Dio dà, Dio toglie e così Mountain View

Le Regions di Google, l’infelicità di Adobe

di

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13

feb

2014

Esportare decentemente un impaginato InDesign in HTML sino a ieri era una pia speranza. Ora muore anche la speranza.

Lo standard CSS3 per i fogli di stile sta ad HTML5 come Robin sta a Batman. E da supereroi che escono sempre vincitori contro il cattivo, anche il dinamico duo HTML5+CSS3 dovrebbe risolvere ogni e qualsiasi problema d’impaginazione.

Come i miei lettori probabilmente sanno, CSS3 non è ancora uno standard ma gran parti di esso sono già pronte e utilizzabili nei browser moderni, incluso Internet Explorer versione 11. Quanto a Internet Explorer versione 8 e precedenti, possiamo sempre fare una colletta e col ricavato mandare un killer prezzolato ad abbattere pietosamente chi ancora li usi.

Una delle tecnologie più impressionanti di CSS3 è stata proposta e caldeggiata da Adobe. Si chiama Regions. Per spiegare a cosa serve farà comodo ricordare come funzionano le colonne nei programmi di impaginazione come InDesign: posso tratteggiare sulla pagina due o più colonne e ordinare al testo di fluire automaticamente dall’una all’altra. (Le colonne son solo un esempio: in InDesign come in CSS3-Regions è possibile il collegamento tra contenitori arbitrari). Prima di Regions questo non era mai stato supportato: tradizionalmente in HTML ogni elemento di blocco come un <div> ha sempre fatto storia a sé.

Non ci vuole un Machiavelli per capire che Adobe ha un palese interesse in una tecnologia del genere. Per mantenere in vita la lucrosa Creative Suite, la casa di San José ha bisogno di aggiungere in continuazione nuove funzionalità. Probabilmente lì c’è almeno un dirigente che sacrificherebbe volentieri il suo primogenito su un altare di ossidiana se in cambio un impaginato su più colonne potesse venire convertito automaticamente in un HTML senza mal di testa dovuti a font differenti, zoom del browser e altre variabili tipiche del web che non hanno equivalente sulla carta stampata.

Il supporto a Regions al momento è presente nelle versioni correnti di Safari ed Explorer, e Adobe nutriva speranze che col tempo esso venisse aggiunto anche in Chrome e Firefox. Al contrario, il 26 gennaio 2014 Google ha annunciato che intende rimuovere il supporto sperimentale e bloccare ogni futuro sviluppo in merito.

Un po’ malignamente mi immagino una scenetta in cui un programmatore Google a colloquio col capo gli dice

Mi serve un anno-uomo per far funzionare questa roba decentemente.

e il capo risponde

Non dal mio budget, Joe, non quando l’unico ritorno dall’investimento è far felici quelli di Adobe!

La morale? Chi ancora sperasse, contro tutte le evidenze, che un congruo versamento nelle casse di Adobe sia sufficiente a trasformare un impaginatore in un web designer, incassa una ulteriore amara delusione. Non è un caso se le impaginazioni HTML migliori (responsive e via dicendo) escono dalle dita di chi, anche quando usa Dreamweaver, scrive nel pannello del sorgente…




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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