Droniporti e droni da riporto

Amore, vuoi spostarmi?

di

thumbnail

16

gen

2015

Oltreoceano si muovono i militari, di qua si finanziano e realizzano aggeggi non più grandi di un anello di fidanzamento.

Gray Eagle, a disposizione dell’esercito degli Stati Uniti, è lungo poco più di una berlina e ha apertura alare di circa quattro metri; può volare a quasi cinque chilometri di altezza su distanze di un centinaio di chilometri dal decollo.

Viene pilotato da specialisti seduti in un bunker blindato, o in uno scomodo container mobile di un centro operativo di controllo che può essere posizionato ovunque nel mondo. Può essere utilizzato come veicolo d’attacco, di sorveglianza, di rilevamento e distruzione di mine o come ponte radio per gli usi più diversi.

Controlli Predator

Sono in volo, ma pranzano a casa.

Non desta troppa meraviglia, quindi, che anche la crescente flotta di droni necessiti di un vero aeroporto presso cui recarsi per le revisioni, il rimessaggio e quant’altro possa riguardare macchine così complesse. È quanto sta avvenendo alla periferia di El Paso, in Texas, dove il bando d’appalto per una base dedicata ai droni ha premiato il vincitore con la consistente cifra di 33 milioni di dollari.

Non tutti sono d’accordo su queste operazioni, come sempre accade quando le implicazioni riguardano la vita di molte persone.

Stop ai droni

La tecnologia spiazza e mette in piazza.

Inevitabilmente la tecnologia sorprende sempre le nostre consolidate visioni del mondo e perfino i nuovi piloti di questi gioielli tecnologici devono fare i conti con nuovi modi di pensare, come riporta il blog Foreign Policy in un’intervista a uno di loro:

Soffriamo di stress unici al volante di un drone, in particolare per la possibilità di transizione immediata tra una missione e la vita regolare. Quando mi infilo in un aereo con equipaggio, sono isolato in una base per mesi. […] In un’operazione con un drone, basta fare un passo fuori dal centro di controllo e capire di essere in un altro mondo. Esco e vado a pranzo da mia moglie, o a vedere una partita di calcio di mio figlio. […] Inevitabilmente, i droni cambieranno la guerra. Tra dieci anni le cose che facciamo oggi sembreranno quasi primitive. Ciò che oggi noi chiamiamo pilotare, cambierà.

In piccolo, molto più in piccolo, ce ne accorgiamo anche noi. È sufficiente guardare il progetto inglese di un nano-drone, che richiedendo di essere finanziato con 125 mila sterline ne ha raccolte più di due milioni, quasi tre milioni di euro.

Zano

Amore, vuoi spostarmi?

Si chiama Zano e sta in un palmo. Sarà commercializzato in una scatola che richiama molto un portagioiello, ma la preziosità è legata alle prestazioni. Pilotabile da remoto tramite un cellulare o un tablet, contiene un’impressionante serie di sensori, una telecamera in alta definizione le cui immagini si possono inviare direttamente ai social network, tutte le opzioni di sicurezza e di ritorno automatico alla base in caso di difficoltà e la funzione seguimi, che lo tiene a distanza fissa dal nostro dispositivo di controllo ovunque ci rechiamo.

Vuoi spostarmi? Ti seguirò in capo al mondo. E, pare, lo farà per meno di 200 euro, prezzo al pubblico.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

In Rete: viviscienza.it

Letto 2.951 volte | Tag: , , ,

Lascia il tuo commento