Un po' diritto sui generis, un po' fair use

Frontiera e creatività

di

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01

set

2014

Le giornate delle fondazioni, a contatto con fondatori di Wikipedia e difensori dei diritti dei cittadini nel mondo digitale.

Nella mia esperienza californiana non potevano mancare visite legate al mondo open. Perché non di solo business vive l’innovazione, ma di ogni piccola realtà no profit impegnata nella diffusione e promozione della cultura libera.

D’altronde non è proprio un caso che io nel 2011 sia capitato da queste parti. Infatti avrei volentieri rimesso piede nella sede di Creative Commons in Second Street, dove ho trascorso quasi tre mesi, ma ora tutto si è spostato in piena Valley, a Mountain View (anche detta Google Town).

In compenso questa settimana ho avuto modo di fare un’incursione nelle sedi di altre due realtà di primaria importanza, rimaste qui in città e quindi più facilmente raggiungibili. Non solo: il caso ha voluto che incontrassi alcuni di loro il sabato precedente mentre ero in visita al progetto Shaping San Francisco. O forse più che al caso dovremmo imputare l’incontro al concetto di massa critica su cui disquisivo nel primo articolo di questa serie. In questa città (che abbiamo definito piccola) possono davvero emergere connessioni che non ti aspetteresti e sanno stupirti positivamente.

Wikimedia Foundation

Lunedì 25 è il giorno della mia visita alla sede centrale di Wikimedia Foundation, situata in downtown in New Montgomery Street, a fianco agli edifici della Academy of Art. Il mio contatto è Luis Villa, avvocato uscito da un’università prestigiosa come la Columbia, passato per Open Source Initiative e attualmente deputy presso il dipartimento legale di Wikimedia.

Ho già avuto modo di incrociarlo virtualmente in alcune mailing list dedicate al mondo dell’open licensing ma è la prima volta che lo incontro di persona. Il nome e i lineamenti tradiscono un’origine latina ma mi racconta di essere nato e cresciuto a Miami, per poi trasferirsi per motivi di studio nell’area di New York e infine arrivare sulla West Coast in questi ultimi anni. Devo aspettarlo qualche minuto perché – mi spiega – è impegnato in alcuni colloqui. Sta infatti selezionando alcune nuove risorse per l’area legale.

A volte capita che ai colloqui si presenti gente con estremo entusiasmo e ammirazione per l’attività di Wikimedia, ma purtroppo mi tocca spiegare fin da subito che lavorare nel mio dipartimento significa occuparsi della parte forse più noiosa, meno creativa.

Mi porta subito ad un coffee shop lì sotto per una chiacchierata più rilassata. Ma purtroppo siamo giuristi e presto finiamo a parlare del cosiddetto diritto sui generis che in Europa rende ancora più spigoloso l’enforcement del copyright in ambito digitale e lui mi fa capire come quel diritto possa suonare strano e difficilmente inquadrabile agli occhi di un legale d’oltreoceano. Io non posso fare altro che concordare e alzare le spalle in segno di impotenza.

Dopo il caffè, saliamo nuovamente e compiamo un tour degli uffici. La sede è distribuita su due interi piani dell’edificio e devo ammettere che me la immaginavo più piccola. Luis mi spiega invece che a Wikimedia ad oggi lavorano stabilmente circa 190 persone e poco più di metà stanno lì, mentre le altre sono dislocate nel resto del mondo.

Mi lascia scattare alcune foto in giro per gli uffici e mi regala una copia dell’ottimo libro How Wikipedia Works And How You Can Be a Part of It. Ancora il tempo per una istantanea insieme con il logo di Wikipedia (progetto fiore all’occhiello della Foundation) e ci salutiamo.

Due avvocati e una Fondazione.

Due avvocati e una Fondazione.

Electronic Frontier Foundation

Solo il giorno dopo è la volta della visita ad un altro ente no profit che si è sempre distinto in prima linea per le battaglie in difesa delle libertà digitali e dei diritti dei cittadini di Internet: Electronic Frontier Foundation.

Il caso (questa volta davvero) ha voluto che il mio residence si trovi proprio nell’isolato a fianco a quello della loro sede. Si tratta di una zona residenziale, quella tra il Civic Center e Japan Town, e infatti la sede altro non è che una bella villa a schiera in stile vittoriano riadattata a uso ufficio. L’ambiente infatti si mostra fin dall’ingresso davvero accogliente e rilassante, con molte aree lounge e un bellissimo terrazzo.

Il mio contatto non è un legale ma un designer: si chiama Hugh D’Andrade e mi è stato gentilmente segnalato da un amico in comune. Ciò nonostante anche con lui il focus della conversazione vira presto su temi di carattere legale, non appena gli parlo del mio background e della mia internship a Creative Commons. Mi mostra alcune sue opere che abbelliscono l’accogliente edificio: murales con protagonista un gatto e dedicati ad alcuni leit motiv della cultura libera: uno dedicato al fair use, uno alla libertà di parola e uno alla tutela della privacy (che però mi chiede di non fotografare perché non ancora finito).

Hugo D'Andrade e Simone Aliprandi

Un mural che mette tutti d’accordo.

Colgo l’occasione per fargli notare che in buona parte dei Paesi europei non esiste la dottrina del fair use e lui, pur essendone a conoscenza, mi chiede come facciamo a gestire le situazioni borderline di uso legittimo di opere creative. Gli spiego che al posto di un principio generale, c’è un bell’elenco dettagliato di eccezioni e di volta in volta bisogna capire se le singole situazioni possono o meno rientrare in uno di quei casi.

Con una tazza di tè in mano mi porta in giro per i due piani dell’edificio e – ovviamente – mi presenta alcuni del dipartimento legale. Quando arriva il momento di salutarci mi regala una bella maglietta con il motto che contraddistingue eloquentemente l’attività di EFF:

Defending your rights in the digital world.

Quale miglior souvenir di questi #30SFdays?

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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