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Alla vigilia dell'Open Data Day

Dati chiusi? Ti sanziono

di

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20

feb

2015

Se la Pubblica Amministrazione tiene i dati chiusi nei faldoni, a poco serve l’open by default. O con le buone, o con le cattive.

Lo so, l’abbiamo già ribadito mille volte. L’innovazione (quella autentica) non si realizza mediante gli obblighi di legge in quanto tali bensì attraverso la predisposizione e la promozione di un’ecosistema favorevole.

Tuttavia, a volte bisogna rifarsi all’adagio a mali estremi, estremi rimedi e accettare che, nel caso di particolari resistenze, non resti che lo spauracchio della scadenza perentoria e della relativa sanzione. Quando non basta dire devi fare X e nemmeno devi fare X entro il giorno Y, ma bisogna sempre aggiungere se non ti adegui subirai la sanzione Z.

Così è stato anche nel tanto discusso caso degli open data pubblici. Dopo circa due anni dall’entrata in vigore del contorto meccanismo dell’open by default e dei principi della cosiddetta trasparenza della Pubblica Amministrazione, che sostanzialmente definivano le tipologie di dati da esporre obbligatoriamente, sono ancora tanti, troppi, gli enti che non si sono attivati. D’altronde, l’open by default agisce su ciò che è stato pubblicato (e per pubblicato si intende online) cercando di sfruttare positivamente l’inerzia delle PA nell’utilizzare licenze open; ma se le PA i dati se li tengono ben chiusi nei faldoni, lo scaltro meccanismo va a vuoto. Allora non resta che stabilire una data perentoria dopo la quale far scattare delle sanzioni.

Questa deadline, come stabilito dal decreto legislativo 90/2014 convertito in legge 114/2014 (articolo 24-quater), cadeva proprio in questi giorni, lunedì 16 febbraio; le sanzioni per gli enti trasgressori sono definite dall’articolo 19, comma 5, e consistono nel versamento di una somma compresa tra i mille e i diecimila euro.

A chi tocca ora prendere provvedimenti per rendere effettive queste disposizioni? L’Agenzia per l’Italia Digitale, che su questi temi svolge solo una funzione di monitoraggio, formazione e indirizzo delle PA, si è preoccupata di rendere pubblica nei mesi scorsi una lista delle amministrazioni inadempienti. L’attività più strettamente di controllo e irrogazione di sanzioni spetta invece all’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), perché in effetti la poca trasparenza e la corruzione spesso vanno a braccetto.

Conclude così Giorgio Mancosu nella sua lucidissima analisi pubblicata nei giorni scorsi:

Sulla via italiana all’Open Data, già soggetta all’occhio vigile del quisque de populo (grazie all’accesso civico) e alla regia dell’AgID, da oggi troveremo anche “i poliziotti” dell’Anac. Resta da vedere se ciò basterà ad imprimere sufficiente effettività all’art. 52 del CAD, oppure se anche le pratiche Open Data saranno vissute dalle amministrazioni come l’ennesimo adempimento da soddisfare solo superficialmente o, ancor peggio, da eludere con destrezza.

In effetti, nonostante i grandi passi fatti in soli due/tre anni, di lavoro su questo fronte ce n’è ancora da fare. Un lavoro che, dalla mia ottica, parte anche dalla divulgazione e sensibilizzazione.

Il caso ha poi voluto che questa scadenza cadesse nella settimana della giornata internazionale dedicata ai dati aperti, l’Open Data Day. Quindi domani, se avete la fortuna di essere in una delle città (in verità un po’ pochine rispetto all’anno scorso) che organizzano un evento, passate a farvi un po’ di cultura. In alternativa potete seguire quasi tutto in streaming attraverso il sito ufficiale dell’evento o seguire l’hashtag #ODDIT15.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0 .




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. Fatturare così, per sport | Apogeonline

    [...] Dov’è il trucco? Semplice: non sempre basta dire che qualcosa è obbligatorio o vietato, ma bisogna stabilire in modo chiaro e perentorio una sanzione a carico di chi non si adegua. E a volte anche quando le sanzioni ci sono, non sempre sono un sufficiente deterrente. È notizia dei giorni scorsi che molti comuni italiani sono stati sanzionati per non aver rispettato le norme sulla trasparenza e sull’open data. [...]

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