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Quel che non v'han detto

Che resti tra noi

di

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23

giu

2014

Passata tutto sommato sotto silenzio almeno qui da noi, la nuova legge europea emanata a marzo cambia le carte in tavola.

È morto il buffone di corte. La legge sulla privacy, il famigerato decreto 196/2003, era appunto una buffonata. Per noi professionisti del web, per anni, ha significato inserire in tutti i moduli una casella di spunta obbligatoria.

Ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003 – Codice in materia di protezione dei dati personali ho letto l’informativa sulla privacy e do il consenso al trattamento dei miei dati personali:

Casella poi seguita da una sbrodolata di testo scritta da un avvocato, nella quale il consumatore dichiarava di cedere ogni diritto sulla sua privacy, il figlio primogenito e/o l’anima.

Una bieca e stupida formalità, insomma. La norma italiana non è neppure servita a limitare la quantità di spam che ci inonda le caselle di posta, frutto di markettari che non si fanno scrupoli nel sciacquarsi le ascelle con la lettera e lo spirito del Dlgs 196 e pettinare il web alla ricerca di indirizzi email da bombardare. Ho pure visto in giro un generatore automatico di privacy policy.

La musica cambia. Il 12 marzo 2014 il Parlamento Europeo ha votato una nuova legge che entrerà in pieno effetto alla fine di quest’anno. È una legge europea, quindi nessuno si aspetti pastette e proroghe all’italiana. È una legge forte, che punisce davvero chi non la rispetta: sino al cinque per cento del fatturato annuale mondiale oppure cento milioni di euro (la maggiore tra le due cifre). Viviane Reding, eurocommissario alla giustizia:

La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale nell’Unione Europea. L’Europa offre il più alto livello di protezione al mondo […] e ora ha la possibilità di rendere queste regole lo standard. Regole che beneficeranno i cittadini che vogliono potersi fidare dei servizi online, e le aziende piccole e medie che vogliono accedere all’opportunità costituita da un mercato unico con più di cinquecento milioni di consumatori.

L’Unione, che normalmente si muove con la leggiadra animalesca rapidità caratteristica dei bradipi, e marcia con la coordinazione e unità d’intenti interna tipica di un reggimento ubriaco fradicio sotto bombardamento, ci ha messo meno di due anni a sfornarla (in media la legiferazione ne prende oltre cinque). Chiedetemi perché? Grazie per la domanda.

Primo, per effetto delle rivelazioni di Snowden. Molti governanti europei, furiosi per essere stati intercettati, stanno dicendo ai Google, Amazon, Microsoft, Apple eccetera di questo mondo da questo momento in poi, se passate i nostri dati ai vostri governi vi facciamo tanto tanto male. Secondo, perché si sposterà un fiume di denaro: secondo una ricerca della Information Technology and Innovation Foundation il legittimo sospetto che gli americani mettano il naso negli archivi convincerà le aziende a tenere sul cloud europeo anziché statunitense servizi di memorizzazione dati valutati fra i 22 e 35 miliardi in tre anni.

Cosa cambia per noi webmaster, webdesigner, programmatori e gente del web in generale? Tutto, ma ho finito lo spazio. Restate sulle spine e mangiatevi le unghie fino al 2 luglio. A suivre…




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. Privé non esclusivo | Apogeonline

    [...] giorni fa, una gran quantità di elettroni è stata seriamente incomodata per dirvi che il Parlamento Europeo ha votato una nuova legge sulla privacy, con cui non si scherza [...]

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