Preoccupante trend per chi non vede

Tre righe, tre punti e altre tre grigie righe

di

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28

feb

2014

Un amico ipovedente mi fa: mi son collegato a Yahoo ma non mi ci raccapezzo. Guardo: mi ci perdo anch’io. Hmmm.

Fate una prova pure voi. Acciuffate un tablet qualsiasi e visitate un sito della galassia Yahoo. La posta su mg.mail.yahoo.com o magari i gruppi di discussione su groups.yahoo.com. Adesso provate a fare qualsiasi cosa di produttivo tipo scrivere un messaggio sul primo o visitare un gruppo nel secondo. La navigazione pare mancare completamente.

Hanno nascosto tutto dietro quelle tre lineette in alto a sinistra. Pare una epidemia che non affligge solo Yahoo: le tre righette orizzontali nascondono tutti i menu di navigazione anche sul sito YouTube, sempre variante tablet.

Yahoo visto da tablet

La discutibile pagina home di Yahoo vista da un tablet.

Facciamo a capirci: la navigazione nascosta sotto tre linee è una funzionalità delle architetture responsive come per esempio la giustamente famosa e mai sufficientemente lodata Foundation. Non sarò certo io a parlar male della metodologia responsive: potessero cecamme, come diceva qualcuno che non credo fosse Cicerone.

Foundation però si offre di gestire tre dimensioni dello schermo; il tablet finisce in quella di mezzo mentre invece il menu ultracompatto nascosto dalle tre righette è standard solo in quella piccola. Forzarne l’apparizione su tablet è significativo abuso, che inficia l’utilizzabilità.

Nascondere la navigazione è male. Gli esperti del gruppo Nielsen Norman vi fanno cenno in un articolo pubblicato il 9 febbraio (da legger tutto) dove scrivono tra l’altro:

Gli utenti possono arrivare su una pagina che mette in vendita un tablet dopo aver cliccato un risultato nel motore di ricerca Google, o una pubblicità. Potrebbero non visitare mai la pagina home, ma debbono poter vedere dalla navigazione se questo sito vende anche carta, mobili o cancelleria.

Il design è l’arte di trovare soluzioni esteticamente eleganti, sì, ma soprattutto funzionali e comode. Il fil rouge che unisce le geniali trovate di Steve Jobs nel 1984 con il web moderno sta nel facilitare all’utente cose che prima gli risultavano difficili. La schermata va progettata in modo da render persino banale identificare ciò che si deve cliccare per ottenere lo scopo desiderato. Senza richiedere concentrazione all’umano davanti al monitor, la magia avviene.

Le tre linee (su Yahoo disegnate in grigio scuro su grigio chiaro, forse perché sia più difficile notarle — vedi il mio intervento della scorsa settimana) vanno nel senso opposto. Buttano via coll’acqua sporca tutto il bambino — la capacità di orientarsi nella pagina, capire cosa ci si può fare, i link ipertestuali che vivaddio costituiscono l’essenza stessa del web. Hypertext markup language, ricordate? Linguaggio di markup per ipertesti.

Farlo sullo schermo piccolissimo di uno smartphone è un peccato, ma comprensibile e perdonabile. Su un tablet? No.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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