Segnalare cattivi, informarsi sui buoni

Aprire i formati della PA

di

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26

set

2014

L’impegno di formati aperti nella pubblica amministrazione, pur essendo obbligo di legge, deve venire promosso e sollecitato..

Quando mi trovo a dover spiegare e far capire realmente l’importanza dei formati aperti nel settore pubblico uso sempre un esempio che, utilizzando un’ambientazione un po’ delicata, risulta quasi sempre efficace.

Immaginate un paziente ricoverato presso l’ospedale X e bisognoso di un intervento d’urgenza un po’ particolare; si decide quindi di trasferirlo presso l’ospedale Y più attrezzato e avanzato. Il paziente viene prelevato in fretta e furia tramite elicottero e per non perdere ulteriore tempo i medici dell’ospedale X inviano via email all’ospedale Y la cartella clinica del paziente. Il paziente arriva finalmente in sala operatoria, i medici dell’ospedale Y sono pronti per l’intervento ma la cartella clinica non c’è, dato che nell’ospedale Y si utilizza un software diverso rispetto all’ospedale X. Il paziente, in attesa che la cartella clinica arrivi in formato cartaceo, muore.

Questo esempio dimostra l’importanza dell’interoperabilità dei formati tra due diverse pubbliche amministrazioni. Poi però c’è anche il lato del rapporto tra pubbliche amministrazioni e cittadini, non meno importante. Anche per quello ho pronto un esempio abbastanza efficace.

Immaginate un concorso pubblico per la progettazione di un nuovo ponte, in cui è richiesto che gli studi di architettura presentino il progetto sotto forma di file digitale ma utilizzando uno specifico formato proprietario. Dal momento che solo un software può gestire correttamente quel formato, tutti i dieci studi che voglio partecipare al concorso devono comprare la licenza spendendo qualche migliaia di euro. Alla fine però solo uno di loro vincerà e potrà effettivamente rientrare della spesa.

Ma non c’è nemmeno bisogno di trovarsi in situazioni così specifiche e comunque da addetti ai lavori, per percepire il disagio portato dalla sciagurata abitudine di utilizzare formati proprietari anche in ambito pubblico. Infatti basta che una pubblica amministrazione pubblichi informazioni istituzionali in formati proprietari per far sì che i cittadini non siano in grado di leggerle e fruirle correttamente.

Tra l’altro non è più solo una questione di buon senso (che a mio avviso basterebbe), bensì un obbligo giuridico. Come abbiamo già spiegato più volte (e anche di recente), l’uso di formati aperti da parte delle pubbliche amministrazioni è un obbligo stabilito per legge, a livello sia di normativa europea sia di normativa italiana; normative che però vengono tranquillamente ignorate.

Per questo è nata un’iniziativa come FixMyDocuments.eu: un sito grazie a cui è possibile segnalare pubblicamente tutti i casi di mancato rispetto di questi principi, quanto meno nei confronti di quelle PA che hanno preso un pubblico impegno a sostenere il formato ODF. Come emerge dal sito,

FixMyDocuments.eu si pone l’obiettivo di aiutare le amministrazioni pubbliche europee che hanno deciso di sostenere gli ODF a implementare la loro scelta, documentando, registrando e segnalando online la loro conformità. Chiunque può segnalare pagine web pubbliche non conformi, le quali verranno poi controllate e aggiunte alla lista aggiornata settimanalmente.

Non solo segnalazioni e lamentele, però. Grazie a questa iniziativa promossa da Openforum Europe, è possibile anche informarsi in generale sul concetto di open format e attivarsi in prima persona per fare sensibilizzazione e informazione sul tema; ad esempio firmando un’apposita petizione per chiedere alle istituzioni pubbliche in Europa di sostenere i formati di documenti aperti.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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