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Dalla fiction all'interaction (design)

Il tocco di Hollywood

di

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30

lug

2014

Gesti delle mani e comandi vocali. Le nuove interazioni con il digitale sono ispirate dal mondo del cinema. O viceversa?

Quanti hanno visto Minority Report, film del 2002 diretto da Steven Spielberg? Il protagonista interpretato da Tom Cruise poteva interagire tramite guanti con una interfaccia semitrasparente mostrata su una parete invisibile.

Molto è stato già realizzato dalla tecnologia e dall’Interaction Design. In diverse mostre è possibile interagire con tavoli sui quali è proiettata una immagine. Al solo passaggio della mano sulla superficie del tavolo succede di tutto, come per magia!

Questa tecnica suscita stupore anche, per esempio, in alcuni aeroporti dove il passeggero vede una parete sulla quale appare proiettata una pubblicità. Al suo passaggio le immagini cambiano e lo spot si anima.

L’obiettivo di Thalmic Lab è però diverso. Indossando un particolare braccialetto chiamato Myo, già alla sua seconda versione prototipale, è possibile percepire i movimenti dei tendini e dei muscoli coinvolti quando si muovono la mano e le dita. L’inclusione del braccialetto in pazienti con particolari patologie motorie o che hanno dovuto subire la perdita di un arto, rappresenterebbe una nuova frontiera medicale.

Come si vede nel filmato dimostrativo, noi italiani potremmo forse perdere il primato di maggiori gesticolatori del mondo.

Ma una cosa è certa! Questo traguardo farà evolvere enormemente l’interazione-uomo macchina. Se infatti fino ad oggi per interagire con una interfaccia abbiamo sempre dovuto prima muovere oggetti (il mouse) e poi toccare icone e pulsanti con le dita (schermi a tocco) fino a muovere il corpo (Kinect), ora sarà possibile eseguire movimenti di precisione con la mano e le dita per comandare un dispositivo.

Mi piace pensare che il team di Thalmic si sia fatto ispirare dal mondo del cinema e dai telefilm. È all’ordine del giorno vedere streghe, maghi e supereroi spostare oggetti e compiere magie semplicemente muovendo le mani. Rappresentazione dell’interazione con l’ambiente che è parte dell’immaginario collettivo delle persone e che lascia a bocca aperta grandi e piccini. E che diventa realtà concreta a costo accessibile con Myo.

Il pensiero verso altre modalità di interazione che non coinvolgano le dita è più che naturale. Basti pensare a Siri nell’ultima versione del sistema operativo dell’iPhone. Se infatti dovessi prendere come esempio HER di Spike Jonze (2013), direi che si è fatto ispirare da Siri di Apple e che, così come Myo della Thalmic, un giorno potrà diventare la compagna di qualcuno (triste risvolto).

Viene naturale citare il capitano Kirk di Star Trek che comunicava con l’equipaggio tramite il tricorder, precursore ideale del telefono cellulare. Apparecchio fantascientifico cui magari si sono ispirati i progettisti di Motorola per realizzare, a metà anni novanta, il primo telefonino.

Odissea nei brevetti

Tutti ricordiamo la lite legale tra Apple e Samsung attorno alla paternità del concetto di interfaccia touch applicata a smartphone e tablet.

In quella occasione Samsung ha sfruttato uno dei film più famosi della storia del cinema, 2001: odissea nello spazio, che a fine anni sessanta mostra il prototipo cinematografico di iPad (quest’ultimo annunciato da Apple a gennaio 2010). Così Samsung ha designato il regista Stanley Kubrick come il vero padre biologico del tablet!

Se Kubrick (e lo scrittore Arthur C. Clarke) hanno potuto immaginare nel 1968 una esperienza utente che ricorda molto da vicino quella di apparecchi apparsi quarant’anni dopo, vuol dire che i designer di interfacce mobile e web possono studiare altri prodotti cinematografici e serie TV per trovare stimolo e ispirazione.

Nathan Shedroff e Christopher Noessel lo fanno. Esplorano e studiano diversi film e serie televisive e hanno scoperto come i registi e i produttori siano, con le dovute cautele, i precursori dei prototipi dei più attuali artefatti e digital device. Nel loro sito Sci-Fi Interfaces presentano singoli casi studio di interfacce. Dalle plance dei comandi delle astronavi alle più visionarie interfacce di dispositivi portatili. Per ogni artefatto, per ogni interfaccia analizzano la corretta ed efficace rappresentazione.

Cari User Experience Designer, lasciamoci dunque ispirare dal cinema e dai telefilm. Potremmo trovare la chiave di Volta per quel rognoso progetto che ci tormenta da giorni!


Dal 4 al 22 agosto Apogeonline andrà in vacanza e tuttavia alternerà agli articoli migliori della stagione uno straordinario diario di viaggio dalla California del nostro Simone Aliprandi: interviste, eventi live e altro purché interessante, nel pieno della Silicon Valley. Sarà una vacanza speciale!




Val Pin (@v_alpin) lavora da diversi anni nel campo dello UX Design. Ha iniziato nel campo dell’e-learning e negli ultimi anni si sta dedicando alla progettazione di ambienti per business platform, buttando sempre un occhio al mobile entertainment per il quale ha lavorato diversi anni come UX Designer. HCI e smart device sono la sua estensione cibernetica. Il suo obiettivo è sempre lo stesso: trovare soluzioni creative da applicare allo UX Design. Per questo il genere sci-fi è la sua fonte di ispirazione. Ha però un grosso difetto: accumula carta per creare prototipi e modellini per qualsiasi cosa.

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2 commenti

  1. Si son rotti i Google Glass | Apogeonline

    [...] e le modalità di interazione con l’ambiente circostante fanno venire in mente Myo (del quale abbiamo parlato a fine luglio 2014) e forse promettono qualcosa di molto più immersivo. Mi piace pensare a certe scene del recente [...]

  2. Realtà virtuali, cartonate | Apogeonline

    [...] o l’italiano Nirvana (1997) di Gabriele Salvatores (seguito dal videogioco Nirvana X-Rom). Abbiamo già provato ad elencare prodotti cinematografici che raccontano esperienze utente virtuali legate agli ambienti [...]

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