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Per una acca in più

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11

feb

2015

Entrano in campo un nuovo standard per i video digitali e mille trabocchetti per chi volesse provare ad usarlo.

Mi ricordo ancora oggi, nitidamente, la prima volta in cui sentii parlare dello standard H.264, poco più di dieci anni fa. L’anno era il 2004 e Steve Jobs lasciò la sua platea (me compreso) a bocca aperta mostrando un monitor da trenta pollici con un video ad alta definizione a tutto schermo. Quel modo nuovo di fare video digitali oggi è impresso a fuoco (anzi, con litografia ai raggi X) nelle circuiterie di tutti i lettori Blu-Ray, calcolatori, tablet e smartphone al mondo.

Siamo fermi ai film sfocati, con solo 24 fotogrammi al secondo, perché la gente (confrontando le videocamere da 60 fps) associa un buon video con tanti scatti a qualcosa di 'finto'.

La tecnologia non si ferma quasi mai a riposare sugli allori e oggi abbiamo il successore di H.264. È stato etichettato con pochissima fantasia H.265 ma i suoi creatori preferiscono il nome HEVC, sigla di High Efficiency Video Coding. Banalizzando un filo la questione, il nuovo sistema porta con sé miglioramenti tali per cui, se voi prendete un video originale e lo codificate col nuovo sistema, risparmiate un 40 percento di spazio a parità di qualità del prodotto finale.

Chi distribuisce parecchio video in streaming dal suo sito sfoggerà un largo sorriso all’idea di risparmiare il 40 percento nelle fatture verso CloudFront (o la sua rete CDN di distribuzione favorita, quale che sia).

Chi non vuole rinunciare alla qualità, e sino ad oggi non ha visto alternative al sistema Blu-Ray, indiscutibile campione per eccellenza dei risultati, vede la luce alla fine del tunnel.

È la soluzione giusta al momento giusto. Quel che ci vuole in un mondo in cui i televisori diventano sempre più grandi e sempre più gente vuole scaricare i film via Internet. Proprio quando cominciavano a non bastare più per uso domestico le normali connessioni da cento megabit per secondo che oggi vengono offerte anche nelle città e nelle campagne (tranne che in poche nazioni, marginali e barbariche).

Noi poveri webmaster però, come sempre, siamo presi in mezzo al guado perché il supporto arriva in spizzichi e bocconi. Apple l’ha già aggiunto in iOS 8 (per ora solo in Facetime e non ancora in Safari, ma il grosso del lavoro è fatto). Google ci arriva in Android 5.0 e quindi nell’ultimissimo Chrome, accessibile mentre scrivo solo all’un per mille degli utenti, ma destinato solo ad aumentare. Ma Firefox vuol solo sentir parlare di sistemi open source e quindi per ora spinge un sistema diverso ma non troppo chiamato VP9. Quindi chi oggi scomoda santi e madonne perché gli tocca inserire nel suo tag <video> dell’HTML due copie di ogni video (H.264 e Ogg Vorbis) non troverà la salvezza dell’anima domani e probabilmente dovrà codificare anche in futuro per due volte, in H.265 e VP9.

Ci vediamo all’inferno. Se arrivo io per primo vi tengo un posto in caldo.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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