14 Commenti

La qualità vince (un po' di più)

SEO torto ditemelo

di

thumbnail

07

nov

2014

Caro Accomazzi, potrebbe gentilmente agitare la bacchetta magica e far sì che Google mi posizioni meglio? Nossignora.

C’era una volta il SEO, ottimizzazione del sito per farlo ben figurare sui motori di ricerca. L’esperto SEO aveva imparato una sola cosa, ma bene: Google (e compagnia) giudica una pagina secondo quanti e quali link esterni la raggiungono.

Quindi l’uomo SEO si faceva pagare per creare in qualche modo link in ingresso verso le pagine del cliente. Alcuni creavano intere reti di siti satellite fittizi, di poche pagine ciascuno, con l’unico scopo reale di posizionarvi link alle pagine da spingere. Funzionava.

Nel SEO, come in una partita a scacchi, per giocare bene bisogna immedesimarsi nei panni dell’antagonista. Chiediamoci: qual è il mestiere di Google? Loro ci guadagnano se chi cerca — per fare un esempio — torta al limone trova al primo posto la ricetta più gustosa opera dello chef più bravo al mondo. E a fianco la pubblicità di una qualsiasi indiustria dolciaria, quella disposta a dar più soldi a Google. Quanto più i risultati si avvicinano a questo ideale, tanti più soldi Google guadagna. Quest’anno intascheranno qualcosa come quaranta miliardi, quindi potete star certi che ci lavorano tanto e bene.

Nel 2012 Google ha introdotto il concetto di link innaturali. In sostanza, qualsiasi link in ingresso verso la vostra pagina che Google sospetta abbiate piazzato voi conta poco, nulla, di recente addirittura ha un peso negativo. Nel caso della strategia SEO menzionata all’inizio, Google scopre chi ha registrato i siti satellite con una ricerca whois; nota che nessun sito reale contiene link verso di essi; trac, scatta la punizione. L’aggiornamento Panda 4.1 di Google, che il gigante di Mountain View ha messo in linea il 25 settembre 2014, fa un altro bel passo avanti in questo senso:

Ascoltando gli utilizzatori (e i webmaster!) siamo riusciti a scoprire altri segnali che aiutano Panda a identificare con maggiore precisione contenuto di bassa qualità. Questo genera più diversità e fa salire in classifica siti piccoli e medi di alta qualità, che è una buona cosa.

Ciò non impedisce a chi si era inventato esperto SEO di provare ancor oggi a mettere assieme il pranzo e la cena andando dagli imprenditori, promettendo miracoli e intascando indebitamente parcelle. La verità è che oggi questi signori quasi sempre fanno solo cambiare al webmaster dei loro clienti il testo e la posizione delle pagine, fattori che ormai contano come il due di picche a briscola. Al più mettono in piedi campagne AdWords, cioè comprano pubblicità e visitatori, il che funziona solo sinché il flusso di denaro verso le casse di Google continua. Pochissimi conoscono davvero il mestiere, e costoro oggigiorno possono lavorare solo manipolando in continuazione il sito, sperimentando, chiedendo cambiamenti strutturali e investimenti sul contenuto al cliente.

Chi vuole aumentare i visitatori al proprio sito attraverso i motori di ricerca dovrebbe innanzitutto chiedersi perché lo desidera (torneremo presto sull’argomento). Rendersi conto che per diventare più autorevole e scalare le classifiche ha solo bisogno di link in ingresso da siti autorevoli, ricchi di materiale originale aggiornato quotidianamente, e agire di conseguenza. Esemplifichiamo? Un buon sistema potrebbe essere accettare il ruolo di articolista per Feltrinelli Editore, non pretendere tanto di cachet, ma chiedere che la propria azienda venga citata — e linkata — in calce agli articoli. Appunto, materiale originale ben scritto che appare sul sito di un editore importante con aggiornamenti quotidiani. E il gioco è fatto.

Link in ingresso

Il metodo SEO migliore è capire come lavora Google e collaborarci.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

Letto 5.485 volte | Tag: , , , ,

14 commenti

  1. Elio

    Complimenti davvero. Un modo straordinario di banalizzare un argomento complesso sul quale, evidentemente, circola ancora parecchia ignoranza. Alla grande!

  2. Raffaele conte

    Non per essere ripetitivo o diffamatorio, ma di cosa stai parlando?

    Capisco che l’argomento è complesso e non può essere racchiuso in un articolo, ma qui mi sembra che semplifichi e banalizzi troppo.
    Credo che alla fine la non professionalità sia una scelta di chi ha scritto l’articolo :-)

  3. Lucio Bragagnolo

    Certamente c’è semplificazione, banalizzazione non direi. Lascio la parola a Luca Accomazzi se ritiene di voler replicare. :-)

  4. Luca Accomazzi

    Nel limite dello spazio a disposizione mi pare di aver presentato e argomentato un singolo concetto in modo chiaro, e cioé che non ci sono scorciatoie per chi vuole che Google lo tratti bene, e chi sostiene il contrario millanta.
    Dove sta l’errore, a tuo parere, caro Raffaele e perché? Dissentire senza spiegarlo lascia solo il sospetto che chi dissente appartenga alla deprecata categoria di cui parlavo, quelli che vendono scorciatoie che non funzionano (più)…

  5. Una pagina da URLo | Apogeonline

    [...] una settimana fa ho sostenuto che chi, ancora oggi, si presenta alle imprese come esperto SEO è, bene che vada, uno di quei [...]

  6. Roberto

    Certo che di incompetenti ce ne sono tanti in giro, vero sig. Accomazzi? Dove ha imparato la SEO? Sul retro delle Dixi?

  7. Andrea

    Bene…

    Ipotizziamo quindi che come hai suggerito Feltrinelli permetta ai suoi articolisti di scrivere articoli e mettere in calce tanti bei link.

    Non avendo un SEO non sa che questa pratica è totalmente scorrette, non sa che serve l’attributo “nofollow” e quindi si becca una bella penalizzazione.

    Trovo l’articolo quindi altamente disinformato e fuorviante. È come se dicessi a che cosa servono i programmatori tanto c’è WordPress.

    Buona SEO a tutti!

  8. Giacomo

    Forse non ho capito bene. Il SEO a suo dire era uno spammer cialtrone e truffatore, il cui unico scopo era prendere link a destra e sinistra per far salire in serp il sito del suo cliente.

    Ora è invece uno spammer più selettivo, cerca sempre link ma solo da siti autorevoli. E’ questo il messaggio che vuole passare?

  9. giovanni sacheli

    si hai torto, te lo sto dicendo

  10. melchiorre

    La SEO è complessa e mutevole. Ci sono più’ di 200 fattori che la regolano e nessuno può affermare di conoscerli con certezza, chi detta le regole è Google. Come riassume Luca, Google vuole fornire un servizio (la ricerca) di qualità in modo da poter vendere la pubblicità (adwords, adsense). Il compito di un SEO è quello di ottimizzare i siti web e sensibilizzare i proprietari a farlo. Quanti siti sono ottimizzati? Molto pochi, soprattutto in Italia. L’ottimizzazione e la realizzazione di contenuti di qualità e la strada maestra che un SEO deve cercare di fare comprendere a chi vuol fare del web un business.

  11. La via alta, la via bassa | Apogeonline

    [...] fibre ottiche di tutte le compagnie telefoniche, per la massima velocità possibile. Non si cercano esperti SEO, ma autori di contenuti che attirino link e visitatori. Non grafici ma esperti di esperienza utente [...]

  12. Egidio Imbrogno

    mmm… Mi pare di leggere un pochino di confusione in questo articolo. La SEO non è morta, anzi… e non si limita ai soli link e popolarità acquisita (fattori off-site). Oggi più che mai: sicurezza, mobile. performance, user expirence ecc.. sono sempre più integrate in abito SEO e sono processi utilissimi oltre che basilari per la NUOVA SEO. Mi sembra di leggere un articolo un pò catastrofico ;-)

  13. Egidio Imbrogno

    mmm… Mi pare di leggere un pochino di confusione in questo articolo. La SEO non è morta, anzi… e non si limita ai soli link e popolarità acquisita (fattori off-site). Oggi più che mai: sicurezza, mobile. performance, user expirence ecc.. sono sempre più integrate in abito SEO e sono processi utilissimi oltre che basilari per la NUOVA SEO. Mi sembra di leggere un articolo un pò catastrofico ;-)

  14. Consulente SEO Milano

    Un modo straordinario di banalizzare un argomento complesso:)Ci sono più’ di 200 fattori che la regolano e nessuno può affermare di conoscerli con certezza. La SEO non è morta, anzi… e non si limita ai soli link e popolarità acquisita. Oggi più che mai:user search intent!

Lascia il tuo commento