A partire dal software

L’open che fa autonomia

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29

lug

2014

Qualche anno di transizione, milioni risparmiati, paura del cambiamento il vero problema: regioni spagnole che si aprono.

Tornano alla mente il passaggio della municipalità di Monaco al software libero e il recente pronunciamento del governo inglese verso i formati aperti, nel leggere che in Spagna si insiste positivamente sull’open.

Nella sostanza, le autorità della regione autonoma valenciana hanno messo a disposizione la nuova versione 14.06 di Lliurex, una versione modificata della distro Linux Edubuntu e utilizzata in più di 110 mila scuole, con un risparmio rispetto ad altre soluzioni – sostiene il governo nel comunicato stampa – di oltre 36 milioni di euro nei nove anni passati.

Lo sforzo su Lliurex è iniziato appunto nel 2005 e si inserisce in una strategia; non per niente undici mesi fa la Generalitat Valenciana annunciava il completamento della transizione di 120 mila computer a LibreOffice, con un risparmio stimato a circa un milione e mezzo di euro in costi di licenze di software proprietario e il commento di Sofia Bellés, direttore generale del reparto informatico, a sottolineare come la posta in gioco sia più alta:

Vantaggi economici a parte, l’impegno verso il software libero porta altri vantaggi, tra i quali la disponibilità delle soluzioni in lingua valenciana oltre che in spagnolo e l’indipendenza dai produttori, che incoraggia la concorrenza. E abbiamo la libertà di modificare e adattare il software in accordo a ogni nostra esigenza.

Il vento dell’open soffia peraltro più che in una regione. Il governo dell’Estremadura ha da poco annunciato la ristrutturazione del sito LinEx, punto di riferimento per l’agenda digitale dell’amministrazione e naturalmente fonte di download per l’omonima distribuzione adattata su misura da Linux al sapore di Debian, utilizzata su oltre 70 mila computer nella regione. La quale coltiva anche una distro ancora più specifica per le esigenze della pubblica amministrazione, LinGobEx, installata per ora su diecimila terminali con l’obiettivo di arrivare a quota 42 mila.

Sembra perfino troppo, lavoro attorno a tre varianti diverse di sistema operativo e piattaforma applicativa per una popolazione interessata superiore ai sei milioni di abitanti, più o meno la metà della Lombardia.

Eppure la posta in gioco è elevata: la vera indipendenza dell’amministrazione pubblica, che rappresenta la totalità della popolazione, rispetto ai produttori; la personalizzazione del software sulle esigenze reali dell’amministrazione stessa e non su quelle percepite dal produttore; codice aperto a qualsiasi verifica da parte di chiunque, senza backdoor e sorprese targate NSA o peggio; la fine di qualsiasi monopolio in un contesto, quello pubblico, dove la parola suona veramente fuori luogo.

Non si vede l’ora che metà della Lombardia – o equivalente, ovvio – passi al software libero. Perché non accade? Il governo valenciano spiega nel rapporto sulla transizione al software libero che, con il senno di poi, il problema principale è stato la paura del cambiamento.

Superabile, pubblica amministrazione italiana. Speriamo sia solo quello.


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Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

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