di contenuti ed editori, proprietari di siti web: ci sono cose che dovete sapere e cose che dovete fare per trasformare l’opportunità HTTP/2 in un concreto vantaggio. Cominciamo a pensarci riflettendo sul fatto che lo HTTP, che regola ogni scambio di informazioni tra un browser e un webserver, è un protocollo relativamente semplice definito negli anni Novanta.

Vignetta del sito XKCD, che si burla del protocollo HTTP presentandolo nei termini più complessi che siano possibili.

Un browser può tenere aperto l’accesso al server fino a 86.400 secondi al giorno. Se non basta, attivatevi presso lo IERS e potreste ottenere un secondo in più.

I miglioramenti della versione HTTP/2 debbono tenere testa alle nuove esigenze di questo secolo e in buona parte richiedono cambiamenti al nostro lavoro. Tanto per cominciare: il più diffuso software per webserver, Apache, non supporta nativamente HTTP/2. Bisogna installarci un modulo extra, chiamato mod_spdy. Se state usando nginx, la più popolare alternativa, siete già a cavallo. Se usate un terzo sistema avete un grattacapo per le mani.

Procediamo. Chrome 40 e Firefox 36 si rifiutano di accendere HTTP/2 se non avete un certificato HTTPS. HTTPS è ormai imprescindibile: se il vostro provider ancora non lo fornisce semplicemente chiedendo con un sorriso, giubilatelo.

E ancora. HTTP/2 manda immediatamente al browser l’intera pagina (HTML, CSS, JavaScript e immagini fondamentali) ma c’è bisogno che il vostro CMS impacchetti il tutto in un unico flusso. Al momento non lo fa nessuno, anche perché i linguaggi di programmazione come PHP non ne forniscono ancora il modo. C’è da tenere le orecchie rizze e il CMS aggiornato. Se ci pensate, webdesigner, questo significa che dovremo disimparare alcuni metodi di lavoro che oggi diamo per scontati, come il raggruppamento di molte icone in uno sprite o la creazione di un unico enorme file CSS anziché un piccolo CSS per tutto il sito e tanti aggiuntivi (uno per sezione o addirittura per singola pagina). Quest’ultima soluzione presenta evidenti vantaggi sotto HTTP/2.

Se il vostro sito manipola dati sensibili — uno home banking, per esempio — una forte raccomandazione contenuta nelle specifiche HTTP/2 è che venga spenta ogni compressione, perché in passato i suoi limiti sono stati usati per bucare la sicurezza di HTTPS.

Altri trucchi, consigli, opportunità e trappole certamente emergeranno nel prossimo futuro. Riparleremo quindi di HTTP/2 quando la sua diffusione comincerà a farsi interessante.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. Il web in un lAMPo | Apogeonline

    [...] e rendere più veloce il web. Han fatto la parte del leone quando s’è trattato di riscrivere il protocollo http; sono la voce grossa quando c’è da decidere cosa diventa (o non diventa) [...]

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