Biomaker sul fronte

A tempo di Ebola

di

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07

gen

2015

Progetti open source a sfondo biologico vengono finanziati con abbondanza e promettono progressi insospettabili.

Quando i computer personali erano per pochi, la massima aspirazione di un appassionato di tecnologia elettronica era un oscilloscopio. Poter vedere cosa accade nel tempo ai flussi di energia in un circuito dava il fascino della scoperta.

Una possibilità di indagare gli invisibili fenomeni fisici che fanno del mistero della natura un’attrattiva assoluta per qualunque spirito curioso. Lo scoglio era il costo. La fortuna di lavorare in laboratori attrezzati non era di tutti e chi viveva la sua fame tecnologica come semplice passione rimaneva spesso a guardare le vetrine sognando di poter giocare con quello schermo verde circondato da manopoline.

Cambiano i tempi, oggi gli oscilloscopi digitali si trovano tascabili a poco più di cinquanta dollari (consegna in tre settimane da un qualunque sito di ciarpame cinese), ma i desideri non si fermano e si trasferiscono su altre tecnologie di frontiera. Una per tutte: la biologia.

BioCurios

Al lavoro presso BioCurious.org: open lab per BioMaker.

Dei biomaker abbiamo già accennato e così pure di biohacker di frontiera. Possiamo ragionevolmente credere che anche questa curiosità abbia i suoi totem e ci pare di individuarne uno: il termociclatore per DNA.

L’apparecchio mette in grado di replicare le sequenze di DNA che si prelevano in quantità infinitesime per ottenere materiale utile all’analisi e al riconoscimento. Quello che tutti i laboratori di polizia scientifica effettuano quotidianamente sotto il nome tecnico di PCR (Reazione a catena della polimerasi) e che quotidiani e serial televisivi ci propinano come riconoscimento del DNA.

Quale biomaker non vorrebbe averne uno, economico, a disposizione? Apparecchi da migliaia di euro sono facili da trovare, ma ciò che manca è l’Arduino del caso: un sistema open source, replicabile, a basso prezzo, disponibile in rete, professionale nei risultati.

A dirla tutta non è che non ci fosse: una raccolta fondi di Kickstarter ne aveva già finanziato un progetto da circa 12 mila dollari, per un apparecchio che oggi si trova a poco meno di 600 dollari.

Comunque a volte capita che la volontà di fare meglio sia nuovamente premiata e il progetto Open qPCR ne è la dimostrazione. Concluso da poche settimane, ha raccolto oltre 200 mila dollari a fronte di una richiesta di 50 mila, per un sistema che in quanto a caratteristiche può egregiamente affrontare le attuali sfide biologiche. Così si è espresso il fondatore di Chai Biotechnologies, Josh Perfetto (@jperfetto):

La cosa per me interessante è che le persone che desiderano distribuire decine di macchine in tutta l’Africa occidentale, stanno venendo da noi piuttosto che rivolgersi ai produttori più affermati. Open qPCR non ha certamente le caratteristiche delle macchine più costose, ma si comporta in modo più che ragionevole a un prezzo che è perfetto per la loro situazione.

Un’affermazione che in tempi di Ebola promette molto più che un sogno per appassionati.

Open qPCR

Open qPCR al lavoro, una sfida anche per Ebola.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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