14 Commenti

Cercansi menti scattanti per musei

Otturatori burocratici

di

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19

mar

2014

I meccanismi che governano il divieto di fotografare nei musei e la soluzione che è stata suggerita a sprezzo del buon senso.

Sarà deformazione professionale ma, ogni volta che entro in un museo o in una chiesa e trovo il cartello vietato fotografare, cerco in Rete su quale diritto si basi il divieto e possibilmente anche la norma di riferimento.

Ogni volta ne esco senza una risposta chiara e univoca. Innanzitutto, escludiamo l’ipotesi del danno causato dai flash; problema che si risolve facilmente chiedendo di disabilitarlo. Ed escludiamo anche i musei privati che potrebbero comunque invocare una sorta di diritto di accesso a materiale di proprietà, concentrandoci quindi solo sul patrimonio pubblico.

Una certezza l’ho però ottenuta: non è una questione di diritto d’autore, se non nei casi di musei di arte contemporanea per i quali potrebbero essere ancora in vigore i diritti degli artisti. Tuttavia, per le opere più antiche, quelle che poi rendono davvero unico e ineguagliabile il patrimonio artistico italiano, quale diritto si andrebbe a toccare precisamente?

Come abbiamo già avuto modo di segnalare qualche mese fa, il problema risiederebbe, più che nei principî del diritto d’autore, nei meandri del diritto pubblico e amministrativo e più precisamente nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 42/2004), che prevede la necessità di preventiva autorizzazione per riprodurre le opere rientranti nel patrimonio artistico dello Stato e degli enti pubblici in generale.

I canoni di concessione ed i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dall’autorità che ha in consegna i beni.

Questo è un estratto dell’articolo 108 del codice, che appunto sembra attribuire alle autorità responsabili il potere di proibire le riproduzioni e autorizzarle solo dietro versamento di un corrispettivo. Di fatto, una sorta di diritto demaniale applicato ai beni culturali pubblici, davvero anacronistico alla luce delle tecnologie oggi disponibili per riprodurre e condividere immagini.

Da anni il tema è oggetto di dibattito e di campagne di sensibilizzazione all’interno della community della cultura open, e principalmente in seno ai contributori di Wikipedia in Italiano, a Wikimedia Italia e a Open Knowledge Foundation Italia (OKFN).

Di recente, in risposta ad una richiesta delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero dei beni culturali ha rilasciato una circolare con oggetto foto amatoriali nella quale suggerisce a tutti i responsabili di strutture museali un’innovativa (si fa per dire) soluzione per consentire agli utenti la riproduzione senza violare il Codice: un modulo da compilare prima della visita al museo, dove l’utente chiede autorizzazione a scattare le foto e si impegna solennemente a farne solo alcuni utilizzi limitati. Come emerge dalla precisa ricostruzione di Luca Corsato di OKFN Italia, ancora una volta burocrazia 1, buon senso 0.

Un modulo per fotografare nei musei

Un modulo per fotografare nei musei: lo hanno scritto davvero! (Fonte lucacorsato.it)

Il testo di questo articolo è sotto licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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14 commenti

  1. Sandro

    Per la verità sarei d’accordo con lei se non fosse per la maleducazione imperante.Si immagini una visita agli Uffizi con decine di persone che,mentre ammiri un quadro,scattano foto col flash….Come andare al teatro con la gente che può parlare liberamente col cellulare. Cordiali saluti

  2. Otturatori burocratici | mosaicaldo

    [...] via Otturatori burocratici. [...]

  3. Aldo

    Trovo anch’io assurdo che beni della PA non siano fotografabili da noi cittadini italiani veri detentori del bene pubblico.
    Ho già litigato più volte per questo nei siti artistici e nei musei e la cosa sconcertante è che nei beni della chiesa, a parte rari casi, non ci siano problemi in questo senso, come non ce ne sono in altri paesi, al Louvre, puoi fotografare ciò che vuoi, a Versailles pure ma senza flash, in Germania lo stesso.
    Grazie per l’informazione, ora scaricherò il modulo e la circolare, e poi voglio proprio vedere che succede alla prossima visita.

    Aldo

  4. Maria Elena Colombo

    Penso che è il primo articolo che leggo scritto con correttezza sulla materia, citando finalmente il codice Urbani (mi stavo convincendo di essere l’unica ad averlo studiato…). Detto questo, aggiungo due precisazioni: la prima è che anche i musei privati che conservano opere per le quali esiste una dichiarazione di interesse (come quello dove lavoro) hanno un ruolo di mediazione, le opere sono patrimonio della comunità, esattamente come quelle dei musei pubblici. La seconda è che, con questa circolare, la sostanza non cambia: anche per il codice era contemplata la possibilità di “riprodurre” fotograficamente (così il paragrafo dedicato) le opere, per utilizzo personale (si vieta solo il calco) previa autorizzazione. Credo che si sia solo semplificato il processo attraverso il quale l’autorizzazione viene concessa. Ma…siamo ben lungi dall’essere al passo con le pratiche, i mezzi e le abitudini diffuse. L’analogico per consentire il digitale è un anacronismo. Lo adotteranno anche per consentire l’uso del wifi, quando mai lo avranno? Magari con fotocopia di un documento? La prassi ha preso sopravvento sulla norma, che non è stata al passo coi tempi.

  5. Lucio Bragagnolo

    Però abbiamo anche esempi che inducono all’ottimismo, come il divieto di fumo negli spazi chiusi. È possibile introdurre norme migliorative se sono sensate e comprensibili.

  6. Luca Corti

    Il flash sicuramente no. Ma si potrebbe suggerire una semplice soluzione come ho visto e provato in paesi del cosiddetto terzo mondo (per. Es. india, Birmania) dove si paga un piccolo sovrapprezzo al biglietto di ingresso, dell’ordine do circa 50 centesimi/un euro per poter liberamente fotografare. In india, molto più tecnologici di noi, il sovrapprezzo è dovuto anche per i cellulari visto che possono fotografare, in Italia invece si discrimina chi ha il cellulare lo usa liberamente per fotografare chi ha la fotocamera non può! Credo che un piccolo sovrapprezzo diciml di un € per fotografare nei musei italiani non solo sarebbe ben accetto dai fotografi ma procurerebbe anche un discreto incasso per le disastrate finanze degli enti mussali.

  7. Simone Aliprandi

    Caro Sandro, se legge bene l’articolo ho proprio scritto “Innanzitutto, escludiamo l’ipotesi del danno causato dai flash; problema che si risolve facilmente chiedendo di disabilitarlo.”. Siamo tutti d’accordo che i flash oltre ad essere fastidiosi sono dannosi per le opere più delicate. Ma basta mettere il divieto di flash e non il divieto di foto tout-court.

  8. Cristian Consonni

    il modulo citato da Luca Corsato cita:
    « È necessaria l’ulteriore autorizzazione da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la riproduzione per scopi diversi e, in particolare, per fini di lucro, anche indiretto [nota: i social e wikipedia o i giornali web], ivi inclusa l’associazione, con qualunque modalità o in qualunque contesto dell’immagine suddetta a messaggi pubblicitari di qualsivoglia genere, ovvero al nome, alla ditta, al logo, al marchio, all’immagine, all’attività o al prodotto di qualsivoglia soggetto.»

    è uguale a questo https://commons.wikimedia.org/wiki/Template:Italy-MiBAC-disclaimer/it:
    «È necessaria l’ulteriore autorizzazione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali per la riproduzione per scopi diversi e, in particolare, per fini di lucro, anche indiretto, ivi inclusa l’associazione, con qualunque modalità e in qualunque contesto, dell’immagine suddetta a messaggi pubblicitari di qualsivoglia genere, ovvero al nome, alla ditta, al logo, al marchio, all’immagine, all’attività o al prodotto di qualsivoglia soggetto.»

    ovvero il testo del modulo è identico a quello
    presente nell’accordo siglato da Wikimedia Italia con il MiBAC per Wiki Loves Monuments (http://www.wikilovesmonuments.it) per l’anno 2012 e inserito in questo template:
    https://commons.wikimedia.org/wiki/Template:Italy-MiBAC-disclaimer/it

    Ciao,

    Cristian

  9. Alessandro Sirigu

    Articolo ben scritto e illuminante. Faccio parte di un gruppo di Facebook che si chiama ‘Foto nei Musei’, dove ci si passa le informazioni su quali musei e chiese permettono foto senza dover chiedere il permesso al Padre Eterno. La circolare del MiBac non l’avevo ancora trovata… grazie!

  10. Matteo

    Salve Simone è possibile avere la circolare in formato word? Grazie

  11. Links for 19/03/2014 | Giordani.org

    [...] Otturatori burocratici | Apogeonline http://www.apogeonline.com/webzine/2014/03/19/otturatori-burocratici [...]

  12. [...] MiBACT pubblica delle immagini di opere e su social – evidentemente commerciali – in violazione allo stesso decreto del Codice dei Beni Culturali. Contemporanemente il MART assume sperimentalmente un Wikipediano residente per 6 mesi per testare [...]

  13. La copia e la pirata | Apogeonline

    [...] presente su Wikipedia); e l’Italia non è tra gli esempi virtuosi a causa di contorte norme per la tutela dei beni [...]

  14. Guardare e non scattare | Apogeo Editore

    [...] portato alla mente un dibattito che avevo iniziato proprio su queste pagine (con l’articolo Otturatori burocratici) e avevo poi sviluppato anche in altre sedi, in merito alle limitazioni a volte davvero eccessive e [...]

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