L'un contro l'altra male armate

Rincorsa a tutti i costi

di

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05

dic

2014

Quando le grandi multinazionali fanno a gara per presentare soluzioni per concorrenza sterile, senza essere preparate.

Con un costo non dovuto a ricerca e sviluppo, ma da campagne marketing e dal convincere i clienti a dar loro i propri guadagni investendo in tecnologia che è tutto tranne che funzionante o pronta per entrare in produzione.

Quanti hanno avuto la sensazione di fare da beta tester paganti (e non pagati) per le varie compagnie? Io spesso, tant’è che non compro quasi mai le ultime novità e aspetto sempre qualche mese che il prodotto si assesti, lasciando il debugging agli altri. Il problema è che non si tratta di vino che deve decantare, ma di tecnologia che gli early adopter spesso pagano più del dovuto e di cui fanno anche le spese.

Facciamo qualche esempio. Ora vanno molto di moda le VDI (Virtual Desktop Infrastructure). Tenere il PC sulla scrivania non è più fashion, né trendy. Meglio un piccolo terminale, che non fa rumore e si cambia solo nel momento in cui è rotto. Oltretutto con una VDI puoi lavorare da praticamente ovunque come se fossi in ufficio.

(Io non ci credevo, ma il mio collega ha rotto talmente che ha imposto VDI in tutto l’ufficio. Beh, devo dire che è una gran comodità. Ora la presenza fisica in ufficio è del tutto svincolata dal normale lavoro di routine).

La regina delle VDI è certamente Citrix. Non tutti ricorderanno che ha iniziato con un hack di OS/2 di IBM per renderlo multiutente e un protocollo molto ottimizzato (ICA) che permetteva una connessione grafica anche via modem. Da allora strada ne ha fatta e ora con XenApp ha una soluzione integrata in grado di pubblicare applicazioni, desktop o VDI con risultati quasi eccelsi. Vmware ha cercato di recuperare il tempo perduto e, prima con View e poi con Horizon, ha presentato un prodotto molto interessante e basato anch’essa su un ottimo protocollo (PCoIP) che può anche essere accelerato in hardware con le schede Teradici.

Oracle da un po’ cerca di entrare nel mercato della virtualizzazione. Ha sia un prodotto da banco, ovvero VirtualBox, buono per una virtualizzazione casalinga, sia una soluzione più o meno integrata nota come Oracle Virtual server for x86.

Non è la soluzione più semplice del mondo da installare, né tanto meno la più intuitiva, ma funziona e spesso è meglio di una soluzione totalmente open source semplicemente perché ha un supporto hardware con i fiocchi (per esempio, ho provato ad installare Proxmox su una infrastruttura blade Fujitsu con boot su storage. Un bagno di sangue. Con Oracle in due ore il tutto era funzionante).

Ma Oracle non aveva una soluzione integrata per la gestione delle VDI e quindi ha deciso di colmare il gap, costi quello che costi (a noi).

Il marchio non fa la qualità

Così è uscita con Oracle Virtual Desktop Infrastructure. In teoria dovrebbe essere una soluzione di classe enterprise (con caratteristiche che ne permettono l’adozione su sistemi critici, come la possibilità di andare in High Availability) con il marchio Oracle. Ma così come una bruttissima borsa, anche se marchiata Luis Vuitton, rimane una bruttissima borsa, anche in questo caso un accrocchio al limite dell’imbarazzante non si trasforma in enterprise class. Perché il tutto altro non è che Unbreakable Enterprise Kernel (la versione Oracle di Red Hat Enterprise) con sopra VirtualBox e una bella interfaccia grafica per il deploy delle macchine virtuali tramite golden image.

Ci sono progetti open che sono infinitamente meglio (date un occhio a Cantivo per esempio). Con tutto il rispetto per VirtualBox (che uso) non è certo il prodotto che ti permette di far girare decine di VDI, non fosse altro perché non supporta alcun tipo di High Availability.

Altro esempio, QNAP contro Synology. Entrambi ottimi produttori di NAS per tutte le tasche, si sono sempre fatti spietata concorrenza. Due anni fa Synology è uscita con DSM 5 che, pur non essendo esente da difetti, è stato un balzo avanti notevole. QNAP ha ovviamente fatto di tutto per replicare e quindi se ne è uscita con la versione 4 del proprio sistema operativo in fretta e furia. Un disastro annunciato. Provate ad installare un pacchetto per espandere le funzionalità del NAS, come Mail Server, e provate a vedere se riuscite a farlo funzionare senza imprecare.

A questo si aggiungono i consulenti Mi sento fortunato, che per fare scouting di tecnologie inseriscono quattro keyword su Google e non vanno oltre una rapida lettura dei primi quattro risultati, ovviamente senza degnarsi di testarne uno. Però creano grandi PowerPoint pieni di effetti speciali per convincervi che hanno compiuto una scelta molto oculata.

Finisce che molte aziende grandi e piccole si trovano non solo a fare da beta tester paganti ma, pur in periodo di crisi, buttano migliaia di euro in soluzioni raffazzonate solo perché hanno un buon marchio dietro e una presentazione altisonante oppure perché raccomandate da qualche sedicente esperto. No, decisamente non ci siamo.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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